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Proposta legislativa




25.11.09

Far ripartire l'economia; come fare? Puntando congiuntamente sulla leva fiscale e l'edilizia (senza introdurre nuove tasse) si può fare. Ecco come (proposta legislativa da sottoporre al parlamentare locale conosciuto dal lettore di questo sito). Ne beneficerebbero anche proprietari nuovi e vecchi.

La normativa vigente sull'ampliamento dei fabbricati ( c.d. piano casa) porterà benefici occupazionali limitati perché limitata è la sua portata; la norma si rivolge prevalentemente a chi ha una villetta singola; ma la maggioranza della popolazione (12 milioni di famiglie solo nel condominio classico) vive in abitazioni multi familiari in cui è l’agevolazione suddetta è in fatto di difficile applicazione per uno e più motivi.

La proposta seguente comunque, non si sovrappone al “piano casa” (se così fosse porterebbe confusione, cosa di cui in questo particolare periodo non se ne sente proprio il bisogno) ma ne costituirebbe semplicemente un' alternativa che punterebbe al "al bersaglio grosso", ossia all’80% delle unità abitative che sono obsolete e vecchie di 40 anni e che per la maggior parte sono ubicate in unità multiple.

OBBIETTIVO: La proposta aspira a:

1) stimolare l’occupazione, l’economia in genere ed il settore edilizio in particolare che con sé traina l'occupazione e l'indotto rappresentato da 38 altre categorie economiche (vetrai, falegnami, geometri, fabbri, termotecnica, cavatori, edili, tinteggiatori, commercianti ferro e fabbri, ingegneri installatori e produttori di serramenti, verniciatori, notai, agenzie immobiliari etc.);

2) recuperare il patrimonio edilizio esistente energetico ed obsoleto.

3) limitare la creazione di nuove costruzioni che “mangiano territorio” e impattano in modo nefasto sul paesaggio ( pertanto ci sarebbe il favore anche delle forze politiche rosso-verdi.

4) aumentare il gettito fiscale perché il compratore privato verserà Iva “sonante” all' erario ( tale imposta costituisce effettivo gettito allorquando, a cascata, ricade sul consumatore finale);

5) stimolare la locazione a canoni calmierati.

6) stimolare la vendita in prima battuta ad acquirenti prima casa , (l’ impresa vende direttamente).

7) stimolare, nell'ambito dell'occasionalità, anche la rivendita di prima casa in seconda battuta. In tal caso l'investitore acquirente di II casa da impresa che avesse pagato Iva al 10% potrebbe rivendere ad acquirente prima casa entro 5 anni dall’acquisto, con diritto ad essere rimborsato di una parte dell' Iva all'epoca pagata ' (in ragione del 6% ) dall’acquirente prima casa stesso che a sua volta beneficerebbe di un credito di imposta per la stessa entità.

CONCETTUALMENTE la proposta prevede la possibilità per l'impresa di costruzione di acquistare in proprio da un privato una unità abitativa da sottoporre a ristrutturazione pagando un imposta unica di registro dell' 1% complessivo contro l’ attuale 10%. (imposta registro, catastali, ipotecarie).

In pratica se l'impresa comperasse una unità abitativa di 200.000,00 euro da un privato oggi pagherebbe 20.000,00 euro di imposte; secondo la proposta 2.000,00; ne resterebbero 18.000 da indirizzare all’intervento manutentivo. L’ agevolazione dovrebbe prevedere oneri ed onori .

L'onere del rispetto delle normative sulla sicurezza del lavoro, del rispetto della normativa edilizia per le nuove costruzioni (risparmio energetico, antisismico, etc); l’onere della rivendita dell'unità abitativa entro tre anni da parte dell’impresa, l’onere di sottoporre a valutazione l'unità acquistata da parte degli agenti operanti nella borsa immobiliare locale (norma antielusiva atta ad evitare la lievitazione artificiale del costo).

Le agevolazioni potrebbero consistere nell'alleggerimento dell'imposta di registro come già illustrato, nella possibilità comunque di detrarre l'iva a credito pagata a fronte di fatture di fornitori di beni e servizi, nel forte alleggerimento degli oneri di urbanizzazione e costi di costruzione da parte del Comune che pure deve fare la sua parte, nella applicazione dell'Irpef al 20% su redditi da locazione riservata agli acquirenti di questa tipologia e che affittassero a canone concordato ex legge 431/98 o sulla plusvalenza se rivendessero occasionalmente ( una volta, due al massimo) entro 5 anni, ad acquirenti prima casa (in tal caso spetterebbe loro anche il rimborso di Iva al 6%).

E' solo il caso di aggiungere per precisione che se l' operazione di rivendita fosse eseguita spesso scatterebbe l' obbligo della partita Iva etc., perché l' attività non potrebbe più essere considerata "occasionale", ma professionale ( ci sono diverse risoluzioni ministeriali in tal senso).

In sintesi: vantaggi per tutti, erario compreso che vedrebbe in sintesi aumentato il proprio gettito in misura considerevole.

APPENDICE

Di fatto si tratta di estendere l’applicazione di una norma già vigente ma operante solo all'interno di attività di imprese e comunque onerosa per le imprese.

La norma di riferimento già applicata è quella disciplinata dal dpr 131/86 , articolo 1.Tariffa, Parte I.ma, che testualmente cita :

Compete Imposta ridotta all' 1%: "Se il trasferimento avente per oggetto fabbricati o porzione di fabbricato è esente dall' IVA ai sensi dell’art. 10 primo comma, numero 8-bis, del Dpr 633/72 ed è effettuato nei confronti di imprese che hanno per oggetto esclusivo o principale dell’attività esercitata la rivendita di beni immobili, a condizione che nell’atto l’acquirente (n.d.A: società) dichiari che intende trasferirli entro tre anni”

Sono gradite le osservazioni dei lettori di questo sito.

CORDIALMENTE

Ennio Alessandro Rossi, commercialista in Brescia

Di Staff del 25.11.09 23:30



Commenti e osservazioni

Egr. commercialista, la sua proposta è interessante. L'edilizia è un settore importante nel mercato del lavoro e in quello economico, soggetta anche a forti speculazioni.

Ben vengano quindi proposte di rilancio del settore edilizio tese soprattutto a recuperare il patrimonio edilizio esistente e a valorizzarlo, se servono a dare lavoro.

Tuttavia io penso che per rilanciare l'economia occorra, come prima cosa, ridurre drasticamente la burocrazia con la quale io mi scontro tutti i giorni anche solo per cambiare una tegola ad un tetto, dovendo interfacciarmi con geometri, architetti, commercialisti, avvocati, funzionari dell'Agenzia delle Entrate, amministratori e tecnici comunali, oltre a condomini e responsabili di imprese.

So bene a che punto arrivano le assurde normative che chi opera nell'edilizia deve affrontare e a quanto lievitano i relativi costi. Per questo io ritengo la burocrazia una delle principali cause della crisi economica. La burocrazia è un costo che pesa sul proprietario o utente finale e sull'impresa. La burocrazia alimenta un sottobosco parassitario di burocrati che sottrae tempo e risorse a chi lavora. La conseguenza è la perdita di competitività delle nostre aziende che per fare fronte ai costi burocratici, oltre a quelli delle tasse, devono per forza di cose aumentare i prezzi dei loro manufatti perdendo quote importanti di mercato, per poi trovare più conveniente spostare la produzione all'estero, lasciando a casa tanti lavoratori, senza lavoro.

Penso che la sua proposta di legge per trovare accoglienza nel cittadino e nelle imprese dovrebbe essere accompagnata, oltre che da una drastica riduzione fiscale, anche da una drastica eliminazione di normative inutili e faziose in merito alla gestione dei permessi edilizi e della sicurezza sul lavoro. Spiace dirlo, ma è così.

Inviato da: Staff il 26.11.09 01:57
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