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I valori etici nella professione di amministratore di condominio





31.08.07

L'ALAC, (Associazione Liberi Amministratori Condominiali) si è sempre dichiarata l'associazione dei "buoni amministratori e dei buoni condòmini" intendendo, con ciò, il voler promuovere l'attività dei propri associati secondo canoni etici che ne contraddistinguano l'immagine professionale.

E' ormai opinione comune intendere l'amministratore di condominio quale intrallazzatore, corrotto e corruttore, furbastro, quando non anche ladro e approfittatore; in realtà, questa immagine negativa appartiene al passato e non può essere, frettolosamente, addossata alle nuove generazioni, alle quali la nostra associazione si è sempre raccomandata la più assoluta trasparenza ed onestà.

Calpestare i principi etici, comportarsi in maniera scorretta non porta ormai da nessuna parte per tre ordini di motivi:

  1. chi agisce in maniera scorretta oggi non arriva da nessuna parte in quanto, è opinione comune, che chi difetta di requisiti morali difetta anche della dovuta dose di tenacia e determinazione che, in presenza delle difficoltà attuali (concorrenza, controlli, presa di coscienza dei cittadini ecc.), è necessaria allo sviluppo dell'attività; il disonesto è pressappochista, tenta il colpo e se non riesce vi rinuncia;
  2. chi agisce in maniera scorretta si relaziona, di norma, con personaggi che agiscono con gli stessi sistemi e con le stesse poche probabilità di successo;
  3. Oggi i nodi vengono al pettine; se è vero che negli anni sessanta e settanta, professionisti spregiudicati si sono assicurati redditi favolosi (quasi sempre sottratti anche al fisco), è anche vero che non si riescono a contare gli esempi di amministratori disonesti caduti in disgrazia, o di casi in cui i discendenti, privi di principi morali, non solo non si sono impegnati nella professione, ma hanno dilapidato quanto incamerato dai genitori; non bastano le parole ad insegnare ai propri figli, è l'esempio che viene seguito.

Ogni professionista, pertanto, nell'elaborazione della propria visione dell'ufficio e nella comunicazione della propria identità professionale, non può prescindere dall'imporsi il rispetto di quei valori etici che sono considerati, dalla moderna scienza della comunicazione (1), quali elementi indispensabili per il successo ovvero:

  1. Onestà: ho fatto solo quello che è lecito fare e ho evitato ciò che non è lecito fare? Onestà significa il rispetto delle leggi e delle regole, ma significa anche coerenza con la propria coscienza; la consapevolezza di avere agito male, di avere mentito, di aver tradito la parola data ancorché lo si intenda, in qualche modo, giustificare, significa calpestare i propri valori e ciò è sempre dannoso; non vale, quale giustificazione, il fatto che altri si comportino male; il termine di raffronto va apprezzato in ragione della condotta che si ritiene doversi tenere in un ambiente sano.
  2. Responsabilità: ho fatto qualcosa che non dovevo fare? Responsabilità non significa solo rispondere sempre della propria condotta, ma significa fare scelte ponderate, non azzardate; nell'era del consenso, non vi è più posto per i colpi di testa; responsabilità è coscienza di sé e di ciò che si rappresenta, nella professione e nella vita;
  3. Diligenza: ho fatto tutto quello che dovevo fare? Diligenza significa seguire i programmi prestabiliti, sia nell'esecuzione dei propri compiti che nella gestione della propria attività, senza omettere mai alcun passaggio, senza omettere alcuna azione che sia ritenuta utile; rispondere a chi chiede chiarimenti, curare la puntualità, tanto negli appuntamenti che negli incombenti, significa manifestare nei confronti di chi ci potrà valutare, ordine e dedizione;
  4. Tenacia: Ho fatto tutto quello che potevo fare? Negli ultimi tempi è la norma sentire lamentele di professionisti che si dolgono della concorrenza, dei prezzi stracciati, della scorrettezza delle persone, senza fare nulla per cambiare le cose; tentare di risolvere i problemi con determinazione significa averne già risolti buona parte; tra due soggetti in competizione vince quasi sempre quello che non abbandona il campo;
  5. Disciplina: Ho fatto tutto quello che mi sono imposto di fare? Qualche tempo fa, discorrendo con un mio collaboratore, gli ho fatto presente che ciò che fa la differenza tra un galantuomo ed un barbone non è la marca del vino o delle sigarette, ma il fatto che il primo sappia imporsi delle regole; questo non significa che l'ufficio debba essere una caserma o un monastero, ma qualcosa di peggio, in quanto nella caserma o nel monastero le regole sono imposte dagli altri, nel nostro ufficio dobbiamo sapercele imporre la soli.

Quanto sopra per affermare che i valori etici rappresentano, oggi, un fatto indispensabile per l'esercizio di un'attività, soprattutto quella dell'amministratore di condominio, che soffre un passato di malversazioni e disonestà; anche se siamo bombardati di notizie di fatti immorali anche ai più alti livelli, è bene tenere in considerazione che solo coloro che non sono all'altezza di una situazione agiscono scorrettamente e che, nella società, chi agisce male ne paga, prima o poi, le conseguenze o le farà pagare ai propri figli.
Un monito per i nostri associati.

Paolo Gatto
Presidente Nazionale ALAC

(1) R. Dilenschneider: "Comunicazione come esercizio decisivo del potere"

Di Staff del 31.08.07 21:00



Commenti

Egregio Avv.Paolo Gatto, intanto le giungano i miei più vivi ringraziamenti e sensi di stima per aver chiarito, con il suo intervento, come dovrebbe essere un amministratore di condominio.
L'IDENTIKIT è perfetta, ho fatto l'amministratore di condominio, nella città in cui vivo, Taranto, per diversi anni e, sotto certi aspetti, mi identifico nella etica professionale da lei ampiamente tracciata, poi sono passato ad un lavoro di consulenza condominiale on line, opero anche sul forum di questo sito, rispondendo, in circa due anni di costante impegno, a migliaia di quesiti.
Purtroppo, ho dovuto constatare, con grande rammarico, che ancora oggi i condominii d'Italia, non tutti per fortuna, sono amministrati da persone che espongono la targa, ma con un livello di preparazione ZERO o vicini all'approssimazione.
Anche in questo "mestiere", si bada più alla quantità che alla qualità.
Mi auguro che le cose possano cambiare in modo radicale e qualcuno possa fare tesoro delle sue considerazioni.
Ho sentito il bisogno di commentare subito il suo intervento e ringrazio lo staff di questo sito che me ne ha dato l'opportunità, pertanto riceva i miei più cordiali saluti.
Oreste Terracciano

Inviato da: geom. Oreste Terracciano il 01.09.07 20:17


Beh, mi sembra ovvio, gli amministratori
moderni sono morali.... etici....
mica come quelli vecchi. Quelli nuovi sono
perle di onestà....

il 75% di cause civili che sono cause
condominiali sono sogni di qualche illusionista

Volevo chiederle una cosa. Se domani mattina
qualcuno proponesse cose così:

a) organismi di controllo pubblico in cui
l'amm.re è obbligato a presentare la
documentazione di spesa
b) abrogazione 1137 e 63 DD.AA. del codice
civile
c) norme di garanzia del singolo condomino
contro la plusvalutazione fittizia dei lavori
d) diritto del condomino di sospendere i
pagamenti
e) diritto del condomino di essere esonerato
per una decina d'anni dal pagamento delle
spese in caso di provate collusioni
amm.ri/condomini complici
f) pagamenti effettuati da organismo di
controllo pubblico senza che l'amministratore
possa maneggiare cifre elevate per la
manutenzione straordinaria
g) controlli eseguiti su semplice segnalazione
anonima ed all'improvviso, senza possibilità
di rivalsa....

ed altre cosette di questo genere, volta a
creare una **vera** trasparenza....

La sua associazione sarebbe d'accordo con una
proposta così ?

Inviato da: un condomino il 01.09.07 21:18

Purtroppo nel nostro condominio abbiamo avuto una esperienza negativa con il primo amministratore nominato 2 anni fa (lo stabile è di nuova costruzione). L'amministratore si è rivelato, con il passare del tempo, totalmente inadatto al suo lavoro. Motivi? Troppi! Ne cito solo un paio: assegnazione del lavoro di manutenzione dei giardini condominiali a una persona amica(poi si è scoperto ex-amministratore cacciato dalla ANACI perchè scorretto), sorvolando sul fatto che un condomino aveva presentato un preventivo inferiore. Sostituzione di 2 piante, spendendo la modica cifra di 1200 euro, senza indire una assemblea, lavoro eseguito guarda caso 2 settimane prima del suo matrimonio (gli mancavano forse dei soldi per sposarsi?).
Ovviamente l'amministratore è stato cacciato e probabilmente sarà denunciato, però purtroppo l'ideologia dell'amministratore furbastro e intrallazzatore da noi è stata verificata al 100%. Vedremo il nuovo come si comporterà, ma gli inizi non sono buoni, perchè trovarne uno che lo sostituisse non è stato facile, visto che sono una "setta", tutti si conoscono e non si vogliono pestare i piedi!

Inviato da: il 16.01.08 10:11

Gli amministratori o pseudoamministratori di condominio, negli ultimi anni, si sono moltiplicati come funghi, come se questo impegno non richiedesse un tirocinio di qualche annetto presso studi professionali già avviati da tempo, garantiti, invece registriamo soltanto una lapidaria iscrizione su targa.
Infatti è sufficiente questa LAPIDE in ottone per garantire la preparazione professionale di un amministratore di condominio.
Invece non è così, anzi non è proprio così.
L'amministratore di condominio, come tutti i lavori che s'intraprendono, deve partire dalla gavetta, deve fare ricerche, deve leggere e sudiare, deve sacrificarsi e deve essere obiettivo con coerenza, perchè i disastri nei condominii sono sotto gli occhi di tutti.
Deve sapere che lavorerà in un ambiente non sempre amico, anzi il più delle volte ostile e diffidente, in un ambiente dove per avere i servizi devi pagare, dove ci può essere sopraffazione, maleducazione, morosità, per cui deve essere inflessibile e malleabile allo stesso tempo, ma mai accondiscendente giusto per mantenere la pagnotta.
Deve sapere che ci sono diritti e doveri, ci sono responabilità fiscali, civili e penali che l'amministrazione del tipo > appartiene ad un'epoca remota, ma tanto remota.
Ci vuole personalità, senso del dovere, disponibilità e tanta, ma tanta pazienza ed educazione, diversamente non può essere intesa, la professione, come uno sfogo economico e basta, ovvero come un lavoro qualunque, ma deve accostarsi ai bisogni del condomino, dell'inquilino, per i quali la puntualità degli interventi possono soltanto accrescere la professionalità in senso latu.
E' anche vero che taluni amministratori gestiscono il potere amministrando decine e decine di condominii, per cui è difficile quanto impossibile scardinare certe cattive abitudini, anche perchè, il più delle volte, si avvalgono di condomini compiacenti che non permettono il ricambio, nonchè di un codice civile oramai superato da anni.
Da qui le lamentele come quella del condomino intervenuto, dove l'amministratore è diventato "PADRE - PADRONE", mentre TOTO' recitava: >
Saluti
Oreste Terracciano

Inviato da: geom. Oreste TERRACCIANO il 16.01.08 15:37
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