Lettera: Amministratori e conflitti di interesse

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Lettera del 30/10/2004 di Carlo Morelli

Vorrei inserirmi nella risposta fornita dal vostro staff al Sig.Nardelli, che si lamentava dell'eccessiva facilità a spendere da parte degli amministratori, magari per spese inutili o lasciate credere obbligatorie per legge.

La vostra risposta sminuiva a mio avviso la portata del problema, addossando ai condomini ogni responsabilità nella scelta e nella vigilanza sulla conduzione.
Condivido e non: perché se è verissimo che l'ingenuità di molti proprietari rasenta l'incredibile, è anche vero che la raccolta delle informazioni corrette relative all'amministrazione è a volte lunga e se si pensa che per questa raccolta vi è già un soggetto retribuito per espletarla (amministratore), verrebbe il legittimo desiderio di ottenere leggi che sanzionino con esemplari punizioni quegli amministratori che in corso di assemblea affermano il falso per addivenire a delibere che li avvantaggiano economicamente.

Questo è il punto grande assente sia nella domanda posta dal Sig.Nardelli che nella risposta fornitagli: nessuno di voi infatti ricorda la paradossale situazione per la quale gli amministratori si accreditano autonomamente di una percentuale fissa del 2% su ogni grossa spesa assunta dal condominio (non relativa alla gestione ordinaria): se non è conflitto di interessi questo!

Benché tu sia amministratore di un mio bene immobile, di conseguenza ti competa istituzionalmente di ottimizzare le spese che sul proprietario ricadono in ragione del mantenimento del valore e delle condizioni del bene - hai cioè in buona sostanza il compito di farmi spendere il minimo indispensabile per mantenerne le condizioni di fruibilità ed estetica, principio fondamentale della buona amministrazione - guarda caso il tuo interesse personale è invece quello di farmi spendere il più possibile, perché più io spendo più tu ti arricchisci.

Se per assurdo il proprietario si mettesse a spendere dissennatamente, appaltando opere miliardarie (ascensori, piscine, impiantistica, costosi rivestimenti, etc.), l'amministratore senza necessariamente muovere un dito (poiché le decisioni assunte in corso di riunione assembleare potrebbero essere già sufficienti a dare avvio e forza agli appalti stessi, considerando anche che all'amministratore non sono richieste competenze tecniche specializzate) intascherà ugualmente in modo automatico una bella fetta per ciascuna delle costose opere, senza aver fatto nulla per meritarlo, salvo in taluni casi aver favorito, fornendo informazioni fuorvianti (e sappiamo tutti che ciò spesso è accaduto), l'assunzione di decisioni sbagliate.

Oggi per conflittualità molto minori si innescano processi alle intenzioni, si stabilisce che certi ruoli non possano essere ricoperti da persone che casualmente si trovano in posizioni potenzialmente privilegiate rispetto a un dato acquisto, sponsorizzazione o incarico; e i dipendenti di aziende che indicono un concorso, magari gratuito, non vi possono partecipare. E così i loro parenti.

... e noi consentiamo che sopravviva una situazione contabile così aberrante tra proprietari di immobile ed amministratori???

Distinti saluti

Carlo Morelli