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I proprietari di casa Condominio e problematiche immobiliari
Come perdere una cantina di "proprietà"
Questa storia che stiamo per raccontarti ti fa vedere com'è facile rimanere
fregati nella compra/vendita immobiliare se non si tengono gli occhi bene aperti.
Il sig. Giorgio (nome di fantasia) è proprietario di un
alloggio senza cantina in un condominio. Ha però notato che nel piano interrato,
sede del locale caldaia e delle cantine, ci sono ampi spazi vuoti nei corridoi
e decide di appropriarsi di uno di questi spazi condominiali adiacenti il locale
caldaia per chiuderlo e ricavarne una cantina privata, naturalmente previo consenso
dell'assemblea condominiale che gli concede in uso tale spazio. Passano gli anni
e nessun condomino solleva questioni per questa nuova cantina usata da Giorgio.
Giorgio ne va orgoglioso e con il tempo apporta sempre nuove migliorie alla "sua"
cantina: sostituisce la porta di ingresso originariamente in legno con una in
alluminio, predispone una scaffalatura interna per mettere il vino e il formaggio.
Tutto va bene e fila liscio.
Ad un certo punto Giorgio decide di vendere il proprio alloggio. Trova un acquirente:
Enrico, un tipo un po' tonto e un po' fesso. Giorgio fa vedere a Enrico l'alloggio
e la cantina e gli fa un prezzo globale tutto compreso, senza dirgli però
che la cantina è stata ricavata da uno spazio condominiale. I due si mettono
d'accordo e concludono l'affare dal notaio che manco si accorge che Giorgio sta
vendendo uno spazio condominiale a Enrico che, in buona fede, crede di comperare
la cantina di Giorgio, la quale non risulta neppure accatastata. La fesseria
di Enrico consiste nel fatto che per risparmiare sulle spese del notaio,
lo esonera esplicitamente dall'eseguire le visure alla conservatoria dei registri
immobiliari.
Passano alcuni anni ed escono nuove normative
di adeguamento degli impianti termici. L'amministratore affida l'incarico di adeguamento
del locale caldaia ad uno studio di progettazione, il quale rileva che le misure
del locale caldaia non rientrano nelle norme di legge e trasmette all'amministratore
dettagliata relazione tecnica.
Dalla relazione emerge che occorre riposizionare il locale caldaia
e la cantina ora di Enrico. L'amministratore informa Enrico della necessità
di sgomberare la cantina. Enrico non ci sta, lui la cantina l' ha comperata e
non ne vuole sapere di sgomberarla e decide di informarsi meglio e scopre che
la sua cantina non è accatastata. Si precipita quindi da un geometra per
farla accatastare credendo che l'accatastamento rafforzi la proprietà della
sua cantina. Ma non è così.
I lavori di adeguamento della locale caldaia urgono e vengono
affidati ad una ditta che su indicazione dell'amministratore fa demolire la cantina
di Enrico. Enrico va su tutte le furie, scrive all'amministratore che gli venga
ricostruita la "sua cantina" e minaccia di chiedere i danni. L'amministratore,
un tipo tosto, se ne sbatte altamente.
A questo punto Enrico decide di fare causa al condominio e si mette nelle mani
di un avvocato. Ma lasciamo parlare gli atti.




L'atto viene notificato al condominio nella persona dell'amministratore,
il quale convoca immediatamente una assemblea per decidere il da farsi.
Nell'assemblea il condominio decide di resistere all'atto di citazione di Enrico
e incarica un avvocato per la difesa. Nel memoriale di difesa,
l'avvocato del condominio scrive che il locale oggetto della causa al
momento dell'ultimazione dell'immobile formava una rientranza del corridoio di
proprietà comune, adiacente il locale caldaia e chiede al giudice di respingere,
nel merito, le domande attoree poiché infondate in fatto e in diritto e
conseguentemente assolvere il condominio convenuto da ogni domanda contro di esso
proposta. Chiede inoltre, in via riconvenzionale, di accertare la proprietà
dello spazio retrostante il locale caldaia ed emettere sentenza secondo quanto
sia stato rigorosamente provato.
Il nostro povero Enrico amareggiato e sfiduciato, non avendo
prove che attestino la proprietà della sua cantina, sebbene in possesso
dell'atto di compravendita sul quale c'è scritto che la cantina è
sua, anche su consiglio del suo avvocato che ha finalmente capito come stanno
le cose, decide di abbandonare la causa e chiede di conciliare con il condominio.
Enrico, oltre a perdere definitivamente la "proprietà" della
cantina, deve pagare l'onorario di due avvocati, nonchè il disturbo arrecato
al condominio e all'amministratore.
Attenzione quindi a comperare immobili, il catasto non
fa proprietà. Per sapere se una persona è veramente propietaria
devi andare alla conservatoria dei registri immobiliari e accertarti lì
come stanno le cose. Non è facile orientarsi nei meandri delle conservatorie
immobiliari, ma è bene almeno esserne coscienti ed eventualmente farlo
fare ad un notaio con le palle, evitando di esonerarlo da tale incarico soltanto
per risparmiare i soldi del suo disturbo.
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