Iscriviti al Feed

Home page
Archivio argomenti

Chi siamo

Chiedilo all'esperto
Forum

Lettere ricevute

Cerca nel sito

Compra e vendita
Tasse e imposte

Sicurezza in casa

Le assicurazioni
I mutui
Le aziende
Agenzie immobiliari

Newsletter

Noi proprietari
Siamo espropriati
Difendiamoci
Cosa vogliamo
Privacy





Commenti recenti:

Locazione e affitti per abitazione

felceazzurra
del 18.02.12 10:30
antonella
del 22.02.12 17:15
claudio
del 28.11.14 14:25


Occupazione abusiva e rimedi esperibili dal proprietario

aldo
del 28.06.14 07:28
Enza
del 28.06.14 07:34
Kenny Malcolm
del 28.11.14 09:16


Caldaia a gas a condensazione

Lory
del 23.07.14 18:00
Lory
del 23.07.14 18:02
nick
del 27.11.14 01:51


Staff la casa
Via Circonvallazione 120
I-10072 Caselle (To)

Indirizzo email
Aggiornata al
August 09 2014

Informativa privacy
Scrivi al Webmaster




Distacco dall'impianto di riscaldamento centralizzato




23.08.07

Uno dei problemi che coinvolge molti condomini in liti furenti è la gestione dell'impianto termico condominiale. Orari di accensione e la temperatura di esercizio non riescono mai a mettere d'accordo tutti e c'è sempre qualcuno che non è soddisfatto della gestione in comune dell'impianto di riscaldamento. La soluzione che spesso viene proposta dagli stessi condomini o dall'amministratore è quella del distacco dall'impianto di riscaldamento centralizzato per poter rendere autonomo e indipendente nella gestione dell'impianto termico ogni condomino.

Vediamo di esaminare le problematiche normative e legislative che comporta il distacco dall'impianto termico condominiale centralizzato e l'installazione di caldaie a gas.

La situazione in campo normativo e legislativa è molto complicata.

Le norme di riferimento legislative sono il D.P.R. 412/93, la legge 1083/71, la legge 46/90, le direttive europee e le norme tecniche dell' UNI e dell'EN.

Ti puoi quindi immaginare in che guazzabuglio finisce un condomino proprietario, ma anche un amministratore di condominio quando devono affrontare il problema.

Per quanto riguarda gli impianti a gas, occorre fare riferimento alla norma tecnica UNI 7129 del 1992 che va applicata per gli apparecchi a gas ad uso domestico. Tale norma permetteva l'installazione di caldaie tipo A e B nei luoghi abitati, tranne nel bagno e nelle camere da letto.

Successivamente, il D.P.R. 412/93 all'art. 5, comma 10, vietava l'installazione per i nuovi impianti e le ristrutturazioni delle caldaie di tipo B all'interno delle abitazioni, facendo però una distinzione sulla destinazione d'uso della caldaia. Cioè se la caldaia di tipo B era destinata al riscaldamento non si poteva installare all'interno dei locali abitati. Se invece la caldaia era destinata solo alla produzione di acqua calda sanitaria ad uso individuale, poteva essere installata all'interno delle abitazioni.

Successivamente, dopo circa sette anni, entra in vigore il D.P.R. 551/99 che cambia di nuovo le regole in materia. Ora le caldaie di tipo B si possono installare nei locali abitativi tranne il bagno e la camera a letto.

Ma non basta ancora. Dopo appena un anno, le norme cambiano di nuovo con la modifica della norma UNI 7129/01 pubblicata nel dicembre del 2001 che vieta l'installazione di tutti gli apparecchi a gas nei locali classificati con pericolo di incendi come box, garage e rimesse e vieta l'installazione anche in quei locali in cui è presente un caminetto se non è dotato di afflusso di aria propria.

Successivamente la legge n.39 del 01/03/2002 abroga l'apertura di ventilazione minima di 0,4 metri quadri nei locali dove sono installate le caldaie di tipo B. Per cui resta vietata l'installazione di caldaie tipo B nei locali dove sono presenti caminetti che non dispongono di una presa d'aria autonoma e indipendente.

A complicare le cose si aggiunge la norma UNI 10683/98. Nei casi in cui nello stesso locale sono presenti una caldaia di tipo B atmosferico e un caminetto a legna, per la norma UNI 7129 l'installazione è consentita, mentre per la norma UNI 10683 l'installazione è vietata.

Per decidere se si può installare una caldaia a gas dove c'è un caminetto a legna nello stesso locale occorre tenere conto delle date di installazione sia del caminetto che della caldaia e delle date di entrata in vigore delle norme UNI 7129/92 e della norma UNI 10683/98. Un vero rompicapo.

Occorre quindi tenere conto delle norme tecniche dell'UNI e delle disposizioni di legge che si occupano di sicurezza degli impianti, in particolare la legge 1083/71 che riguarda la sicurezza di tutti gli impianti a gas combustibile e la legge 46/90 che riguarda la sicurezza di tutti gli impianti in abitazioni civili.

La legge 1083/71 fa riferimento alle norme pubblicate dall' UNI e considera gli impianti sicuri se sono conformi alle norme dell'UNI approvate dal MICA (Ministero dell' Industria del Commercio e dell' Artigianato) con pubbligazione su Gazzetta Ufficiale.
La legge 46/90 invece considera sicuri e a regola d'arte gli impianti a norma realizzati secondo le tecniche di sicurezza dell'UNI e del CEI anche se non approvati dal MICA.

La legge più importante comunque è la legge 1083 che considera reato la sua mancata applicazione, mentre la legge 46/90 prevede sanzioni amministrative in caso di inadempienze. In questo guazzabuglio di leggi e norme, noi consigliamo di rispettare la norma tecnica più recente che automaticamente dovrebbe garantire il rispetto della norma più obsoleta.

La storia non finisce qui. Successivamente alla legge 46/90 è uscito il D.P.R. 218/98 e la norma UNI 10738.

La norma UNI 10738 ha imposto una scheda di verifica degli impianti definita nell'allegato F. Mentre il D.M. del 26/11/1998 ha imposto che tale scheda di verifica deve essere sostituita da un'altra scheda riportata su Gazzetta Ufficiale nell'allegato II del decreto.

La differenza tra le due schede sta nel titolo, infatti quella in G.U. fa riferimento al D.P.R. 218. Tuttavia gli impianti che vengono installati dopo il 13/03/1990 non rientrano nel campo di applicazione del d.P.R. 218/98 e nemmeno in quello della UNI 10738. Quindi la scheda di verifica dell'UNI 10738 non sostituisce la dichiarazione di conformità prevista dalla 46/90.

Successivamente il MAP (Ministero delle Attività Produttive) ed il CIG hanno chiarito che la norma UNI CIG 10738 fornisce solo delle linee guida per la verifica delle caratteristiche funzionali degli impianti a gas ad uso domestico preesistenti alla data del 13/03/1990 e che gli interventi di adeguamento necessitano sempre della dichiarazione di conformità.

Come se tutto questo non bastasse anche la direttiva europea 90/396/CEE recepita dal D.P.R. 661/96 stabilisce l'obbligo del dispositivo di controllo evacuazione fumi per ogni apparecchio collegato ad un condotto di evacuazione fumi dei prodotti della combustione. Tale dispositivo, in caso di tiraggio anomalo deve impedire la produzione di esalazioni pericolose nel locale in cui è installato l'apparecchio.

Il FA-2 della norma UNI 7271 del dicembre 1991, recepito dal Ministero dell'Industria del Commercio e dell' Artigianato, pubblicato su Supplemento ordinario n. 43 alla G.U. n. 101 del 03/05/1993, rendeva obbligatorio l'installazione di tale dispositivo per le caldaie di tipo B1 che ne erano sprovviste.
Successivamente il DPR 412/93 stabiliva l'obbligo per le caldaie di tipo B1 di essere munite del dispositivo di controllo. Esiste quindi l'obbligo da parte del costruttore di caldaie di installare in fabbrica tale dispositivo, mentre non esiste un obbligo per il proprietario e per l'impiantista manutentore di installare tale dispositivo per le caldaie che ne sono sprovviste, anche se, secondo noi, è bene sempre e comunque installarlo.


Per quanto riguarda la trasformazione di un impianto centralizzato in impianto autonomo in un condominio il riferimento legislativo è la legge 10/91 che all'art. 8 prevede contributi in conto capitale per tali trasformazioni.

Gli interventi di trasformazione devono essere fatti con lo scopo di ridurre il consumo di energia. Se la trasformazione non garantisce un risparmio energetico i contributi non sono leciti.

L'art. 26, comma 2 della legge in oggetto dice che per gli interventi in parti comuni di edifici, volti al contenimento del consumo energetico degli edifici stessi, ed all'utilizzazione delle fonti di energia di cui all'art. 1, ivi compresi quelli di cui all'art. 8, sono valide le relative decisioni prese a maggioranza delle quote millesimali.

Le norme tecniche da considerare per la trasformazione dell'impianto in autonomo sono:

  • La norma UNI 7129/92.
  • Le norme UNI della serie 10300 e che riguardano le metodologie di progettazione e manutenzione rese obbligatorie dalla legge 10 e dal DPR 412/93.
  • Le norme UNI 10640 del giugno 1997 sulle canne fumarie collettive ramificate per caldaie tipo B a tiraggio naturale.
  • La norma UNI 10641 del giugno 1997 sulle canne fumarie collettive e camini a tiraggio naturale per caldaie a gas di tipo C con ventilatore nel circuito di combustione.

Le norme legislative prevedono:

  • Per tutti gli impianti termici di riscaldamento a gas è obbligatorio il progetto, indipendentemente dalla potenza, da parte di un professionista che deve predisporre una relazione tecnica con allegato il progetto dell'impianto.
  • Il professionista abilitato deve predisporre un progetto anche per le canne fumarie ramificate come previsto dalle legge 46/90.
  • Il proprietario o l'amministratore del condominio devono presentare la DIA (dichiarazione di inizio attività) in Comune, insieme alla relazione tecnica e al progetto del professionista.
  • Esiste l'obbligo che tutte le caldaie autonome a gas siano collegate ad appositi camini con sbocco oltre il tetto del condominio o a canne fumarie collettive sempre con sbocco oltre il tetto.
  • Bisogna inoltre tener conto che sugli impianti autonomi grava il costo della manutenzione annuale e delle verifiche biennali che consistono nell'analisi dei fumi e del rendimento di combustione con il relativo pagamento della tassa all'ente locale di controllo.
  • Se non è possibile dimostrare un reale contenimento dei consumi energetici tramite progetto e relazione tecnica, la delibera presa a maggioranza in assemblea condominiale può essere annullata dal giudice o essere già in partenza nulla. Tuttavia la Corte di Cassazione con sentenza n. 5843 del 01/07/1997 afferma che la decisione di trasformazione dell'impianto centralizzato in autonomo, può essere assunta ed è valida anche se non è accompagnata dal progetto e dalla relazione tecnica di conformità. Inoltre afferma che la trasformazione va assunta unicamente in relazione al contenimento del consumo energetico, alla sua fattibilità e alla sua convenienza economica.

E qui ci troviamo di fronte ad un cane che si morde la coda, perché per dimostrare la convenienza economica e il risparmio energetico, ho bisogno di fare un progetto di calcolo dimensionale, valutando diversi parametri climatici e caratteristici del condominio e quindi ho necessità di un progetto.


Per quanto riguarda il distacco unilaterale del singolo condomino dall'impianto centralizzato, la giurisprudenza propone alcune sentenze di Cassazione Civile tra di loro in contraddizione.

Una è la Sentenza n. 6269 del 30/11/1984, un po' datata che non ammette il distacco unilaterale del singolo condomino perché ciò compromette l'equilibrio termico dell'edificio e un aggravio di spese di esercizio e conservazione per chi rimaneva collegato all'impianto.

Un'altra Sentenza è la n. 5974 del 25/03/2004, più recente, che invece ammette il distacco unilaterale dal riscaldamento centralizzato con distacco delle proprie tubature da quelle condominiali, senza approvazione da parte dell'assemblea, quando è possibile dimostrare che il distacco non compromette squilibri termici, nè aggravi di spesa per coloro che restano collegati. Comunque chi si stacca è tenuto a continuare a pagare per le spese di manutenzione e conservazione dell'impianto termico centralizzato, proporzionalmente alla propria quota millesimale. Mentre sarà esonerato dalle spese di consumo combustibile.

Un limite da tenere presente può venire dal regolamento di condominio contrattuale (richiamato negli atti di compravendita o depositato presso un Notaio o la Conservatoria) che può vietare il distacco del singolo condomino dall'impianto centralizzato, senza l'approvazione unanime di tutti i condomini.

Rif. Guida alla gestione e manutenzione degli impianti di riscaldamento, di Alfredo Marrocchelli, EPC libri.

Di Staff del 23.08.07 15:00



Commenti e osservazioni

Buongiorno, in merito alla possibilità di un condomino di distaccarsi dall'impianto centralizzato di riscaldamento vorrei sapere che cosa si intende con il termine "conservazione" quando si dice che "chi si stacca è tenuto a continuare a pagare per le spese di manutenzione e conservazione dell'impianto termico centralizzato, proporzionalmente alla propria quota millesimale"; con il termine "conservazione" si intendono anche le spese di rifacimento completo dell'impianto, ad esempio il passaggio da gasolio a metano?
Grazie

Inviato da: il 26.03.08 14:27

Si, egregio scrivente è proprio così.
E' una legge che consente ma nello stesso tempo obbliga.....
Sono Sentenze di aggiustamento che non risolvono il problema.
Domanda: LE CONVIENE?

Inviato da: geomOresteTerracciano il 31.03.08 14:01

sono proprietaria di un immobile in cui il precedente proprietario ha operato il distacco unilaterale da caldaia condominiale. ora mi trovo a pagare il 50% del consumo presunto e il 100% della manutenzione.
E' lecito?
nel caso non lo sia, posso chiedere indietro gli arretrati per la parte eccedente il dovuto?
a chi rivolgersi in questo caso?
distinti saluti
sandra sansolino

Inviato da: sandra il 13.04.08 12:08

Gentile utente, NO, non è possibile alcun recupero, anzi lei già gode di talune agevolazioni, per cui non può pretenderne altre.
Saluti cordiali

Inviato da: geom. Terracciano il 14.04.08 14:14

Il condominio dove abito ha deciso di distaccarsi dall'impianto centralizzato (vetusto ed altamente inquinante essendo a gasolio, nochè costoso)a cui sono collegati altri due condominii. Il tale ipotesi dovremo partecipare alle spese di manutenzione dell'impianto?

Inviato da: Antonio82 il 16.04.08 09:27

Antonio, purtroppo non conviene distaccarsi se ci sono più stabili che usufruiscono dello stesso impianto.
Se fossi in voi, farei valere il buon senso e la ragione, proporrei la trasformazione in impianto a gas e mi terrei il centralizzato, perchè diventare autonomi significa rinunciare al riscaldamento.
Gl'impianti autonomi, a parità di ore di accensione del riscaldamento centralizzato, costerebbe il DOPPIO.
Io, non l'accendo se non in casi di gelo.
Saluti

Inviato da: geom. Terracciano il 16.04.08 10:54

salve io sono un propietario di un immobile e mi voglio staccare dall impianto centralizzato e possibile staccarsi l'inverno o c'è una normativa che lo vieta

Inviato da: marco il 19.04.08 20:11

Caro Marco, la legge le consente di distaccarsi, però non so se le convenga, visto che dovrà continuare comunque a pagare tutte le spese.
A questo punto pagherebbe tutto di più, ma molto di più.
Il condominio difficilmente consentirebbe di ridurle le spese.
Saluti

Inviato da: il 20.04.08 09:20

Vorrei sapere, con sicurezza, quale puo' essere la percentuale giusta dei consumi, da far pagare al condomino che si e' distaccato dall impianto centralizzato . nel mio condominio fanno pagare il 20% di quanto sarebbe stato dovuto secondo tabella millesimale. Non e' troppo poco?

Inviato da: ANG.ELA il 23.05.08 17:30

Non esiste una percentuale "giusta", esiste solo la volontà assembleare di venire incontro al condomino che si è distaccato.
Infatti il condomino che si è distaccato dovrebbe continuare a pagere tutto come se fosse ancora collegato al riscaldamento centralizzato, quindi tutte le agevolazioni che dovesse concedere l'assemblea, per esempio anche uno sconto del 5%, DEVE andare bene al condomino distaccato.
Saluti cordiali

Inviato da: geometraTerracciano il 23.05.08 19:18

salve,
purtroppo i costi del gasolio dell' impianto centralizzato sono sempre in salita.
esiste qualche sentenza che mi da' la possibilita' di scollegarmi dall' impiato e magari pagare solo le spese di manutenzione ma non quelle del gasolio?
io lo tengo sempre staccato perche' c'è troppo caldo. siccome non lo uso, neanche d'inverno, si potrebbero risparmiare tali costi ?

grazie mille
Caterina


Inviato da

Inviato da: caterina il 28.05.08 21:56

No, ancora non ci sono sentenze favorevoli.
Saluti cordiali

Inviato da: geomOresteTerracciano il 30.05.08 15:25

vivo in un condominio dove vi e' impianto a gasolio centralizzato, qualche anno fa' ho vinto la causa ed il giudice mi ha autorizzato al distacco facendomi pagare le spese di manutenzione del centralizzato piu' una percentuale del 1,2% sul consumo totale di tutto il condominio.
In questi giorni ci sara' una assemblea straordinaria in quanto dobbiamo cambiare la caldaia centralizzata per passre al metano.
In questo caso, visto che sono stato autorizzato al distacco posso essere esonerato da tutto, in quanto la caldaia nuova sara' comprata sulla base dei condomini attaccati.
Premetto, una carta vincente che mi ha permesso di vincere la causa era il fatto che in precedenza erano stati autorizzati al distacco, pero' totale, altri 6 condomini, pertanto vi era sicuramente uno sbalzo di energia sprecata.
grazie per l'eventuale risposta Alessandro

Inviato da: alessandro il 15.06.08 17:59

Non lo so. bisogna vedere cosa ha stabilito il giudice e cosa dice il regolamento di condominio, se c'è. Credo comunque, salvo titolo contrario, se l'assemblea lo pretende, che tu debba pagare le spese della caldaia in base ai tuoi millesimi di proprietà, perché anche se ti stacchi, resti proprietario della caldaia per la tua quota e partecipi alle spese di manutenzione straordinaria e sostituzione, anche se non ne usufruisci. Ciò ti dà diritto di riallacciarti quando credi, senza ulteriori spese. Poi senti un avvocato per avere un quadro più preciso di come è orientata la giurisprudenza in merito.

Inviato da: Piero il 15.06.08 19:41

Salve, vorrei sapere se il condominio nel caso in cui in precedenza abbia accordato ad un conodmino di pagare solo il 35% dei consumi a seguito del suo distacco dall'impianto centralizzato può revocare la delibera e pretendere la somma realmente dovuta. Ma a quanto ammonta effettivamente tale somma?
grazie Cinzia

Inviato da: Cinzia il 26.06.08 15:46

Cinzia, la delibera, volendo, può essere annullata con le stesse maggioranze che l'hanno approvata: numeriche e millesimali e riproposta per mutarne i contenuti.
Il distacco unilaterale dal riscaldamento centralizzato è consentito, ma colui che si è distaccato si deve rimettere al buon cuore dell'assemblea, perchè essendo la legge contrastante, non gli consente di pagare un tot e basta.
Se l'assemblea dovesse decidere di fargli pagare tutte le spese, ad esclusione soltanto di quelle di esercizio(consumo combustibile), il condomino dovrebbe soltanto sottostare a detta decisione.
Buona giornata Cinzia

Inviato da: geomTERRACCIANO il 27.06.08 07:20

Salve,

sono in locazione al piano terra di un condominio. Non usufruisco dell'impianto di riscaldamento(per ora ho solo tolto i termosifoni), nè per il riscaldamento in quanto tale, nè per l'acqua in quanto ho un boiler elettrico. Allo stato attuale mi viene fatto pagare il 75% dei millessimi per il combustibile che non consumo. Tra l'altro l'attività è una gelateria e quindi in periodo invernale risulta essere chiusa. Non esiste alcuna strada da poter percorrere per avere una diminuzione di questo salasso?? Trovo assurdo dover pagare il riscaldamento degli altri condomini.
'passare per l'assemblea' una votazione a mio favore implicherebbe un aumneto del costo di riscaldamento degli altri utenti e quindi sappiamo già che la risposta è scontata.

E questa sentenza della cassazione del 2004 può darmi qualche aiuto??

Cass. civ., sez. II, 25 marzo 2004, n. 5974

E' legittima la rinuncia unilaterale al riscaldamento condominiale ed il distacco dall'impianto centralizzato, senza necessità di autorizzazione o di accettazione da parte degli altri partecipanti, ove l'interessato dimostri che dalla rinunzia e dal susseguente distacco non derivi un aggravio di spese per i condomini che continuano ad usufruire, né uno squilibrio termico pregiudizievole per la regolare erogazione del servizio. Con il conseguente esonero dal pagamento delle spese per l'uso, ma non certo di quelle per la conservazione
Buongiorno. Mauro

Inviato da: mauro il 20.08.08 20:11

Mauro, purtroppo deve sottostare alla volontà assembleare, da essa dipende il suo contributo, ma una cosa è certa:
almeno le spese di esercizio (consumo gas) non le deve versare.
Saluti

Inviato da: Geometra TERRACCIANO il 25.08.08 18:10

HO UN NEGOZIO CON IL RISCALDAMENTO CENTRALIZZATO PERCHE'SOPRA DI ME C'E' UN CONDOMINIO E VISTO LE NOTEVOLI SPESE HO FATTO DUE CONTI E A ME CONVIENE IL TERMOAUTONOMO SIA PERCHE' NON USUFRUISCO GLI ORARI LORO SIA PERCHE' HO VISTO CHE A CASA MIA AVENDOLA UN PO' PIU' GRANDE NONOSTANTE TUTTO SPENDO 3 VOLTE MENO E POI SECONDO ME NEL CENTRALIZZATO FA SEMPRE TROPPO CALDO E FA MALE.VOGLIO SAPERE SE POSSO STACCARMI A CHE SPESE DI LEGGE HO DA PAGARE E SE LA CANNA FUMARIA POSSO METTERLA IN FACCIATA MA QUELLA DI DIETRO PERCHE' MI HAN DETTO CHE SE DEVO ANDARE FINO AL SETTIMO PIANO(FINO SU AL TETTO) SONO PIU' LE SPESE DI CANNA FUMARIA GRAZIE.

Inviato da: lucia il 20.09.08 18:28

Gentile utente Lucia, la devo sconsigliare, sotto tutti i punti di vista, di staccarsi dal riscaldamento centralizzato, meglio sobbarcarsi alle spese condominaili correnti che andare incontro ad una serie di problemi che la danneggerebbero soltanto.
L'autonomo conviene soltanto quando il Condominio decide di SOPPRIMERE l'impianto centralizzato, eppure, ci si sobbarca a spese esose e disagi notevoli.
La legge le consente il distacco unilaterale, ma la stessa legge ha messo tanti di quei paletti, per i quali lei maledirebbe il giorno in cui ha deciso di distaccarsi.
Pagherebbe il suo e tutto il resto al condominio, tranne il consumo del gasolio o del gas.
Dovrebbe optare per una caldaia a condensazione (COSTOSA) onde scaricare i fumi a parete senza dover ricorrere alla costruzione della canna fumaria.
Poi, con discernimento, anche sulla base di quanto le ho comunicato, decida autonomamente, ma senza farsi raggirare da chi è interessato ad eseguire il lavoro.
Saluti cordiali

Inviato da: CONSULENTE - geom. TERRACCIANO il 20.09.08 21:53

Vorrei sapere quanti millesimi occorrono per disporre la chiusura dell'impianto centralizzato (per obsolescenza e mancanza di requisiti di sicurezza) con conseguente attivazione di impianti autonomi e se anche un solo condomino può determinare il rifacimento della caldaia centralizzata sebbene comporti un maggior costo.
Grazie. Paolo

Inviato da: paolo il 25.09.08 10:38

Per la soppressione dell'impianto centralizzato di riscaldamento, con impianti autonomi a gas, aventi le caratteristiche indicate dalla legge (in particolare, anche la condizione che producano acqua calda, il che comporta spese ed opere di notevole entità), occorre che il 50%+1 rappresenti 501 millesimi.
Diversamente occorre che i 2/3 rappresentino 667 mill.
L'eliminazione dell'impianto richiede l'UNANIMITA'.
Quindi bisogna operare con i piedi di piombo, diversamente ci si caccia in un ginepraio legale.
Saluti

Inviato da: CONSULENTE geom. TERRACCIANO il 25.09.08 11:49

Buonasera, vivo all'ultimo piano in un condominio con impianto centralizzato a circuito aperto.
Pare non esista alcuna valvola di sfiato automatico dell'aria, o, se mai ci fu, è stata a suo tempo rimossa, probabilmente durante un intervento di rifacimento del lastrico solare.
Ora il mio appartamento, come anche altri al mio piano, hanno un problema persistente di presenza di aria nei termosifoni.
L'impianto in cui la valvola non è più presente è a norma? Cosa si può fare? Il condominio può essere costretto ad intervenire per ripristinare suddetta valvola (ne parlo al singolare, ma probabilmente sono più di una le valvole mancanti)
grazie
Giovanna

Inviato da: Giovanna il 26.09.08 16:58

Giovanna, l'amministratore ha il dovere giuridico trattandosi di un servizio, di richiedere alcuni preventivi a ditte del settore, illustrando il lavoro da compiere, e poi presentarsi in assemblea per la delibera di approvazione dei lavori.
Mi sembra questa la prassi corretta.
Saluti

Inviato da: CONSULENTE geom. TERRACCIANO il 26.09.08 17:12

Grazie Geometra per la tempestività della risposta.
Posso far valere i miei diritti in qualche modo? Nel caso l'assemblea non intenda effettuare alcun lavoro come potrei agire?
Esiste qualche norma alla quale posso fare riferimento?
grazie di nuovo
Giovanna

Inviato da: il 26.09.08 17:21

Giovanna, penso che non sia la norma citata a far ragionare l'amministratore, perchè questi ha nei suoi compiti, dettati e sanciti dall'art. 1130 del codice civile:
punto 2 - Disciplinare l'uso delle cose comuni e la prestazione dei servizi nell'interesse comune, in modo che ne sia assicurato il miglior godimento a tutti i condomini
Quindi insista in questo senso, diversamente non le rimane che rivolgersi almeno al giudice di pace.
Capisco che sono seccature, disagi, perdite di tempo e denaro, però contro l'ignoranza e la testardaggine cosa vuole farci?
Saluti cordiali

Inviato da: CONSULENTE geom. TERRACCIANO il 27.09.08 07:40

Un saluto;
l'assemblea, non trovando punto d'incontro sul restare con il centralizzato trasformandolo da gasolio a gas e impianti autonomi, su salomonica
indicazione dell'amministratore, ha deliberato di non accendere più l'impianto centralizzato,(lo abbiamo ma non lo utilizziamo) lasciando libero arbitrio ad ogni condomino sul da farsi per il riscaldamento.E' un modo corretto di decidere?ci si può opporre?
Distinti saluti


Inviato da: Giovanni il 27.09.08 11:54

Giovanni, se la decisione scaturisce dal fatto che l'impianto esistente, così obsoleto com'è, non garantisce il servizio in maniera nemmeno sufficiente, per cui è necessaria la trasformazione a gas metano è un conto, ma se l'impianto, una volta acceso con combustibile liquido (gasolio) garantisce comunque il servizio, è un altro conto, perchè l'assemblea, a maggioranza, non può statuire oltre le proprie competenze, in quanto va a ledere gli intertessi dei singoli e questo la legge non lo consente.
Ogni condomino ha il diritto di godimento sulle cose e servizi comuni.
Quindi la decisione di non accendere il riscaldamento centralizzato deve essere presa da tutti, all'unanimità.
Saluti

Inviato da: CONSULENTE geom. TERRACCIANO il 27.09.08 14:14

Grazie di nuovo Geometra.
A proposito del mio caso, vorrei specificare alcune cose.
I vecchi proprietari avevano a loro tempo fatto causa al comdominio perchè non riuscivano mai a raggiungere i 20 gradi, e i caloriferi erano costantemente tiepidi.
In alcune giornate non raggiungevano nemmeni i 18 gradi.
Fecero causa al condominio rivolgendosi al giudce di pace e vinsero la causa.
Il condominio fu condannato a pagare le spese processuali e ad intervenire.
Qualche anno dopo (nel 2005) sostituì la caldaia.
Ora non so se il problema dei caloriferi fosse la persistente presenza di aria.
Da un paio d'anni (dal 2006) siamo subentrati ai vecchi proprietari e in quel periodo sono stati rifatti gli attici ed il lastrico solare. Forse in quel momento sono stati chiusi gli sfiati ma non ne abbiamo la prova. Il direttore dei lavori, quasi sempre assente durante i lavori, sostiene che non ci fossero, mentre alcuni vecchi condomini asseriscono che in passato certamente c'erano.
Non è stato fatto un verbale di fine lavori (lavori sul tetto) perchè ci sono tuttora gravi problemi di errata pendenza dei balconi degli attici e problemi di tracimazione di acqua ai piani inferiori.
MA il condominio, già coinvolto in questi problemi di tracimazione di acqua, non vuole affrontare il mio problema, sostendendo che devo provvedere io a far sfiatare i miei termosifoni all'interno con delle valvole automatiche di sfiato (ma io mi sono opposta decisamente) o all'esterno , forando il muro che dà sul balcone.
Anche questa non mi sembra una soluzione accettabile ma desidero il suo parere.
La ringrazio infinitamente per l'attenzione
Saluti
Giovanna

Inviato da: Giovanna il 28.09.08 18:18

Giovanna, ciò che leggo dalla sua descrizione è frutto di una pessima gestione del condominio ove abita, però mi rendo conto che non si possono addebitare tutte le colpe all'amministratore, perchè poverino, come tanti, ma proprio tanti, non era, non è e non sarà mai all'altezza del compito, perchè le sue conoscenze e la sua professionalità hanno dei limiti e questi limiti conducono, il più delle volte ad inevitabili errori.
Proprio come quello delle valvole di sfiato dei suoi termosifoni: la soluzione più semplice è quela certamente di dire ""SI ARRANGI", magari aggiungendo una nota tecnica GRATUITA.
Cosa vuole farci?
Una causa?
DIO SCANSI E LIBERI!!!
Nè Tribunali e nè avvocati.
Saluti cordiali Giovanna, in una prossima occasione mi scriva direttamente:
oresteterracciano@alice.it

Inviato da: CONSULENTE geom TERRACCIANO il 29.09.08 08:58

Buongiorno, vorrei porre una domanda a cui non ho ancora avuto una chiara risposta. Ho in affitto un negozio in un vecchio condominio del centro citta'. Per il tipo di articolo che vendo, ho un sistema di illuminazione molto potente che mi rende inutile al 100% il sistema di riscaldamento centralizzato a gasolio. Tanto è vero che quando viene acceso io sono costretto a chiudere i radiatori. Pago ogni anno circa 1800 euro trta manutenzione e gasoglio CHE IN EFFETTI NON UTILIZZO. Vorrei sapere se posso staccarmi dall'impianto senza problemi.
Grazie in anticipo. Christian.

Inviato da: kris911 il 07.11.08 09:32

Caro utente, la legge le consente il distacco unilaterale dall'impianto di riscaldamento centralizzato ma, nello stesso tempo, le impone di consultare un ingegnere tecnico peritale impiantista, il quale dovrà verificare e relazionare, con una perizia, se dal suo distacco non ne deriva un danno all'impianto comune, e quand'anche riuscisse a convincere i condomini in apposita assemblea, potrà solo risparmiare i costi di gestione, ma non quelli relativi agli adeguamenti e alle manutenzioni straordinarie.
Quindi rifletta su quanto le ho appena riferito e poi agisca se ne è convinto, consapevole che tutto quanto da me ipotizzato ha un costo rilevante.
Saluti

Inviato da: CONSULENTEgeomTERRACCIANO il 07.11.08 12:12

Buongiorno,
ho acquistato un appartamento che non è effettivamente abitato. Ho fatto chiudere ed apporre i sigilli ai calorifieri come da sitruzioni dell'amministratore, dalla Società che gestisce il riscaldamento.
Posso esimermi dal partecipare alle spese di riscaldamento?
Devo contribuire alle spese di manutenzione e conservazione dell'impianto, escludendo le spese dirette di consumo del combustibile?

Inviato da: domak il 16.11.08 15:40

E' all'assemblea che deve rivolgere la sua richiesta, PURTROPPO.
Ritengo che autonomamente non possa fare nulla.
Ne parli con l'amministratore.
Saluti

Inviato da: CONSULENTEgeomTERRACCIANO il 17.11.08 12:46

sono un condomine di un complesso di 36 appartamenti ,recentemente ho inoltrato richiesta di distscco dall'impianto termico centralizzato prima con raccomandata assicurata all'inistratore che successivamente ha informato l'assemblea con parere favorevole,chido se esiste una normativa che mi impone di pagare il30% sul totale acquisto e consumo gasliogradirei una risposta in merito.grazie antonio di lecce.

Inviato da: antonio-lecce il 17.11.08 17:07

egregio geoetra sono proprietaria di un apppartamento sito al 5 e ultimo piano conominiale e stato piu volte richiesto in sede di riunioni condominiale di affrontare con a ordine del giorno (sempre respinta)a riguardo la coimbentazione del tetto perche e stato accertato che c'e' una notevole dispersione di calore comportando una eccessiva diminuizione del calore nell'appartamento pur dovendo pagare la somma prevista(30%) per l'acquisto del gasolio.ringrazio anticipatamente.Rita Catania

Inviato da: rita catania il 17.11.08 19:24

PER ANTONIO LECCE:
Pur essendo legittima la sua richiesta di distacco dal riscaldamento centralizzato, perchè la può eseguire autonomamente senza chiedere alcun permesso, deve comunque dimostrare, per usufruire di taluni benefici sulla gestione del servizio, a mezzo perizia di tecnico abilitato che il suoi distacco non provoca squilibri all'impianto comunme.
Tuttavia lei potrà solo risparmiare per intero la spesa del combustibile, ma dovrà comunque concorrere a tutte le spese straordinarie e di adeguamenti.
Saluti

Inviato da: CONSULENTEgeomTERRACCIANO il 18.11.08 14:15

PER RITA CATANIA:
Nella sostanza se si applica l'isolamento termico, almeno dalla parte esterna del tetto o anche il cappotto termico, si può ottenere un risparmio di combustibile e si può anche offrire maggiore comfort agli ultimi piani, ma la cosa non può nascere da una sola richiesta, perchè la stessa deve trovare applicazione pratica attraverso apposita delibera assembleare.
Saluti

Inviato da: CONSULENTEgeomTERRACCIANO il 18.11.08 14:19

Alcuni condomini, durante delle assemblee condominiali, hanno ottenuto diversi anni fa l'autorizzazione a distaccarsi dal centralizzato a maggioranza dei presenti e non all'unanimità.
E' ancora possibile impugnare tali delibere, pur essendo passato tanto tempo?!

Inviato da: Laura il 20.11.08 23:57

Laura, non è tanto il consenso dell'assemblea che occorre per distaccarsi dall'impianto di riscaldamento centralizzato, quanto il modo in cui è avvenuto.
- Questi condomini hanno presentato una relazione tecnica di un impiantista con la quale si dichiarava che l'impianto non ne avrebbe risentito?
- Questi condomini hanno continuato a pagare tutte le spese?
Si, Laura, chiunque può rivolgersi al giudice e impugnare il comportamento di detti condomini, i quali hano certamente contravvenuto alle sentenze della Corte Suprema.
Non è così che si attua il distacco, ma l'ignoranza, aggiunta all'arroganza di certi condomini, comporta questi ABUSI.
Saluti cordiali

Inviato da: CONSULENTEgeomTERRACCIANO il 21.11.08 07:55

Gent.mo Geometra,
innanzitutto la ringrazio per la solerte risposta.
La mia domanda nasceva dal fatto che, analizzando un pò di giurisprudenza (sono un neo avvocato), mi era parso di capire che il distacco potesse avvenire solo se lo consentisse il regolam.condominiale o TUTTI i condomini (parlo dei mille/millesimi)o se, come Lei giustamente sottolinea, chi aveva l'intenzione di distaccarsi avesse presentato la relazione tecnica di cui supra.
Nulla di tutto ciò è avvenuto.
Sono diventata da poco proprietaria dell'immobile sito nel condominio di cui parlo e so solo che 4-5 condomini (furbetti), diversi anni fa si staccarono dopo averne fatto richiesta nel corso di un'assemblea ed avendo ottenuto SOLO la maggioranza dei consensi.
Ignoro se tale delibera possa ancora essere recuperata materialmente (siamo vittime di anni di cattiva gestione da parte di persone poco qualificate e di dubbia levatura morale che, al passaggio delle consegne, ogni volta facevano letteralmente sparire tutto ciò che riuscivano ad occultare...e il condominio "MUTO", come direbbe un noto comico!).
Questo però poco mi interessa, poiché se si riuscissero a recuperare tali delibere, essendo nulle, sarebbero cmq ancora impugnabili, mentre se non fosse possibile recuperarle, peggio per coloro che si sono distaccati "arbitrariamente".
Ha proprio ragione quando parla di abusi e di ignoranza: se il condominio è arrivato a questo punto (e questa è solo una delle mille beghe in cui stiamo affogando) è proprio per tali ragioni.
Cmq, per farle un quadro più chiaro, questi condomini non pagano il consumo, ma partecipano nella misura del 10% alle spese relative all'impianto.
Tra l'altro, quando mio marito ed io abbiamo sollevato il problema nella scorsa assemblea (uno dei distaccati più recenti chiedeva di mettere ai voti la riduzione al 10% della sua quota di partecipazione alle spese d'impianto),facendo presente che si trattava di distacchi arbitrari e che quindi l'amministratore aveva il dovere di verificare la liceità di tali azioni di distacco, abbiamo ottenuto solo il risultato di una valanga di insulti e maledizioni a noi dirette (da parte dei distaccati, ovvio) aggiunto a quello di una votazione che a maggioranza concedeva quanto richiesto al condomino su menzionato.
Questo per farle capire il livello di ignoranza che aleggia sulle nostre teste.
Mi scusi se mi sono dilungata, ma credo che adesso avrà un quadro più chiaro della situazione.
Distinti saluti.

Inviato da: laura il 21.11.08 12:23

buongiorno a tutti, in questi giorni di freddo nel nostro condominio (composto da circa 400 condomini) ancora non sono stati accesi i riscaldamenti. Ciò è dovuto alla precedente amministrazione condominiale che ha lasciato debiti per parecchie migliaia di euro alla società che si occupava del riscaldamento e che quindi ora non mette in moto gli impianti fino a saldo del debito (in pratica il 50% dei condomini ha pagato, l'altro 50% non paga). E' possibile effettuare il distacco unilaterale dal riscaldamento centralizzato e provvedere autonomamente per il proprio appartamento?
grazie in anticipo per chi saprà fornirmi una risposta.

Inviato da: Valerio il 21.11.08 12:38

Dott.ssa Laura, le dispiace ripropormi il quesito al mio indirizzo di posta?
oresteterracciano@alice.it, così, sempre gratuitamente mi metterò a sua disposizione e le risponderò in modo adeguato.
Questo perchè il discorso è lungo.
Grazie e attendo, saluti

Inviato da: CONSULENTEgeomTERRACCIANO il 21.11.08 13:48

Valerio, il distacco lo può fare senza dover chiedere autorizzazione ad alcuno, però tenga presente che deve presentare, al condominio, una relazione di un Tecnico impiantista, da lei pagato, che affermi che dal suo distacco non ne consegue uno squlibrio all'impianto, questo per vedersi esentato dalle spese di combustibile.
Tutte le altre spese le dovrà comunque sostenere.
Saluti

Inviato da: CONSULENTEgeomTERRACCIANO il 21.11.08 13:52

Sono comproprietaria per il 50% di un edificio composto da 4 appartamenti e tre fondi commerciali e usufruiamo da anni di un impianto di riscaldamento centralizzato a nafta non a norma.
Due dei quattro appartamenti sono da poco vuoti, un inquilino dei fondi non paga il riscaldamento, un altro deve andare via a breve e il terzo usa i fondi come magazzino e il riscaldamento non gli serve. Quindi il riscaldamento servirebbe solo a due appartamenti.
Io vorrei staccarmi dato che i costi annuali sono esorbitanti. Posso farlo senza autorizzazione degli altri comproprietari? E per evitare le spese di consumo combustibile cosa devo fare?
Grazie

Inviato da: lisa andreini il 27.11.08 17:25

Lei ha descritto una situazione dove ogni condomino si è comportato come meglio gli è convenuto, devo ritenere che regna lo stato di abbandono nel condominio dove lei abita, per cui diventa difficile se non impossibile dare un suggerimento in termini di normativa.
Uno stabile composto da ben 7 unità immobiliari, locali commerciali compresi, dovrebbe avere un amministratore e dovrebbe consentire all'assemblea di approvare taluni argomenti di interesse comune, come la soppressione, a questo punto, dell'impianto di riscaldamento centralizzato.
Invece leggo che ognuno ha fatto come gli pare, quindi, cosa dirle, l'hanno fatto gli altri, lo faccia anche lei.
Saluti

Inviato da: CONSULENTEgeomTERRACCIANO il 27.11.08 18:16

Tre condomini su un totale di nove si sono arbitrariamente staccati dall'impianto centralizzato. Hanno dichiarato che sono disposti al pagamento delle sole spese di manutenzione dell'impianto. E' di loro spettanza il pagamento anche di una quota percentuale delle spese di acquisto carburante? Nel caso positivo di quanto?
Grazie.

Inviato da: EDU PALERMO il 27.11.08 22:32

Caro Edu, non è proprio così.
I condomini, non avendo presentato alcuna perizia di un Termotecnico, la quale avrebbe dovuto assicurare il condominio che dal loro distacco non era stato causato nessuno squilibrio all'impianto, dovrebbero pagare tutto, dicasi tutto, quindi valutae il problema e comportatevi di conseguenza.
Non è così che ci si distacca.
Saluti

Inviato da: CONSULENTEgeomTERRACCIANO il 28.11.08 13:41

Il nostro è un condominio composto da 6 appartamenti di ca 90 m2 ciascuno con riscaldamento centralizzato a metano. Un condomino posto al piano terreno che di recente ha iniziato ad utilizzare, momentaneamente, il proprio appartamento come magazzino per cose personali, ha dichiarato nell'assemblea condominiale tenutasi di recente di aver provveduto alla chiusura di tutte le valvole dei termosifoni (con disponibilità alla verifica) e quindi di non usufruire del riscaldamento centralizzato. Contemporaneamente ha prodotto nella stessa assemblea la certificazione del conduttore dell'impianto (perito termotecnico) comprovante che questa sua azione non comporterebbe danni agli altri condomini e che questo suo "distacco" potrebbe venir quantificato in un onere a suo carico per consumo di gas del 10 / 20 % della quota di pertinenza. Detto condomino ha chiesto, quindi, la disponibilità degli altri cinque condomini a "spalmarsi" l'80 o il 90 % della sua quota di consumo gas, restando comunque invariata la sua partecipazione a tutte le altre spese relative all'impianto.
Come dobbiamo comportarci?

Inviato da: Sergio il 30.11.08 02:50

La relazione del Termotecnico deve essere portata all'attenzione dell'assemblea solo in caso di DISTACCO dall'impianto centralizzato (DISTACCO MATERIALE), per alimentarsi autonomamente, diversamente il condomino che ha sigillato le sue valvole continuerà a pagare puntualmente come tutti.
NESSUNO SCONTO.
Saluti

Inviato da: CONSULENZAgeomTERRACCIANO il 30.11.08 17:04

Tante grazie per il chiarimento
Cordiali saluti

Inviato da: Sergio il 30.11.08 21:07

Buongiorno, abito in un condominio di 25 unità - riscaldamento centralizzato a gasolio. Nel locale C.T. insistono anche i contatori acqua delle singole unità, per cui l'accesso è consentito a tutti i residenti perchè muniti della chiave. Un Condomino, unico a lamentarsi di avere freddo, manomette l'impianto di riscaldamento con il risultato che siamo arrivati ad avere in casa 24°C e 16 ore di riscaldamento giornaliero (contro 19°C e 14 ore di riscaldamento). Il manutentore lascia le chiavi attaccate alla centralina di regolazione. Nonostante si sia deliberato in assemblea (15 ottobre 08) di mettere un cancelletto per proteggere la C.T. da manomissioni, l'amministratore accampa scuse ed il cancelletto non è ancora installato, pur essendogli stat più volte segnalata la situazione. Posso fare causa al Condomionio e/o al Terzo responsabile chiedendo il rimborso del maggior consumo? Grazie se potrete darmi una risposta. Cordiali saluti.

Inviato da: Francesca il 04.12.08 16:05

PER FRANCESCA:
Bisogna pretendere dall'amministratore, perchè rientra nelle sue competenze, il rispetto delle regole, diversamente lasci perdere la causa e studiate un altro sistema, come, ad esempio, dare le chiavi del locale soltanto a 4 o 5 condomini e/o consiglieri fidati.
Saluti

Inviato da: CONSULENZAgeomTERRACCIANO il 05.12.08 12:31

Abito in un condominio che ha un impianto centralizzato a pavimento. Lo scorso anno l'assemblea ha deliberato di installare nelle singole unità immobiliari dei contattori che sono in grado di rilevare i mc. di gas consumati da ognuno.
Ora si pone il problema delle unità immobiliari (appartamenti o negozi) che non stanno utilizzando l'impianto. E' evidente che questo crea un danno economico per gli utilizzatori delle unità immobiliari che utilizzano l'impianto.
Datal'imminente convocazione dell'assemblea gradirei sapere, nella prassi comune, quale percentuale di dispersione viene utilizzata in casi analoghi.
La ringrazio sentitamente per la risposta che vorrà fornirmi.

Inviato da: Pat il 05.12.08 16:18

Nel caso dei contabilizzatori di calore la percentuale è 30% tutti e 70% addebitata dalle letture.
Saluti

Inviato da: CONSULENZAgeomTERRACCIANO il 05.12.08 16:57

Un condomino del nostro palazzo ha ristrutturato il soffitto sovrastante al suo appartamento installando l'impianto di riscaldamento autonomo per questo nuovo appartamento. Sono già trascorsi due inverni senza nessun pagamento neanche parziale relativo al riscaldamento condominiale e a fine anno saranno due anni senza il pagamento di spese condominiali. Dice che non essendo ancora l'appartamento perennemente abitato non gli competono. Io non sono d'accordo, non mi sembra giusto, gli altri condomini si sono adeguati, il condomino e' un legale! Sarei molto grata per una vostra risposta. Auguri di buone feste!

Inviato da: ASTRID il 12.12.08 20:44

Gentilissima, deve riferire da parte mia all'avvocato che se non è riportato sul regolamento CONTRATTUALE e /o sul rogito notarile che quell'immobile è esentato dagli oneri condominiali per tot numero di mesi o di anni, è tenuto a pagare, VOLENTE o NOLENTE, per valori millesimali, alla pari di tutti gli altri condomini, senza esclusione alcuna.
Mi meraviglio che un avvocato, prima di raccontare una baggianata simile, non si sia opportunamente informato.
Anche io ho acquistato con la clausola, ma sul regolamento contrattuale(CONTRATTO) era riportato che il costruttore era esentato dalla spese, per l'invenduto, per anni 5.
Ecco lo sbugiardi e fatevi pagare tutti gli oneri non pagati ad oggi.
Saluti cordiali
geom.Oreste Terracciano

Inviato da: IL CONSULENTE il 13.12.08 09:17

nel caso di sopraelevazione successiva alla data del regolamento condominiale occorre rifare le tabelle millesimali? In caso contrario come sarebbe possibile imputare le spese condominiali di manutenzione delle parti comuni ?
E se tra i beni comuni risulta il riscaldamento centralizzato il condomino che ha sopraelevato ne diviene automaticamente conproprietario ? E in che misura ? ( allora occorrono nuove tabelle !? )

Inviato da: alex il 07.01.09 20:24

se un edificio e relativi impianti sono stati realizzati nel 1950;
se gli impianti in particolare versano in stato di totale degrado ( tubazioni vetuste con allagamenti continui e continui salassi economici per "manutenzioni-rattoppo" );
se il cls è danneggiato in modo grave da continue infiltrazioni derivanti dalla rottura delle tubazioni degli impianti, posizionate sistematicamente sulle facce dei pilastri ;
se la quasi totalità dei condomini ha ristrutturato maggiorando arbitrariamente le superfici radianti senza adeguare le tabelle millesimali e in alcuni casi realizzando anche impianti autonomi;
se molti condomini si lamentano dell'inefficienza del riscaldamento (troppo caldo o troppo freddo);

se in fase di manutenzione del proprio appartamento un condomino verifica che il proprio impianto à irrecuperabile;

se la caldaia comune in origine a gasolio poi trasformata a gas, della potenza di 250.000 Kl è situata in un locale interrato interessato da pressione di falda acquifera e adiacente ad un vano interrato adibito a cabina elettrica( ! );

un condomino ha il diritto di ottenere il totale rifacimento dell'impianto centralizzato di riscaldamento o, in mancanza, il distacco senza concorso di spese e/o la rinunzia al servizio comune ?

Inviato da: KARL il 07.01.09 21:20

I suoi diritti, che ritengo siano sacrosanti per la situazione descritta, devono essere riconosciuti dal giudice, perchè da solo non ne caverà il ragno dal buco.
Deve dimostrare tutti gli abusi commessi negli anni, la vetustà dell'impianto, le condizioni di precarietà in cui si opera.
Per evitare il Tribunale la cosa più saggia sarebbe quella di SOPPRIMERE l'impianto centralizzato, ovvero rinunirsi e deliberare in tal senso.
Saluti

Inviato da: IL TUO CONSULENTE il 08.01.09 12:37

Preg.mo Geometra
Le sottopongo il seguente quesito e La ringrazio anticipatamente se avrà modo di rispondermi.
In uno stabile un condomino si è distaccato dal riscaldamento centralizzato senza preliminarmente fornire al Condominio alcuna perizia tecnica volta a dimostrare che, a seguito del distacco, non sarebbero derivati né aggravi di spese, né squilibri termici pregiudizievoli per coloro che continuano a fruire dell'impianto centralizzato.
L'Amministratore, ritenendo illegittimo il distacco poichè privo di quella preventiva dimostrazione che la giurisprudenza ritiene essere condizione sine qua non per operare il distacco, ha continuato a richiedere al condomino distaccato anche gli oneri relativi al consumo del gasolio.
Lei condivide questa impostazione?
Posto che il condomino distaccatosi, ovviamente, non paga da oltre 3 anni, il Condominio vorrebbe adire le vie legali ma, atteso l'insuperabile onere della prova, ad avviso dello scrivente,
spetterebbe oggi al Condominio attore provare
un aggravio di spesa per gli altri condomini e dunque dare mandato per una opportuna perizia tecnica.
Onestamente, sembra un paradosso!
Mi piacerebbe conoscere un Suo parere in merito.
I migliori saluti
Luca

Inviato da: Luca il 13.01.09 00:13

Egregio Luca, se ci dovessimo soffermare alle Sentenze della Cassazione, dalle più datate alle recentissime, allora l'amministratore ha agito correttamente, perchè il compito di quest'ultimo è quello di non statuire oltre le proprie competenze e...le sue competenze gli indicano la strada della legge, ovvero ciò che ha stabilito la Cassazione in merito al distacco dall'impianto centralizzato di riscaldamento.
Ammettiamo, per ipotesi, che anzichè un solo condomino, avessero seguito la strada del distacco altri 3 condomini su 20, per fare un esempio, non ritengo giusto che la quota dei 4 se la debbano sorbire gli altri 16 condomini, ecco perchè la Cassazione ha statuito in quel senso, altrimenti mi distacco e chi si è visto si è visto.....
Saluti cordiali

Inviato da: IL TUO CONSULENTE GRATUITO il 13.01.09 09:38

Preg.mo Geometra,
La ringrazio per la tempestività nella risposta.
Anche io condivido la posizione dell'amministratore.
Tuttavia - ritenuto dunque illegittimo il distacco poichè avvenuto in difetto delle necessarie preventive dimostrazioni indicate dalla Cass. - resta il problema di capire se, effettivamente, si possa ingiungere al condomino distaccato il pagamento per un consumo in realtà non goduto ovvero se, forse più correttamente, si debba prima fare la perizia e quindi ingiungere solo la somma che verrà imputata al condomino distaccato plurimoroso.
Delle due l'una. Tertium non datur!
Ma, nonostante il granitico orientamento giurisprudenziale che conosciamo, non è affatto chiaro cosa succede quando un condomino si distacca di fatto senza nemmeno avvertire! Dovrà pagare ancora il consumo del gasolio o no?
Recentemente, la Corte App. Roma, Sez. IV, 18/04/2007 ha affermato che "il condomino legittimamente distaccato non deve pagare le spese per l'acquisto del carburante, in assenza di validi e probanti elementi che dimostrino un aggravio di spesa per gli altri condomini in conseguenza del distacco".
Donde, la dimostrazione ricadrebbe sul Condominio!
A questo punto, mi piacerebbe tanto sapere quando un distacco può dirsi realmente legittimo...
Mi scuso per la lunghezza e La ringrazio se potrà chiarirmi quest'ultimo dubbio.
Cordiali saluti
Luca

Inviato da: il 13.01.09 13:06

Bene Luca, il ragionamento sembrerebbe dettato dalla logica, invece bisogna far prevalere la logica sì, ma razionale.
Prima ho posto come caso l'esempio che più condomini si stacchino contemporaneamente dal riscaldamento centralizzato con la pretesa di non versare più un solo euro di combustibile, quindi, facendo prevalere la legalità, non mi sembra corretto che taluni condomini esentandosi dalla spesa danneggino altri che dovrebbero farsene carico, per cui questi condomini hanno il sacrosanto diritto di dimostrare che dal loro distacco ne deriva un grande beneficio economico, in termini di risparmio combustibile, per gli altri condomini e che l'impianto non ne risulti compromesso nella sua funzionalità.
Sono questi condomini a doverlo dimostrare, NON IL CONDOMINIO o l'amministratore.
Il condominio, attraverso l'amministratore, deve solo pretendere il pagamento delle quote.
Naturalmente si sono accavallate tante Sentenze in merito, ma tutte concordano sul fatto che il condomino, NON IL CONDOMINIO, sia l'unico a dover ricorrere a perizie e sottoperizie e a dover dimostrare quanto sopra.
Saluti cordiali

Inviato da: IL TUO CONSULENTE GRATUITO il 13.01.09 14:10

Salve,sarei intenzionato a dividire in due unità immobiliari il mio appartamento, il condominio ,costruito negli anni 65'ha l'impianto centralizzato e vorrei mantenerlo, volevo sapere se nei preventivi di spesa devo tenere in considerazione anche le spese per il progetto di un termotecnico da consegnare con la DIA?? Anche per l'impianto elettrico è obbligatorio il progetto da depositare in comune??

Inviato da: lucabart. il 22.01.09 16:54

Non solo D.I.A., ma anche riaccatastamento, ripartizione dell'unica tabella millesimale in due tabelle distinte per le due unità, dichiarazioni di conformità, certificati sicurezza impianti acqua e gas ecc.
Certamente se si affida all'artigiano o al muratore di turno commette un grave errore, meglio affidarsi a ditta qualificata che possa rilasciare fatture, certificati, dichiarazioni di conformità.
Occorre comunque il geometra per tutte le pratiche.
Saluti

Inviato da: IL TUO CONSULENTE GRATUITO il 23.01.09 12:13

Grazie per la risposta, ma non ho ancora capito se devo obbligatoriamente depositare un progetto termotecnico...o basta una relazione che descriva le opere di ricollocamento dei radiatori...in quanto l'impianto rimane invariato, cambierei solo la disposizione interna dei radiatori.
HO chiesto in giro,ma una risposta certa non la ho ancora trovata...

Inviato da: lucabart il 23.01.09 17:06

La ditta impiantista le dovrà rilasciare la dichiarazione di sicurezza e conformità dei due impianti separati.

Inviato da: IL TUO CONSULENTE GRATUITO il 23.01.09 19:05

Gent.mo Geometra, vorrei cortesemente esporle il mio problema. Tra qualche mese procederò con la ristrutturazione di un appartamento all'ultimo piano di un piccolo condominio (11 appartamenti) provvisto di riscaldamento centralizzato a gasolio. Le spese sono mostruose (circa 1850 euro di cui 150 di manutenzione,e il resto gasolio!) e le temperature scarse (16-17 °C) visto anche lo scarso isolamento termico e la vetustà dell'impianto. La conversione dell'impianto centralizzato a gas sarebbe la miglior soluzione, ma è impossibile causa inadeguatezza del loc. caldaia (e cmq dovrebbe essere approvata), per cui vorrei tentare la via del distacco unilaterale. Sarei disposto (oltre che obbligato per legge) ad accettare l'onere della sola manutenzione e se necessaria anche una piccola quota d'uso da concordare, vorrei quindi chiederle, qual'ora ottenessi la famigerata perizia del termo-tecnico, l'assemblea avrebbe cmq il potere di impedirmi il distacco, piuttosto che deliberare un equo accordo per le spese d'impianto? Ed in caso di delibera positiva, potrebbe negli anni successivi essere revocata in qualche modo? La ringrazio anticipatamente per un suo cortese parere. Distinti Saluti. Antonio

Inviato da: Antonio il 27.01.09 16:43

Antonio, non ha nulla da temere per il futuro perchè la legge e le Sentenze della Cassazione le sono favorevoli.
Lei faccia fare la perizia da un perito TERMOTECNICO e la copia la consegni all'amministratore comunicandogli, se l'esito è positivo, che lei si staccherà unilateralmente perchè installerà il suo impianto, meglio se provvede ad installare una caldaia a condensazione così potrà scaricare i fumi a parete e potrà usufruire della detrazione del 55%.
A questo punto sarà esonerato dalle spese di gestione e di consumo del carburante, ma non ad altre.
Saluti cordiali

Inviato da: IL TUO CONSULENTE GRATUITO il 27.01.09 18:15

GENT.MO GEOMETRA VOLEVO CHIEDERE SE è POSSIBILE RIPENSARCI DOPO AVER FIRMATO UNA LETTERA DI DISDETTA PER UN ALLOGIO DELLE CASE POPOLARI.PS.E MOLTO IMPORTANTE SAPERLO GRAZIE CORDIALI SALUTI

Inviato da: raffaella il 30.01.09 19:55

Raffaella, la sua non è una firma apocrifa, ovvero falsa, ma reale, quindi dovrebbe soltanto recarsi di persona a parlare con il Dirigente che ha ricevuto la sua lettera e vedere se si può fare qualcosa.
Il ripensamento non credo che possa valere, perchè prima di firmare bisogna riflettere.
Saluti cordiali

Inviato da: IL TUO CONSULENTE GRATUITO il 30.01.09 20:14

Buon giorno a tutti. Sono proprietario di uno immobile costituito da 10 appartamenti.
Mio figlio ne occupa due (posizionati uno sopra l'altro, uniti da una scala interna e all'ultimo piano),ma vive in un'altra casa fuori Milano.
In accordo con me ha spento tutti i caloriferi, per cui gli ho concesso di pagare il 33% delle spese di riscaldamento.
Tutto questo dopo aver consultato l'associazione Assoedilizia,l'UPPI e APAICOND che mi hanno confermato la legittimità di quanto sopra.
Due inquilini continuano a contestare questa realtà, dichiarando che l'ssociazione inquilini e un avvocato di "famiglia cristiana" ha dato loro ragione ( dichiarando che mio figlio deve pagare totalmente la sua parte).
Domanda: come mi devo comportare?

Nell'attesa di una vostra gentile risposta porgo distinti saluti.

Inviato da: Felice Claudio Natola il 01.02.09 11:03

Egregio Felice Claudio, ma davvero crede di avere ragione?
Lei, come dicono gli altri condomini, deve pagare fino all'ultimo euro STOP.
Ragioni per LOGICA RAZIONALE e si renderà conto del suo errore:
Ammettiamno che nel condominio di 10 appartamenti almeno 6 condomini decidano di comportarsi nella stessa sua maniera, versando solo il 30% della spesa del riscaldamento perchè non ci abitano, cosa capiterebbe agli altri 4 condomini?
Lei, se fosse uno di questi 4 poveri sprovveduti, cosa farebbe?
Pagherebbe per loro il 420% della spesa?
Per piacere receda dalle sue intenzioni e paghi tutto ciò che c'è da pagare, ma proprio TUTTO come se ci abitasse.
Il fatto di tenere chiusa la casa è un problema suo, quindi non può far ricadere sugli altri le sue scele.
Saluti cordiali

Inviato da: IL TUO CONSULENTE GRATUITO il 01.02.09 12:50

Buongiorno, volevo sottoporle un quesito, io sono proprietaria di un appartamento e due anni fa l'assemblea a maggioranza ha deliberato la trasfformazione dal riscaldamento centralizzato a quello termoautonomo. Orbene sono passati due anni senza che nessun progetto venisse presnetato e quindi nessun lavoro iniziasse solo il mese scorso durante un'assemblea è stato presentata la relazione tecnica, e proprio durante tale assemblea quasi tutti i condomini circa la maggioranza ha manifestato di essere contrarai alla trasformazione illo tempore deliberata cosa si può fare per far valere ora questa maggioranza di pensiero?
Saluti cordiali

Inviato da: lodovica moro il 09.02.09 16:47

risposto in privato-

Inviato da: IL TUO CONSULENTE GRATUITO il 10.02.09 08:53

GENT.MO GEOMETRA Buonasera. Nel condomio dove vivo (con riscaldamento centralizzato a gas) di 12 apartamenti(1 con impianto autonomo) tra cui 9 di un solo proprietario, di cui 4 appartamenti vuoti con i termosifoni chiusi. In consuntivo 2007/2008 ed in quello di quest anno, al proprietario di questi 4 appartamenti le spese per il riscaldamento sono solo 30% il resto de le loro quote per il riscaldamento sono state ripartite sui restanti condomini proprietari (come motivazione si fa riferimento a una delibera assembleare di qualqe ano anno fa in quale abbiamo deciso che al proprietario che avveva meso impianto autonomo deve pagare una quota di 30%).


Rivolgendomi al amministratore mi dice che il proprietario non vuole pagare di piu, perche chiudendo i termosifoni ce un risparmio di carburante e mi dice che se ce qualcosa che non mi va devo aspetare la prosima assembleea di condominio (fra 8 mesi) e di parlarne al momento, fino ad alora dovro pagare le spese cosi come sono state previste in consuntivo.

Tra l’altro uno di questi appartamenti vuoti si trova sotto il mio: ecco spiegato perche il pavimento di casa mia quest’inverno e gelido sebbene i caloriferi andassero al massimo ed altro e l’appartamento adiancente al mio, in pratica mi trovo tra due appartamenti “freddi”.
Un'altra cosa, gia da due anni al assemblea la persona che raprezenta proprietario di 9 appartamenti e l'amministratore.
E corretto e consentito?


Vi sarei molto grato se mi poteste chiarire le idee e darmi degli informazioni utile per potere uscire da questa situazione.


Inviato da: oleg il 16.02.09 19:53

Egregio utente, le cose non stanno affatto come le ha intese l'amministratore IN PRIMIS e come le ha intese il proprietario degli appartamenti sfitti e disabitati.
Se il regolamento di condominio contrattuale, ammesso che esista, sancisce che gli immobili disabitati sono esentati da talune spese, come il riscaldamento per esempio, allora va bene, bisogna rispettare quanto trascritto in esso perchè contratto, diversamente non c'è santo che tenga, le spese vanno pagate fino in fondo proprio come se fossero abitati gli appartamenti.
Nessuno, nè l'amministratore IN PRIMIS nè un condomino qualunque può INCIDERE sugli interessi del singolo.
Vuole un consiglio: Indirizzi una bella lettera di protesta all'amministratore minacciando di ricorrere al giudice se non rivede tutti i conteggi SBAGLIATI, FAZIOSI, LADRI e DI PARTE e se non le restituisce indietro quanto versato in più.
L'amministratore, accettando le deleghe del proprietario che detiene la maggioranza millesimale, ma non numerica, è una persona estremamente SCORRETTA al servizio del condomino PADRONE e non della collettività:
c'è un conflitto di interessi SPAVENTOSO, ALLUCINANTE!!!
Saluti

Inviato da: IL TUO CONSULENTE GRATUITO il 17.02.09 07:17

Tante grazie per il chiarimento e per il consiglio!

Inviato da: il 17.02.09 21:56

Tante grazie per il chiarimento e per il consiglio!

Inviato da: oleg il 17.02.09 21:56

Sono proprietaria in via esclusiva di un'ala di un fabbricato (tranne un fondo al piano terra) mentre due miei cugini sono proprietari pro indiviso in via esclusiva di un'altra ala.
Vorremmo fare in modo che ciascuna parte fosse responsabile in via esclusiva della facciata, dei muri perimetrali della propria ala, in modo da essere libera di decidere della manutenzione, modifica (apertura finestre o porte) o rifacimento della facciata. Vorremmo anche che la responsabilita' civile e penale di ciascuna parte di facciata fosse a carico del proprietario di quell'ala. E' necessario fare una vendita o permuta di parti comuni o e' sufficiente stabilirlo nel regolamento di condominio affinche' la responsabilita' civile e penale sia opponibile ai terzi?
Grazie per la risposta.

Inviato da: Lisa Andreini il 26.03.09 09:27

Gentile utente, senza leggere la documentazione comunale, catastale e rogiti è difficile esprimersi, perchè a mio parere l'edificio è unico, così pure il decoro architettonico, poi bisogna rendersi conto, le conviene interpellare un geometra del luogo.
Saluti

Inviato da: CONSULENTE Geom.TERRACCIANO il 26.03.09 17:27

Salve, volevo sapere informazioni o consigli per un caso, penso, particolare..mi spiego.
Ho ristrutturato un appartamento di mia proprietà, successivamente mi è stata fatta un'offerta, la quale ha meritato la mia attenzione e succesivamente la vendita dell'immobile.
Il problema è che l'attuale proprietario mi ha fatto causa, dicendo che l'appartamento non ha i requisiti igienico sanitari per l'abitabilità, con richiesta danni, con documento dell'usl, che ne testimonia le condizioni di elevata umidità;
Io ho vissuto regolarmente nell'abitazione, e l'umidità l'avevo percepita ma in lieve entità, vista l'ubicazione al piano terra dell'immobile, e viste le pareti in sasso antiche, che lo delimitano;Ora la casa viene utilizzata come casa di campagna, e penso che il poco utilizzo di quest'ultima, comporti il peggioramento dello stato di salubrità. Chiedo un consilgio su come posso muovermi per affrontare la vicenda, il mio avvocato è già informato dei fatti...
Grazie per la disponibilità...

Inviato da: cittadino il 30.03.09 15:08

E' proprio l'avvocato a dover dipanare la matassa e dimostrare, a seguito di perizie, le sue ragioni.
Saluti

Inviato da: ESPERTO Geom. TERRACCIANO il 30.03.09 22:36

Salve, vivo in una palazzina degli anni '50 dove vi sono 6 scale per un totale di 48 appartamenti ed un impianto di riscaldamento centralizzato, ma non vi è alcun condominio legalmente costituito (non so se ciò sia possibile, non so se comunque è costituito de facto, ma niente che a noi risulti). Il fatto che non vi sia un condominio legalmente costituito, ne tantomento un regolamento condominiale, modifica i doveri dei singoli proprietari? In particolare, volendosi staccare dall'impianto, può non valere l'obbligo del pagamento dei costi di manutenzione? Grazie mille.

Inviato da: alessandro_roma il 13.04.09 20:15

Alessandro, lei ha descritto una situazione ANOMALA di AUTOGESTIONE che ai tempi d'oggi è INCONCEPIBILE.
A questo punto è complicato fornire consigli e/o suggerimenti, perchè si è fatta una gran confusione tra lecito e illecito, quindi qualsiasi atteggiamento unilaterale dovrebbe star bene o così o pomì.
Saluti cordiali

Inviato da: RISPONDE IL CONSULENTE geom.TERRACCIANO il 14.04.09 15:12

.

Inviato da: antonio il 15.04.09 08:02

Salve, stò ristrutturando un appartamento in condominio anni 60',con impianto centralizzato, e per produrre acqua calda nel periodo estivo vengono utilizzati bruciatori a gas.
Nella ristrutturazione, ho demolito un angolo di cm80x80, perchè dal catastale risultava nella mia proprietà, ma all'interno di questo angolo nel lato esterno ho trivato una canna fumaria e non sò se questa è di esalazione cappa cucina o ancora peggio esalazione bruciatore...cosa devo fare? Posso togliere la canna?Ho verificato che l'appartamento sotto al mio non la utilizza, ma come posso sapere se altri appartamenti sotto al mio(5 PIANO) non la utilizzano?

Inviato da: il 17.04.09 11:40

Chieda a tutti i proprietari di quelle verticale cosa hanno fatto in proposito, perchè potrebbe essere già stata demolita da qualche altro, se poi è la canna fumaria per scarico cappe cucina, allora bisognerà ripristinarla.
Saluti cordiali

Inviato da: RISPONDE IL CONSULENTE geom.TERRACCIANO il 17.04.09 12:22

buona sera,io abito in un condominio di 23 apartamenti, la caldaia viene accesa solo d'inverno per riscaldamento e acqua calda,vorrei sapere se io ho il diritto di avere acqua calda per 12 mesi al anno (e a che prezo x mc) visto che e una caldaia centralizata per 23 apartamenti, di quale 3 abitati tutto l'anno(il resto case di vacanza),anche se tutti noi abiamo anche il boiler elettrico ? Grazie

Inviato da: valentino il 28.05.09 15:47

Certamente che le deve essere garantito il servizio per 12 mesi, tutto dipende da come è gestito lo stabile, da chi lo gestisce, perchè, caro utente, se a gestirlo è un ignorante, allora questi sono i risultati, purtroppo.
Saluti cordiali

Inviato da: IL TUO CONSULENTE geom TERRACCIANO il 29.05.09 16:00

commenti.cgi">
Buongiorno!
Vorremmo acquistare uno dei tre appartamenti di una piccola palazzina di tre piani. Tra i vari lavori che intenderemmo fare ci sarebbe quello di rinnovare l'impianto di riscaldamento (l'attuale impianto è a gasolio e le spese annuali sono di circa Euro 2.500 per ciascun proprietario).
Mi è stato detto che, trattandosi di una palazzina con meno di quattro unità abitative, la legislazione sui condomini non si applica e che quindi l'eventuale distacco dall'impianto centralizzato potrebbe essere fatto senza dover richiedere il consenso agli altri proprietari (a parte la dovuta comunicazione per ovvi motivi di convivenza civile) e senza obbligarci ad alcuna partecipazione alle spese né di manutenzione né di acquisto carburante. E' vero?
La proprietà è formata oltre che da un garage, da una cantina e dall'appartamento, anche da una soffitta che, però, il proprietario non intenderebbe vendere. Questo fatto potrebbe modificare la situazione in nostro sfavore?
Grazie dell'attenzione e buon lavoro.
laura

Inviato da: Laura il 04.06.09 09:31

Buongiorno!
Vorremmo acquistare uno dei tre appartamenti di una piccola palazzina di tre piani. Tra i vari lavori che intenderemmo fare ci sarebbe quello di rinnovare l'impianto di riscaldamento (l'attuale impianto è a gasolio e le spese annuali sono di circa Euro 2.500 per ciascun proprietario).
Mi è stato detto che, trattandosi di una palazzina con meno di quattro unità abitative, la legislazione sui condomini non si applica e che quindi l'eventuale distacco dall'impianto centralizzato potrebbe essere fatto senza dover richiedere il consenso agli altri proprietari (a parte la dovuta comunicazione per ovvi motivi di convivenza civile) e senza obbligarci ad alcuna partecipazione alle spese né di manutenzione né di acquisto carburante. E' vero?
La proprietà è formata oltre che da un garage, da una cantina e dall'appartamento, anche da una soffitta che, però, il proprietario non intenderebbe vendere. Questo fatto potrebbe modificare la situazione in nostro sfavore?
Grazie dell'attenzione e buon lavoro.
laura

Inviato da: Laura il 04.06.09 09:32

Laura, l'hanno proprio informata male.
Il condominio composto da 4 unità immobiliari intestate a 4 proprietari diversi è un CONDOMINIO a tutti gli effetti di legge, l'unica differenza che non c'è l'obbligo di nominare un amministratore, ma c'è, comunque, l'obbligo di nominare una persona interna o esterna che svolga le mansioni inerenti la professione.
Quindi il condominio deve avere il codice fiscale è soggetto alla normativa fiscale e a quella sulla sicurezza degli impianti, deve avere la dichiarazione di conformità per l'impianto elettrico, deve formalizzare le assemblee ecc.
Quindi, NON CAMBIA PROPRIO NULLA.
Chiunque può prendere l'iniziativa di convocare l'assemblea FORMALMENTE e proporre di discutere e approvare questo o quell'argomento, compresa la soppressione dell'impianto di riscaldamento centralizzato o la conversione da gasolio a gas metano.
Se non si è in grado di gestire il condominio e per non finire nel CAOS, sarebbe opportuno nominare comunque un amministratore ESTERNO.
Diversamente è CAOS.
Saluti cordiali

Inviato da: IL TUO CONSULENTE geom TERRACCIANO il 04.06.09 11:46

Grazie della sollecita risposta.
Sottolineo, però, che la palazzina è composta SOLO DA TRE appartamenti, non da quattro e so che uno dei tre proprietari svolge le funzioni di "capo-casa". Il fatto che i proprietari siano TRE modifica sostanzialmente la situazione per quel che riguarda gli obblighi relativi alle spese per il riscaldamento e l'eventuale distacco dalla caldaia comune?
E, nel caso in cui la proprietà dell'appartamento che ci interessa venisse suddivisa in due particelle di cui però SOLO UNA ADIBITA AD ABITAZIONE (in quanto la restante parte è una soffitta non abitabile) si dovrebbe considerare un condominio?
La ringrazio anticipatamente per la precisazione.
laura

Inviato da: Laura il 04.06.09 12:20

NO. la sostanza non muta, nemmeno se si trattasse di condominio MINIMO, composto da due soli condomini.
La soffitta, in quanto tale, non modifica alcuna situazione.
l'abitabilità dovrebbe essere sostanziale e non fittizia con la regolarizzazione di tutti i documenti comunali e catastali, dicasi tutti, ma questa è UTOPIA.
Saluti

Inviato da: IL TUO CONSULENTE geom TERRACCIANO il 04.06.09 14:27

Buongiorno, sono uno dei dieci condomini risiedenti nel palazzo dove ho la mia residenza. Attualmente siamo dotati di un riscaldamento centralizzato; in 3/4 famiglie vorremmo staccarci da tale forma di riscaldamento e passare ad una forma autonoma. Ne ho sentite di tutti i colori; sa indicarmi, se fattibile, una legge che ce lo consenta o una cassazione? E se si, a quali forme di pagamento saremo tenuti e in che proporzione?
Io abito a Como.
Grazie
Distinti saluti

Inviato da: vINCENZO F. il 26.06.09 12:54

DISTACCO RISCALDAMENTO
Il condomino può legittimamente rinunciare a usufruire del servizio di riscaldamento centralizzato e "staccarsi" da solo, sulla base di una propria scelta individuale, dall'impianto comune. Ma questo è possibile soltanto se riesce a dimostrare, con una PERIZIA TECNICA, che questa sua decisione non comporta né un aggravio di spese per coloro che continuano a usufruire del riscaldamento centralizzato né un danno alla funzionalità dell'impianto o uno squilibrio termico del l'intero edificio, tali da pregiudicare la regolare erogazione del servizio. Gli obblighi che rimangono Inoltre, i condomini rinunciatari non possono comunque evitare di contribuire alle spese di conservazione e di manutenzione dell'impianto. La legge dispone infatti che nessuno, pur rinunziando al diritto sulle cose comuni, può essere esentato dal pagamento delle spese necessarie per la loro conservazione. Anche dopo il distacco, dunque, il condomino rimane sempre comproprietario del l'impianto centrale e deve continuare a sostenere gli oneri relativi alla manutenzione e al l'adeguamento del bene. Può invece essere esonerato, in tutto o in parte, dalle spese di consumo o di esercizio riguardanti un servizio di cui non usufruisce. Ma possono restare a suo carico, alternativamente, gli eventuali maggiori oneri che – nonostante la perizia tecnica presentata a suo tempo sostenesse il contrario – gli altri condomini si vedono nei fatti costretti a sopportare in conseguenza della sua rinunzia. Oppure sarà tenuto a contribuire con una quota forfettaria per il calore di cui usufruisce indirettamente la sua unità immobiliare, per il solo fatto che si trova comunque collocata all'interno di un edificio riscaldato. Il distacco dall'impianto centralizzato non è di regola subordinato a un'autorizzazione da parte dell'assemblea, chiamata semmai a valutare la sussistenza dei presupposti che possono portare ad autorizzare il distacco. Stop da regolamento Se è di natura contrattuale (cioè se è stato inserito direttamente nel rogito da parte del costruttore) il regolamento di condominio può negare totalmente la possibilità di distacco che, in questo caso, è preventivamente considerato illecito anche se il condomino riesce a dimostrare l'assenza di qualunque pregiudizio per gli altri condomini. Può anche essere previsto l'obbligo di continuare a partecipare totalmente alle spese del servizio, nonostante il distacco dall'impianto. Una simile disposizione è senza dubbio riconducibile a quelle che attribuiscono diritti o impongono obblighi ai condomini e che, come tali, risultano modificabili solo in presenza del consenso unanime di tutti i condomini.
GEOM. Oreste Terracciano

Inviato da: CONSULENTE GRATUITO GEOM.TERRACCIANO il 27.06.09 12:29

EGR.GEOM.Terracciano,volvo fareLe una domanda,mi potrebbe dire quali sono le normative in puglia (CERIGNOLA)circa l'installazione di una caldaia murale a gas in BAGNO?in lombardia è vietatissimo,pero l'installatore a Cerignola dice che è possibile,che devo fare????
Per quanto mi riguarda lo staccarsi dalla centrale termica condominiale,io mi sono staccato e pago d'accordo con l'assemblea,circa il 20% delle spese straordinarie e gestionali.
Grazie di una Sua e gradita risposta.
Saluti Cosimo

Inviato da: cosimo il 09.07.09 20:44

PER LEI DA UN SITO AFFIDABILE:

Le caldaie murali: usi civili
Rispetto alle tradizionali caldaie a basamento, quelle murali risultano essere di dimensioni più ridotte.

Le caldaie murali hanno pian piano sostituito le caldaie centralizzate. Le caldaie concepite dalle nuove tecnologie risultano garanti di alta comodità di gestione e anche di facile uso. Grazie alle loro prestazioni, questi impianti rappresentano la scelta ideale per il riscaldamento domestico quindi sia degli ambienti che dell’acqua sanitaria. L’uso di caldaie di tipo murale ricorre frequentemente in contesti civili dove gli spazi necessari per l’installazione sono ridotti o del tutto assenti. Per intenderci ci riferiamo a quelli appartamentini condominiali che hanno riscaldamento autonomo. Anche per il processo di metanizzazione le installazioni di caldaie murali stanno prendendo sempre più accelerazione.

Caldaie Murali
Queste caldaie sono tipicamente costituite da uno scambiatore in acciaio ed inoltre hanno una peculiarità che le contraddistingue: sono di dimensioni compatte.

Gli scambiatori istallati in questi tipi di caldaia sono di un acciaio speciale concepito per offrire resistenza alle alte temperature e alla conseguente corrosione legata ad esse (acciaio austenitico). Generalmente questo tipo di generatori di calore è correlato da un bollitore necessario per la produzione di acqua calda sanitaria, quest’ultimo pur avendo delle dimensioni ridotte sviluppa un’ alta capacità di scambio anche se in molti casi viene istallato uno scambiatore sanitario rapido che produce l’acqua calda in tempi brevissimi, istantaneamente. Alla luce della normativa in vigore (Legge 10/91 e DPR 412 )che tende a garantire la necessaria sicurezza relativa allo scarico di fumi, il mercato italiano si è andato evolvendo riguardo all'installazione di caldaie a camera stagna a tiraggio forzato.

Le caldaie a camera stagna sono così dette poichè il processo di combustione avviene in una camera chiusa, da qui stagna, completamente isolata; rimane logicamente la necessità di prelevare l’aria per la miccia, processo che avviene tramite apposito condotto. A causa del fatto che l’aria deve essere condotta all’interno della camera stagna, il sistema possiede degli elettroventilatori concepiti per prelevare aria dall’esterno e forzarla, da qui caldaia a tiraggio forzato, all’interno con pressione per obbligare i fumi a salire verso il camino. Tuttavia c’e da sapere che malgrado l’elevata funzionalità dell’espulsione dei fumi attraverso delle condotte di fumisteria, che evitano quindi un eventuale travaso del fumo nelle abitazioni, ad esse sono legate certe problematiche riguardo la sicurezza: le pareti dei comignoli per la fuoriuscita del fumo subiscono un alta pressione dall’interno verso l’esterno che tende a farli “spaccare”, di conseguenza una buona caldaie deve garantire la tenuta di questi ultimi nel tempo.

Le caldaie murali possono essere installate in ambienti interni od esterni, per il secondo caso è previsto un armadietto contenitore.

Il processo evolutivo di questi ultimi tipi di caldaie e rappresentato dalle caldaie a “condensazione” , generatore di calore che ha la peculiarità di recuperare il calore sprigionato dalla condensazione con un conseguente miglioramento del rendimento termico e riduzione di emissioni di azoto nell’aria.

Questi prodotti sono così comodi da gestire che rappresentano oramai la scelta moderna nel campo del riscaldamento e della produzione di acqua calda sanitaria.

Secondo il mio parere di tecnico oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante.
Saluti cordiali

Inviato da: GEOM.TERRACCIANO-CONSULENTE GRATUITO il 10.07.09 10:56

Gent.mo Geometra,
ho acquistato lo scorso anno due fondi accatastati C2 e non aventi l'abitabilità, frutto di un frazionamento eseguito dal vecchio proprietario, secondo le norme di edificabilità previste dal nostro comune (Firenze) e dopo averne perciò ottenuto i relativi permessi e quindi regolarmente registrati a lavori utlimati, di un vecchio appartamento nel seminterrato di uno stabile che è stato perciò suddiviso nei due locali di mia nuova proprietà e in due garages acquistati da altri due condomini. I locali hanno l'impianto di riscaldamento (3 piccoli termosifoni ciascuno) allacciato a quello centralizzato del palazzo e pur non potendo usufruirne se non come magazzini e potendoli quindi affittare solo ed esclusivamente per questo uso, mi trovo a dover pagare circa 800 euro l'anno di spese di gasolio per la suddivisione millesimale dei consumi per il riscaldamento. I locali vengono visitati, per ovvi motivi d'uso, per pochissime ore settimanali senza perciò soggiornarvi, oltretutto tenendo i termosifoni completamente chiusi, per la natura stessa dei locali posti sottoterra, conservano lo stesso una temperatura gradevole. Vorrei sapere se posso chiedere l'esclusione dall'impianto di riscaldamento, con la piombatura dei caloriferi, e quindi l'esonero dalle spese per acquisto e per l'uso del gasolio per il riscaldamento, pur lasciando a mio carico le spese per la coservazione dell'impianto, come previsto dal codice civile. Nel caso fosse possibile, qual'è la procedura corretta per presentare la domanda di esclusione all'amministrazione del condomionio?
In attesa di una sua cortese risposta la ringrazio le porgo codiali saluti.

Inviato da: Monique777_7 il 14.07.09 10:52

DISTACCO DA IMPIANTO CENTRALIZZATO RISCALDAMENTO
Il condomino e' sempre obbligato a pagare le spese di conservazione dell'impianto di riscaldamento centrale anche quando sia stato autorizzato a rinunziare all'uso del riscaldamento centralizzato e a distaccare le diramazioni della sua unita' immobiliare dall'impianto comune, ovvero abbia offerto la prova che dal distacco non derivano ne' un aggravio di gestione o uno squilibrio termico, essendo in tal caso esonerato soltanto dall'obbligo del pagamento delle spese occorrenti per il suo uso, se il contrario non risulti dal regolamento condominiale.
Di conseguenza, e' legittima la delibera condominiale che pone a carico anche dei condomini che si siano distaccati dall'impianto di riscaldamento le spese occorrenti per la sostituzione della caldaia, posto che l'impianto centralizzato costituisce un accessorio di proprieta' comune, al quale i predetti potranno comunque riallacciare la propria unita' immobiliare.

Saluti cordiali

(Sentenza Cassazione civile, sezione II, 29 marzo 2007, n. 7708)

Inviato da: geom.TERRACCIANO-CONSULENTE GRATUITO il 14.07.09 11:48

Salve, posso sapere cosa conviene fare, in poche parole nella casa di mia madre formata da una ammezzato e un primo piano, fino a 10 anni fa funzionava un impianto di riscaldamento con un bruciatore a nafta che riscalda la caldaia di 20 mila kcal, impianto risalente a 25 anni fa con tubi di ferro che alimentano circa 8 radiatrori. Dato che ora ho a disposizione il metano volevo chiedere se conviene, mettere un semplice scaldino indipendente per l'acqua calda e sostituire il bruciatore con uno a gas metano, oppure mettere una caldaia indipendente che oltre a l'acqua calda funziona da riscaldamento rifacendo l'impianto con tubi fatti passare sotto traccia nelle pareti esterne dei muri della casa. Grazie buon lavoro - spero di essere stato chiaro

Inviato da: Salvo il 13.08.09 07:33

Sarebbe più giusto provvedere alla sua soluzione finale:
Caldaia a condensazione (OTTIMA) che possa servire al duplice scopo, riscaldamento e produzione di acqua calda, anche se c'è da rifare l'impianto in casa, ma date le dimensioni....
Saluti

Inviato da: CONSULENTE geom.TERRACCIANO il 13.08.09 13:50

Geom. Terracciano buongiorno

Ho un problema molto simile a quello che ha espresso la Dott.ssa Laura il 20-21/11/08.
Sino al 1996 il condominio, dove solo nel 2004 ho comprato un appartamento, si autogestiva per quanto riguardava la ripartizione delle spese condominiali.
Solo dal 1998 si sono alternati Amministratori di professione.
Nel 1995 due condomini si sono staccati dall'impianto termico centralizzato senza presentare alcuna perizia tecnica a supporto della loro azione.
Sta di fatto che dal 1996 questi due condomini sono esenti da qualsiasi spese (energetica o manutentiva) relativa al riscaldamento centralizzato.

Nel 2004 in occasione della prima riunione condominiale, ma anche in tutte quelle successive, ho fatto presente le mie riserve circa la correttezza del riparto delle spese ottenendo solo di essere deriso per la mia segnalazione.

Lo stesso Amministratore che ben dovrebbe conoscere la materia a riguardo si è guardato bene dal evadere i miei dubbi anzi ha addiritttura omesso la mia segnalazione dal verbale di assemblea.
Non intendo per il futuro essere oggetto di soprusi o insulti per le prossime assemblee condominiali.

Le chiedo se malgrado sia entrato in quel condominio nel 2004, è nel mio diritto fare in modo che chi si e staccato dal centralizzato produca la perizia tecnica relativa, ed in che modo posso far valere questi miei diritti.

La ringrazio molto per i suggerimenti che vorra fornirmi.
Gianluca

Inviato da: Gianluca il 06.09.09 16:59

Gianluca, essere entrati a far parte del condominio, ove si pregia di risiedere, nell'anno 2004,la mette nelle condizioni di non approvare il rendiconto e ricorrere al giudice per i motivi sacrosanti da lei evidenziati.
Solo, esclusivamente, il ricorso al giudice le potrà dare la soddisfazione di vedere riconosciuti i suoi diritti, diversamente sono soltanto chiacchiere.
Tuttavia può anche ricorrere, per una situazione riscontrata che la danneggia, per richiedere il ricalcolo di tutti i conteggi dall'anno 2004.
Come vede bisogna soltanto avere il tempo di procedere.
Cordiali saluti

Inviato da: IL TUO CONSULENTE GRATUITO il 06.09.09 19:49

Salve a tutti. Abito in un appartamento all'ultimo piano di uno stabile abbastanza vecchio e il riscaldamento centralizzato oltre ad essere costoso (a gasolio) non era sufficiente a riscaldare il mio appartamento. Per questo dopo essermi documentato in merito, a settembre 2008 ho comunicato al condominio di voler procedere al distacco del mio appartamento dall'impianto di riscaldamento centralizzato. A ottobre 2008 ho effettivamente fatto eseguire il distacco e il 22 Novembre un ingegnere ha fatto un sopralluogo nel mio appartamento. in data 15 dicembre ho consegnato al condominio la perizia tecnica in cui l'ingegnere attesta che alla data del 22 Novembre l'appartamento risultava distaccato dall'impianto centralizzato e tale distacco non provocava nè aggravio di spese per il resto del condominio nè squilibrio termico. Qualche giorno fa l'amministratore ha prodotto il bilancio consuntivo nel quale mi attribuisce una quota relativa al primo carico di gasolio effettuato in data 7 novembre. ho contestato tale ripartizione in quanto non ho goduto del riscaldamento ma l'amministratore dice che la perizia gli è stata consegnata a metà dicembre e per lui quella è la data di riferimento. E' corretto il comportamento dell'amministratore? C'è qualche riferimento normativo in merito? grazie mille

Inviato da: ddavide82 il 09.09.09 14:12

Totò direbbe: QUISQUIGLIE!!!
Da napoletano verace le dico lo stesso, proprio in virtù del fatto che ritengo oltremodo corretto il comportamento dell'amministratore, ma anche il suo, perchè ha operato in NOME DELLA LEGGE E DELLA NORMATIVA.
Complimenti Davide.
cordiali saluti

Inviato da: IL TUO CONSULENTE GRATUITO il 09.09.09 17:33

Grazie per la risposta... ma forse non mi è chiara! secondo lei fa fede la data di ricezione della perizia o la data in cui è avvenuto il sopralluogo ai fini della ripartizione delle spese del gasolio? a suo parere le modalità con cui ho effettuato il distacco sono corrette? il condominio può chiedere che io contribuisca comunque alle spese di gasolio? ancora grazie e buona giornata

Inviato da: ddavide82 il 10.09.09 09:05

Ho praticamente detto che l'amministratore ha proprio ragione.
Cordialità

Inviato da: IL TUO CONSULENTE GRATUITO il 10.09.09 11:24

Egregio ingegnere,
vorrei chiederle se, avendo ristrutturato un appartamento, corre l'obbligo alla ditta installatrice di sezionare gli impianti sia come tubazioni che come scatole di derivazione, visto che hanno passato tutti i fili nelle stesse scatole e senza separatore. In pratica le scatole sono grovigli di fili di tutti gli impianti (citofono, antenna, diff. sonora, prese e luce). E' corretto o posso rivalermi di qualcosa?
Grazie.
Orazio Conti

Inviato da: orazio il 10.09.09 12:29

Egregio Orazio, sono geometra e non ingegnere.
Di questi lavori fatti senza una regola impiantistica ne ho visti molti, per cui tutto quello che poteva fare l'avrebbe dovuto fare durante le fasi di esecuzione dei lavori e non alla fine.
Questo la pone in una condizione di disagio senza dubbio, ma, ora, carissimo, dovrebbe farsi redigere un perizia di parte da un ingegnere del settore e contestare non so fino a quale punto, visto che abbiamo un sistema giustizia che fa acqua da tutte le parti.
Intanto interpelli almeno una ditta di impiantistica per capire.
Cordiali saluti

Inviato da: IL TUO CONSULENTE GRATUITO il 10.09.09 14:20

Mi chiedo se esista una normativa (di legge o di buona tecnica)che definisca a quale temperatura minima debbono essere mantenuti gli appartamenti vuoti in presenza di condominio con impianto centralizzato e contabilizzazione dei consumi. Risulta ovvio che, in presenza di appartamenti vuoti non riscaldati, gli appartamenti adiacenti subiscano un maggiore consumo anche per riscaldare parzialmente proprio le volumetrie vuote. Esiste inoltre un obbligo a garantire la temperatura antigelo negli appartamenti vuoti ?. Grazie
Paolo Waldbrunner

Inviato da: PaoloWald il 22.09.09 11:25

Non conosco la normativa, mi dispiace, ma non credo che esista in tal senso.
Saluti

Inviato da: Geom. Oreste TERRACCIANO-CONSULENTE il 22.09.09 14:31

Gent.mo, gradirei sapere se è già entrata in vigore la legge che attribuisce un altro alloggio dell'aler ovvero più piccolo per una famiglia di 2 persone attualmente occupano circa 80 metri (affittuari)

Inviato da: rosa il 24.09.09 19:24

Con il motore di ricerca cerchi:
aler assegnazione alloggi e legga se c'è qualcosa di nuovo.
Cordiali saluti

Inviato da: CONSULENTE GRATUITO- geom. TERRACCIANO il 24.09.09 19:30

Buongiorno,
vorrei fare una domanda: vivo in affitto con l'impianto di riscaldamento centralizzato. Il mese scorso il mio proprietario ha detto che a partire da questo mese vuole fare i lavori per il riscaldamento autonomo a sue spese ma io non voglio perchè penso che dopo questi lavori vorrà sicuramente l'aumento. La domanda che voglio fare è se posso rifiutarmi di far istallare l'impianto autonomo. grazie

Inviato da: Antonio il 12.10.09 13:18

Antonio, è fuori strada.
Non conosco i motivi della scelta del locatore, se obbligata da una soppressione del centralizzato o individuale, ciò che importa è il fatto che a lei debba essere comunque garantito il servizio perchè previsto.
Intanto chieda quali sono i motivi che lo hanno indirizzato verso l'autonomo, poi, ritengo, che non possa sottrarsi ai lavori, anche se dovrà subire qualche disagio.
Se la sua preoccupazione è l'aumento, ebbene, le dico che è ingiustificata, perchè il canone non muterà consistenza fino alla sua fine, quindi non è ipotizzabile alcun aumento.
Tuttavia chieda e s'informi adeguatamente.
Saluti cordiali

Inviato da: CONSULENTE GRATUITO- geom. TERRACCIANO il 12.10.09 15:09

buonasera vorrei fare una domanda , faccio parte di un condominio con sei scale con un impianto centralizzato a gas, la mia scala vuole staccarsi dall'impianto e installare una caldaia a condensazione centralizzata, a quali spese incorriamo anche rispetto alle pratiche relative al rilascio dei nuovi CPI e libretti matricolari ISPESL

Inviato da: michele il 14.10.09 16:09

DISTACCO DA IMPIANTO CENTRALIZZATO RISCALDAMENTO
Il condomino e' sempre obbligato a pagare le spese di conservazione dell'impianto di riscaldamento centrale anche quando sia stato autorizzato a rinunziare all'uso del riscaldamento centralizzato e a distaccare le diramazioni della sua unita' immobiliare dall'impianto comune, ovvero abbia offerto la prova che dal distacco non derivano ne' un aggravio di gestione o uno squilibrio termico, essendo in tal caso esonerato soltanto dall'obbligo del pagamento delle spese occorrenti per il suo uso, se il contrario non risulti dal regolamento condominiale.
Di conseguenza, e' legittima la delibera condominiale che pone a carico anche dei condomini che si siano distaccati dall'impianto di riscaldamento le spese occorrenti per la sostituzione della caldaia, posto che l'impianto centralizzato costituisce un accessorio di proprieta' comune, al quale i predetti potranno comunque riallacciare la propria unita' immobiliare.

(Sentenza Cassazione civile, sezione II, 29 marzo 2007, n. 7708)

Detto questo bisogna cosiderare, poi, la possibilità concreta di attuare la modifica/trasformazione attraverso la presentazione di un progetto perchè, ritengo che si debba anche utilizzare l'attuale locale caldaia.
Saluti

Inviato da: CONSULENTE GRATUITO- geom. TERRACCIANO il 14.10.09 18:16

buonasera, volevo porre questo quesito:
vivo in un condominio con riscaldamento centralizzato, dove per svariati motivi, è difficile ottenere i pagamenti puntuali da parte di molti condomini.
Questo ha portato (per il secondo anno consecutivo) al non pagamento di alcune bollette del gas per il riscaldamento dell'inverno scorso, con conseguente distacco della fornitura.
L'anno scorso scrissi una lettera all'amministratore dove chiedevo la riattivazione entro un tot di giorni oppure in automatico mi ritenevo svincolato dal pagamento del risc. centralizzato.
Quest'anno avevo intenzione di rifare la stessa cosa, ma è la strada giusta da seguire?

Inviato da: paolo il 19.10.09 18:16

NO, Paolo, non è questa la strada da seguire.
Se c'è da perseguire qualcuno, questo qualcuno è l'amministratore, perchè ha consentito che si verificasse un episodio simile, mentre avrebbe dovuto chiedere, senza se e senza ma, il decreto ingiuntivo nei confronti dei morosi e poi convocare l'assemblea per farsi autorizzare ad istituire un FONDO CASSA AD HOC per far fronte alle minori temporanee entrate.
Invece, pur di mantenersi il cliente CONDOMINIO,ha permesso che lo stesso fosse privato dell'utenza GAS.
ALLUCINANTE!!!
Cordiali saluti

Inviato da: CONSULENTE GRATUITO- geom. TERRACCIANO il 19.10.09 19:23

Gentile Geomatra Terracciano, vivo in un "condominio" composto da 3 famiglie (inclusa la nostra) con riscaldamento centralizzato. Vorremmo staccarci. Avrò comunque delle spese da corrispondere per la caldaia dalla quale mi staccherò? So che nei veri condomini succede questo, ma anche per noi che siamo 3 famiglie?

Grazie in anticipo e buona giornata.

Inviato da: luca il 21.10.09 13:21

Luca, sfatiamo subito un tabù:
IL VOSTRO E' UN CONDOMINIO CON LA "" C "" MAIUSCOLA, PER CUI E' SOGGETTO A TUTTO IL DETTATO DEL CODICE CIVILE.
A cominciare dalla convocazione FORMALE dell'assemblea.......a finire all'approvazione delle delibere.
Per il distacco dal riscaldamento centralizzato, legga su questo link e capirà cosa fare:
http://studiolegale.longhitano.it/riscaldamento.html

Saluti cordiali

Inviato da: CONSULENTE GRATUITO- geom. TERRACCIANO il 21.10.09 14:09

La ringrazio per la sua preziosa consulenza. Volevo solo fare una doanda: visto che il nostro è come dice lei un CONDOMINIO CON LA "C" MAIUSCOLA, come mai non abbiamo bisogno di un'amministratore? Io sapevo che sotto le 5 unità abitative le cose erano un po diverse.
La ringrazio ancora e colgo l'occasione per inviarle cordiale Saluti.

Inviato da: luca il 21.10.09 19:18

Non c'è l'obbligo di nominare un amministratore come dispone l'art. 1129 del codice civile, ma nulla impedisce di nominarne uno tra voi tre che sia punto di riferimento per gli altri due.
L'assemblea, se è pur vero che non viene convocata con i canoni tradizionali, è altrettanto vero che va convocata e tutti devono essere avvertiti e non solo, ma tutti devono sapere di cosa si discuterà.
Insomma il condominio composto da due o tre persone è comunque SOSTITUTO DI IMPOSTA, per cui è tenuto al rispetto della normativa fiscale, il condominio deve avere un proprio codice fiscale e deve applicare la trattenuta sui lavori che si dovessero applatare all'esterno e così via.
Non è poco sa........
Di diverso c'è soltanto la modalità per convocare l'assemblea, ma qualcuno deve pur farlo e qualcuno deve anche prendersi cura di gestire il condominio, a meno che non si preferisce il FAI DA TE, ma, in questo caso, è anche inutile parlarne.
Per fare un esempio:
Senza una delibera di approvazione dei lavori, come si può pretendere che il condomino dissenziente paghi?
Cosa si produrrebbe come documento probatorio?
La mi aparola contro la sua?
Cordiali saluti

Inviato da: CONSULENTE GRATUITO- geom. TERRACCIANO il 21.10.09 20:45

Gentile Geometra, vorrei chiederle un parere in merito alle effettive possibilità di rivedere la ripartizione delle spese di riscaldamento nella situazione che le sintetizzo. Ho di recente acquistato un garage in un condominio, vicino a quello in cui abito, composto da 36 appartamenti ed una ventina di garage. Esaminando il consuntivo del bilancio, mi sono reso conto che ai garage erano attribuiti dei millesimi dell’apposita tabella per le spese di riscaldamento (diversa da quella di proprietà utilizzata per le altre spese) anche se effettivamente all’interno del mio garage - come anche in altri - non è presente nessun elemento radiante. Ho allora interpellato l’amministratore che mi ha confermato tale situazione motivandola con il fatto che i garage erano stati ricavati diversi anni fa con una suddivisione di uno spazio unico riscaldato che in precedenza era affittato ad una scuola e che quindi i millesimi di pertinenza erano stati riattribuiti ai singoli garage in base alla relativa superficie.
Su consiglio dell'amministratore, gli ho inviato una lettera con cui segnalavo la situazione chiedendo di discutere nell'assemblea condominiale la possibilità di rivedere la tabella millesimale visto che anche altri proprietari di garage avevano il mio stesso problema.
L'assemblea si è svolta ma sulla questione non si è riusciti neanche a discutere vista l'opposizione di alcuni condomini.
Premesso che il regolamento condominiale prevede il distacco dall’impianto centralizzato solo nel caso che l’appartamento sia vuoto e disabitato per lungo periodo ottenendo così la riduzione al 50% delle spese, mi chiedo se sia comunque giusto che io sia costretto a pagare circa 260 euro/anno per il consumo di gas più eventuali spese straordinarie sull’impianto centralizzato non usufruendo del servizio di riscaldamento e se per rivedere la tabella millesimale del riscaldamento sia indispensabile una decisione all'unanimità. Nel ringraziarla anticipatamente, saluto cordialmente. Giuseppe

Inviato da: polaris61 il 23.10.09 17:11

Giuseppe, è tutto un controsenso, quindi non ne perda più tempo in discussioni inutili, in quanto ci sono tutte le condizioni per chiedere la variazione delle tabelle millesimali.
Come?
Si deve rivolgere al giudice, tramite avvocato e vedrà che il giudice disporrà la revisione d'ufficio e addebiterà i costi a tutti.
Cordiali saluti

Inviato da: CONSULENTE GRATUITO- geom. TERRACCIANO il 24.10.09 15:39

Abito nell'ultimo piano di un piccolo palazzo e ho voglio di staccarmi dall'impianto di riscaldamento centralizzato. Ho fatto fare una perizia che riporta che non farà problemi agli altri condomini ma ci sarà un piccolo aumento di spese per gli altri condomini (1.4% del totale), quale somma abbiamo detto che siamo disponibile a pagare. Possono riifutare il distacco in questo caso?
I miei co-condomini hanno detto che la legge dice che è consentito staccarsi solamente in alcuni situazioni perché un impianto centralizzato sia più efficente. Lei sa quale legge potrebbe essere?

Inviato da: lunedi il 25.10.09 22:14

La legge è chiara.
Lei presenta all'amministratore di condominio la perizia di un termotecnico di sua fiducia, dopodichè ha assolto ai suoi obblighi, perchè la legge dice:

Il condomino può legittimamente rinunciare a usufruire del servizio di riscaldamento centralizzato e "staccarsi" da solo, sulla base di una propria scelta individuale, dall'impianto comune.
Ma questo è possibile soltanto se riesce a dimostrare, con una PERIZIA TECNICA, che questa sua decisione non comporta né un aggravio di spese per coloro che continuano a usufruire del riscaldamento centralizzato né un danno alla funzionalità dell'impianto o uno squilibrio termico del l'intero edificio, tali da pregiudicare la regolare erogazione del servizio.
Gli obblighi che rimangono:
Inoltre, i condomini rinunciatari non possono comunque evitare di contribuire alle spese di conservazione e di manutenzione dell'impianto.
La legge dispone infatti che nessuno, pur rinunziando al diritto sulle cose comuni, può essere esentato dal pagamento delle spese necessarie per la loro conservazione.
Anche dopo il distacco, dunque, il condomino rimane sempre comproprietario dell'impianto centrale e deve continuare a sostenere gli oneri relativi alla manutenzione e all'adeguamento del bene.
Può invece essere esonerato, in tutto o in parte, dalle spese di consumo o di esercizio riguardanti un servizio di cui non usufruisce.
Ma possono restare a suo carico, alternativamente, gli eventuali maggiori oneri che – nonostante la perizia tecnica presentata a suo tempo sostenesse il contrario – gli altri condomini si vedono nei fatti costretti a sopportare in conseguenza della sua rinunzia.
Oppure sarà tenuto a contribuire con una quota forfettaria per il calore di cui usufruisce indirettamente la sua unità immobiliare, per il solo fatto che si trova comunque collocata all'interno di un edificio riscaldato.
Il distacco dall'impianto centralizzato non è di regola subordinato a un'autorizzazione da parte dell'assemblea, chiamata semmai a valutare la sussistenza dei presupposti che possono portare ad autorizzare il distacco.
Stop da regolamento:
Se è di natura contrattuale (cioè se è stato inserito direttamente nel rogito da parte del costruttore) il regolamento di condominio può negare totalmente la possibilità di distacco che, in questo caso, è preventivamente considerato illecito anche se il condomino riesce a dimostrare l'assenza di qualunque pregiudizio per gli altri condomini.
Può anche essere previsto l'obbligo di continuare a partecipare totalmente alle spese del servizio, nonostante il distacco dall'impianto.
Una simile disposizione è senza dubbio riconducibile a quelle che attribuiscono diritti o impongono obblighi ai condomini e che, come tali, risultano modificabili solo in presenza del consenso unanime di tutti i condomini.
GEOM. Oreste Terracciano

Inviato da: CONSULENTE GRATUITO- geom. TERRACCIANO il 26.10.09 13:47

Buongiorno Geom. Terracciano,
se posso vorrei chiederle un parere. Io sono titolare di una garage e siccome nella verticale del condominio in cui il mio garage fa parte, il terrazzo che è situato al 6° piano ha avuto dei problemi strutturali danneggiando anche il condominio. Stamani mi è pervenuta una raccomandata del condominio in cui mi si chiede di pagare, insieme agli altri condomini, la parte di competenza e siccome la somma non è piccola volevo sapere se effettivamente mi tocca pagare. Grazie per la disponibilità

Inviato da: Antonio il 16.11.09 16:45

Probabilmente lei voleva dire che al 6° piano c'è un terrazzo in uso esclusivo al condomino che su quel piano ha l'appartamento e a causa di infiltrazioni ha provocato danni e lavori da fare, per cui lei si è visto coinvolto come quota.
Potrebbe anche trattarsi del lastrico di copertura comune a tutti.
Nel primo caso il condomino che gode dell'uso deve contribuire per 1/3 della spesa, mentre tutti coloro che in proiezione, dal 6° piano a scendere sino a quello interrato, dovranno farsi carico dei 2/3 della spesa.
Nel secondo caso, tutti dicasi tutti, per tabella millesimale di proprietà, devono partecipare alla spesa.
Saluti cordiali

Inviato da: TERRACCIANO IL TUO CONSULENTE il 16.11.09 18:41

salve ho letto da più parti che in lombardia esiste una legge che vieta il passaggio dell'impianto di riscaldamento da centralizzato a autonomo, è vero? se si potrebbe indicare di quale si tratta grazie

Inviato da: filippo il 16.11.09 23:18

In alcune regioni (Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna) il riscaldamento autonomo derivante da distacco da quello condominiale è VIETATO, così come in tutta italia è attualmente vietata (salvo rarissime condizioni di inapplicabilità) la dismissione degli impianti centralizzati.
Per la realizzazione della termo-autonomia esistono sistemi più efficienti e decisamente meno invasivi e costosi della caldaia murale: sono le valvole termostatiche abbinate ai ripartitori elettronici individuali del calore.
Tale soluzione può essere presa in seconda convocazione, con la semplice maggioranza dei presenti.
Tale soluzione è quella prescritta nei decreti vigenti in materia di risparmio energetico nell'edilizia.
Sul sito della Regione Lombardia senz'altro è possibile cercare e stampare l'ordinanza.
Saluti

Inviato da: TERRACCIANO IL TUO CONSULENTE il 17.11.09 08:47

Caro Geometra Terracciano, innanzitutto la ringrazio per la risposta e nel contempo Vi dico che il terrazzo è esclusivamente di proprietà della persona che lo occupa ed ha citato giudizialmente il condominio ed ha vinto la causa. Quindi secono Lei è obbligatorio che noi paghiamo questa quota così alta ?
grazie di nuovo ed attendo una sua cortese risposta

Inviato da: Antonio il 17.11.09 12:20

Antonio, quindi la cosa stava in maniera un pochino diversa.
Meglio pagare di fronte ad una causa vinta e non ricorrere in appello, probabilmente il giudice ha ritenuto le motivazioni del condominio molto fondate, per cui è bene pagare.
Saluti

Inviato da: TERRACCIANO IL TUO CONSULENTE il 17.11.09 12:56

Buonasera,
dobbiamo acquistare un appartamento con riscaldamento autonomo in un piccolo condominio con riscaldamento centralizzato. Il vecchio proprietario (deceduto)si è distaccato circa 15 anni fa con il consenso verbale degli altri condomini (non ci sono tracce di una delibera scritta). In questi anni il condominio non ha richiesto niente al vecchio proprietario. Circa un mese fa è stato anticipato all'attuale proprietario (erede dell'appartamento) che nella prossima assemblea si discuterà della partecipazione alle spese di riscaldamento centralizzato dell'appartamento in questione.
Vorremmo chiederle:
- E' possibile che dopo 15 anni di tacito consenso al distacco senza oneri possano richiedere la partecipazione alle spese?
- A quale percentuale massima possono ammontare tali spese?
-La percentuale richiesta può essere modificata negli anni da successive delibere assembleari?
- Il condominio potrebbe chiedere le somme dovute per il passato? Se si, esistono delle forme di tutela da ciò?
Noi abbiamo ipotizzato una cifra di acquisto della casa senza sapere questo aspetto; a suo avviso quanto può essere svalutato il valore della casa con l'incoveniente della partecipazione alle spese?
La ringraziamo in anticipo per le sue risposte
Cordiali saluti

Inviato da: Paolo il 20.11.09 20:05

I debiti e crediti condominiali si prescrivono dopo 5 anni.
Detto questo è stata commessa una grande ingenuità all'epoca del distacco, tuttavia c'è un palese vizio di forma nella vendita della casa, per cui è ipotizzabile anche l'impugnazione del contratto.
Il distacco dal riscaldamento centralizzato è consentito, ma applicando la normativa prevista, a cominciare dalla perizia relazionata di un termotecnico, il quale dovrà affermare che dal distacco non si verificheranno squilibri all'impianto e che i restanti fruitori riceveranno un risparmio.
Cosa sempre molto dubbia, perchè comunque l'assemblea poi dovrà decidere se accordare o meno.
Tuttavia le uniche spese che non si dovranno pagare sono quelle del combustibile, per il resto si paga tutto.
Bel guaio!!!
Saluti cordiali

Inviato da: TERRACCIANO IL TUO CONSULENTE il 21.11.09 07:12

Gentile Geometra,
Le scrivo per sapere se Lei è a conoscenza di una nuova norma che riguardi il distacco dall' impianto di riscaldamento centralizzato. Ho sentito dire un paio di mesi fa che il distacco sarebbe stato più facile perchè sarebbe bastata l'approvazione di metà del condominio e non si sarebbe dovuto pagare altre spese riguardanti l'impianto centralizzato.
La ringrazio cordialmente.

Inviato da: Massimo il 22.11.09 02:18

Nulla ostando nel regolamento di condominio dello stabile de quo che il condomino può chiedere all’assemblea di distaccarsi dal riscaldamento centralizzato al fine di crearne uno autonomo e l’assemblea può deliberare a maggioranza semplice.
In caso di diniego, il condomino può rinunciare unilateralmente a condizione che dal suo operato non derivino aggravi di spese per i fruitori dell’impianto centralizzato, né squilibri termici pregiudizievoli del regolare funzionamento dell’impianto.
Quanto sopra viene coadiuvato dalla D.P.R. 26.8.1993 N. 412, il quale all’art. 1 lettera L prevede espressamente la possibilità per il condomino di installare un impianto termico a risparmio energetico previo distacco dall’impianto centralizzato.
La Suprema Corte ha statuito che: “Deve ritenersi legittima la rinuncia unilaterale al riscaldamento condominiale operata dal singolo condomino, mediante il distacco del proprio impianto dalle diramazioni dell’impianto centralizzato, senza necessità di autorizzazione o di accettazione da parte degli altri partecipanti, quando l’interessato dimostri che, dal suo operato, non derivano né aggravi di spese per coloro che continuano a fruire dell’impianto, né squilibri termici pregiudizievoli per l’erogazione del servizio.” (Cass. Civ. Sez. II, 25.3.2004 n. 5974).
In questi casi la giurisprudenza di legittimità è conforme nel ritenere che: “In ipotesi di avvenuto lecito distacco di una singola unità del condominio dall’impianto centralizzato di riscaldamento il proprietario di tale unità, non usufruendo del servizio è esonerato dalla contribuzione alle spese di esercizio, ma quale comproprietario dell’impianto, rimane obbligato a partecipare alle spese straordinarie e di ricostruzione dello stesso.” (Trib. Milano 10.3.97 in Gius., 1997,1757).
Ed ancora: “Qualora alcuni condomini decidano unilateralmente di distaccare le proprie unità immobiliari, dall’impianto centralizzato di riscaldamento, i medesimi non possono sottrarsi al contributo per le spese di conservazione del predetto impianto, non essendo configurabile una rinuncia alla comproprietà dello stesso, ma non sono tenuti altresì a sostenere le spese per il relativo uso (nella specie quelle per l’acquisto del gasolio) salvo che gli altri condomini in conseguenza del distacco, siano costretti a far fronte ad una spesa maggiore rispetto alle quote precedenti, restando in tal caso a carico di coloro che lo hanno effettuato l’onere di tale maggiore spesa.”.(Cass. Civ. Sez. II, 20.11.1996 n. 10214).
Per quanto concerne le spese il condomino non può esonerarsi dal pagamento delle spese di conservazione dell’impianto centralizzato, ivi comprese le spese di trasformazione dell’impianto centrale da gasolio a metano, mentre dovrà essere esonerato dalle spese relative ai consumi ed all’uso dello stesso (Cass. Civ. Sez. II 20.11.1996 n. 10214).
Alla luce di quanto sopra, pare di poter concludere che nella fattispecie in esame il condomino può tranquillamente chiedere all’assemblea di potersi distaccare dall’impianto centralizzato ed anche in caso di diniego, previo regolare e tempestivo avviso agli organi del condominio e sotto il controllo di questi, può staccare i propri elementi irradianti dai tubi dell’impianto che recano il calore nel suo appartamento, in modo permanente e definitivo, con la creazione un impianto autonomo, che sia ovviamente conforme con la vigente normativa in materia e conseguentemente sarà tenuto a contribuire esclusivamente alle spese di conservazione dell’impianto medesimo ma non a quelle relative all’uso, ovvero alle spese di esercizio.

Saluti cordiali

Inviato da: TERRACCIANO IL TUO CONSULENTE il 22.11.09 07:38

Ho dimenticato di dire che questo è pari pari il parere dell'avvocato Longhitano di Milano.
Saluti

Inviato da: TERRACCIANO IL TUO CONSULENTE il 22.11.09 07:40

Buongiorno Geometra, Le scrivo per avere da lei indicazioni circa il comportamento di alcuni condomini. Le spiego subito il fatto, in una riunione condominiale del 17/11/2006 tra le varie ed eventuali dell'ordine del giorno, abbiamo discusso della necessità di distaccare l'impianto centralizzato in impianti singoli ponendo come termine di realizzazione l'anno 2010.
Ora a distanza di tre anni alcuni condomini, nella riunione odierna hanno inserito nell'ordine del giorno la discussione e riapprovazione di quella delibera per non consentirci di fare il distacco.
Abbiamo provveduto in assemblea a dichiarare che l'argomento non era possibile di tarttativa in quanto già approvato.
Adesso vorrei sapere posso io distaccarmi alla chiusura degli impianti, vista la delibera approvata?
E se qualcun altro del condominio non vuole distaccarsi in opposizione alla delibera, dobbiamo pagare le spese di manutenzione?

Inviato da: piero il 22.11.09 10:18

Mi dispiace doverle comunicare che VARIE ed EVENTUALI è scomparso dall'ordine del giorno e che non si poteva discutere, nella maniera più assoluta, l'argomento discusso il 17 novembre 2006.
La discussione è praticamente INESISTENTE.
E' corretta invece la riproposizione specifico dell'argomento.

Nulla ostando nel regolamento di condominio dello stabile de quo che il condomino può chiedere all’assemblea di distaccarsi dal riscaldamento centralizzato al fine di crearne uno autonomo e l’assemblea può deliberare a maggioranza semplice.
In caso di diniego, il condomino può rinunciare unilateralmente a condizione che dal suo operato non derivino aggravi di spese per i fruitori dell’impianto centralizzato, né squilibri termici pregiudizievoli del regolare funzionamento dell’impianto.
Quanto sopra viene coadiuvato dalla D.P.R. 26.8.1993 N. 412, il quale all’art. 1 lettera L prevede espressamente la possibilità per il condomino di installare un impianto termico a risparmio energetico previo distacco dall’impianto centralizzato.
La Suprema Corte ha statuito che: “Deve ritenersi legittima la rinuncia unilaterale al riscaldamento condominiale operata dal singolo condomino, mediante il distacco del proprio impianto dalle diramazioni dell’impianto centralizzato, senza necessità di autorizzazione o di accettazione da parte degli altri partecipanti, quando l’interessato dimostri che, dal suo operato, non derivano né aggravi di spese per coloro che continuano a fruire dell’impianto, né squilibri termici pregiudizievoli per l’erogazione del servizio.” (Cass. Civ. Sez. II, 25.3.2004 n. 5974).
In questi casi la giurisprudenza di legittimità è conforme nel ritenere che: “In ipotesi di avvenuto lecito distacco di una singola unità del condominio dall’impianto centralizzato di riscaldamento il proprietario di tale unità, non usufruendo del servizio è esonerato dalla contribuzione alle spese di esercizio, ma quale comproprietario dell’impianto, rimane obbligato a partecipare alle spese straordinarie e di ricostruzione dello stesso.” (Trib. Milano 10.3.97 in Gius., 1997,1757).
Ed ancora: “Qualora alcuni condomini decidano unilateralmente di distaccare le proprie unità immobiliari, dall’impianto centralizzato di riscaldamento, i medesimi non possono sottrarsi al contributo per le spese di conservazione del predetto impianto, non essendo configurabile una rinuncia alla comproprietà dello stesso, ma non sono tenuti altresì a sostenere le spese per il relativo uso (nella specie quelle per l’acquisto del gasolio) salvo che gli altri condomini in conseguenza del distacco, siano costretti a far fronte ad una spesa maggiore rispetto alle quote precedenti, restando in tal caso a carico di coloro che lo hanno effettuato l’onere di tale maggiore spesa.”.(Cass. Civ. Sez. II, 20.11.1996 n. 10214).
Per quanto concerne le spese il condomino non può esonerarsi dal pagamento delle spese di conservazione dell’impianto centralizzato, ivi comprese le spese di trasformazione dell’impianto centrale da gasolio a metano, mentre dovrà essere esonerato dalle spese relative ai consumi ed all’uso dello stesso (Cass. Civ. Sez. II 20.11.1996 n. 10214).
Alla luce di quanto sopra, pare di poter concludere che nella fattispecie in esame il condomino può tranquillamente chiedere all’assemblea di potersi distaccare dall’impianto centralizzato ed anche in caso di diniego, previo regolare e tempestivo avviso agli organi del condominio e sotto il controllo di questi, può staccare i propri elementi irradianti dai tubi dell’impianto che recano il calore nel suo appartamento, in modo permanente e definitivo, con la creazione un impianto autonomo, che sia ovviamente conforme con la vigente normativa in materia e conseguentemente sarà tenuto a contribuire esclusivamente alle spese di conservazione dell’impianto medesimo ma non a quelle relative all’uso, ovvero alle spese di esercizio.

Saluti cordiali

Inviato da: TERRACCIANO IL TUO CONSULENTE il 22.11.09 16:00

ho un piccolo albergo ubicato al primo piano di un condominio,con clausola nel contratto di acquisto che specifica in caso di distacco dal riscaldamento centralizzato che si deve pagare una quota del 50%per i consumi , tale contratto risale al1966.
posso io distaccarmi? e se si presentando una perizia termotecnica che stabilisce una dispersione di molto inferiore al 50% posso farla valere per una riduzione della percentuale?
grazie . Carlo
23/11/2009

Inviato da: carlo il 23.11.09 15:01

Poichè la clausola è inserita in un contratto ha la sua efficace a prescindere dalle sue buone intenzioni.
Vale il contratto.
Saluti cordiali

Inviato da: TERRACCIANO IL TUO CONSULENTE il 24.11.09 11:51

Vivo in un condominio di 28 appartamenti con riscaldamento centralizzato.
La caldaia serve anche altri due civici limitrofi entrambi di 28 appartamenti.
Il nostro civico è in regola con i pagamenti al contrario degli altri 2 civici, morosi per parecchie migliaia di euro.
I 3 civici sono gestiti da amministratori diversi.
La società cha gestisce la caldaia non ritiene di fornire il servizio finche non rientra del dovuto.
A detta dei tecnici l'impianto, per la sua potenzialità, non può erogare servizi frazionati ma solo per i tre condomini contemporaneamente.
Come possiamo tutelare i nostri diritti di condomini che pur essendo in regola con i pagamenti non godono del servizio per cui pagano?
Grazie. M.

Inviato da: max il 24.11.09 13:22

Penso che il frazionamento di un unico condominio in due distinti condominii sia stata una scelta sbagliata, perchè sono certo che il condominio è nato UNICO, per cui necessitava di una sola amministrazione condominiale e non di due.
Difficile, così stando le cose, adire le vie giudiziali.
Meglio prima ritornare ad una situazione di normalità gestionale.
Saluti

Inviato da: TERRACCIANO IL TUO CONSULENTE il 24.11.09 15:17

buongiorno,abito in un condomino di 20 appartamenti con 4 proprietari aventi ognuno quote diverse.Un proprietario si è staccato dal riscaldamnto centralizzato senza informare nessuno.Poichè faccio un po' da amministratore è la prima volta che mi capita e nono so come mi devo comportare nei confronti di questa persona che non vuole pagare proprio nulla.

Inviato da: alessandra il 15.12.09 14:10

Alessandra, buonasera.
Il condomino può legittimamente rinunciare a usufruire del servizio di riscaldamento centralizzato e "staccarsi" da solo, sulla base di una propria scelta individuale, dall'impianto comune.
Ma questo è possibile soltanto se riesce a dimostrare, con una PERIZIA TECNICA, che questa sua decisione non comporta né un aggravio di spese per coloro che continuano a usufruire del riscaldamento centralizzato né un danno alla funzionalità dell'impianto o uno squilibrio termico del l'intero edificio, tali da pregiudicare la regolare erogazione del servizio.
Gli obblighi che rimangono:
Inoltre, i condomini rinunciatari non possono comunque evitare di contribuire alle spese di conservazione e di manutenzione dell'impianto.
La legge dispone infatti che nessuno, pur rinunziando al diritto sulle cose comuni, può essere esentato dal pagamento delle spese necessarie per la loro conservazione.
Anche dopo il distacco, dunque, il condomino rimane sempre comproprietario dell'impianto centrale e deve continuare a sostenere gli oneri relativi alla manutenzione e all'adeguamento del bene.
Può invece essere esonerato, in tutto o in parte, dalle spese di consumo o di esercizio riguardanti un servizio di cui non usufruisce.
Ma possono restare a suo carico, alternativamente, gli eventuali maggiori oneri che – nonostante la perizia tecnica presentata a suo tempo sostenesse il contrario – gli altri condomini si vedono nei fatti costretti a sopportare in conseguenza della sua rinunzia.
Oppure sarà tenuto a contribuire con una quota forfettaria per il calore di cui usufruisce indirettamente la sua unità immobiliare, per il solo fatto che si trova comunque collocata all'interno di un edificio riscaldato.
Il distacco dall'impianto centralizzato non è di regola subordinato a un'autorizzazione da parte dell'assemblea, chiamata semmai a valutare la sussistenza dei presupposti che possono portare ad autorizzare il distacco.
Saluti cordiali

Inviato da: GEOM. TERRACCIANO Oreste il 15.12.09 17:44

Buonasera,
vorrei un parere sulla mia situazione. Dal 1998 mi sono distaccato dall'impianto centralizzato (NB distacco fisico con anche controllo visivo degli altri condomini), previ accordi verbali con gli altri condomini. La mia richiesta è stata poi portata in assemblea, dove è stata approvata dalla maggioranza, con l'obbligo però per me di contribuire al pagamento forfettizzato, secondo un vecchissimo regolamento condominiale (scritto a penna!), cito a memoria: "il condomino che si distacca dal riscaldamento autonomo, è tenuto a pagare comunque il 40% delle spese che avrebbe sostenuto normalmente...", senza suddivisione tra spese di manutenzione e consumi veri e propri.

Non c'è mai stato nessun problema finora, nel senso che ho sempre pagato il 40% della mia quota come da tabella millesimale, mentre il "restante" 60% veniva di nuovo suddiviso tra gli altri condomini. Faccio presente che in 12 anni non ho mai ricevuto lamentele dagli altri condomini, che evidentemente, conti alla mano, hanno potuto verificare un certo risparmio grazie anche al mio notevole contributo.
Tutto bene per 12 anni e 3 amministratori, ora però un nuovo amministratore mi contesta la ripartizione fatta sinora, e vorrebbe che il 60% "residuo" venisse di nuovo ripartito tra tutti, me compreso. In questo caso la mia quota salirebbe al 42-43%, e non lo ritengo corretto.
Quale è la sua opinione in proposito? In caso di necessità (ma non ne ho assolutamente il desiderio), potrei adire a vie legali per far valere le testuali parole contenute nel regolamento di condominio?
Può altresi valere come "regola" quella legata al fatto che per 12 anni si è fatto nell'altro modo?

Grazie.

Inviato da: Romolo il 19.12.09 00:30

Buonasera,
vorrei un parere sulla mia situazione. Dal 1998 mi sono distaccato dall'impianto centralizzato (NB distacco fisico con anche controllo visivo degli altri condomini), previ accordi verbali con gli altri condomini. La mia richiesta è stata poi portata in assemblea, dove è stata approvata dalla maggioranza, con l'obbligo però per me di contribuire al pagamento forfettizzato, secondo un vecchissimo regolamento condominiale (scritto a penna!), cito a memoria: "il condomino che si distacca dal riscaldamento autonomo, è tenuto a pagare comunque il 40% delle spese che avrebbe sostenuto normalmente...", senza suddivisione tra spese di manutenzione e consumi veri e propri.

Non c'è mai stato nessun problema finora, nel senso che ho sempre pagato il 40% della mia quota come da tabella millesimale, mentre il "restante" 60% veniva di nuovo suddiviso tra gli altri condomini. Faccio presente che in 12 anni non ho mai ricevuto lamentele dagli altri condomini, che evidentemente, conti alla mano, hanno potuto verificare un certo risparmio grazie anche al mio notevole contributo.
Tutto bene per 12 anni e 3 amministratori, ora però un nuovo amministratore mi contesta la ripartizione fatta sinora, e vorrebbe che il 60% "residuo" venisse di nuovo ripartito tra tutti, me compreso. In questo caso la mia quota salirebbe al 42-43%, e non lo ritengo corretto.
Quale è la sua opinione in proposito? In caso di necessità (ma non ne ho assolutamente il desiderio), potrei adire a vie legali per far valere le testuali parole contenute nel regolamento di condominio?
Può altresi valere come "regola" quella legata al fatto che per 12 anni si è fatto nell'altro modo?

Grazie.

Inviato da: Romolo il 19.12.09 00:30

mi scuso per il doppio post, legato ad un problema del mio browser

Inviato da: Romolo il 19.12.09 00:31

Deve dire al nuovo amministratore che non può e non deve applicare le sue leggi, perchè quale mandatario dei condomini, ha compiti ben precisi che gli derivano dall'applicazione del'art. 1130 del codice civile, per cui se ha trovato una situazione di fatto, che si è consolidata in dodici anni di applicazione, ne deve prendere atto senza stravolgerla perchè lui è più bravo.
Se facesse riferimento ad una specifica clausola contenuta nel regolamento di condominio contrattuale potrei anche capirlo, ma se si basa solo sulle sue deduzioni, disconoscendo una situazione di fatto consolidata, in questo caso bisogna soltanto dirgli di farsi i fatti suoi.
Non a caso molti amministratori parlano senza cognizione di causa!!!
Cordiali saluti

Inviato da: CONSULENTE GRATUITO- geom. TERRACCIANO il 19.12.09 08:58

La ringrazio per la pronta risposta, auguri di buone feste

Inviato da: Romolo il 19.12.09 09:34

Buongiorno,
ho bisogno di un consiglio. Vivo in un conominio con 4 proprietari e io e mia mamma abbiamo sempre gestito le spese condominiali con il favore di tutti gli inquilini e vecchi proprietari.Un nuovo proprietario cioè il 4° si è staccato dal riscaldamento centralizzato senza avvisare nessuno ed inoltre non vuole pagare le altre spese perchè dice che al momento della vendita il vecchio proprietario non gli ha consegnato lo statuto e quant'altro.Abbiamo l'obbligo di costituire un condominio con codice fiscale e nominare un'amministratore? Posso io proseguire come abbiamo sempre fatto per la gestione delle spese condominiali o il nuovo proprietario può obbligare a nominare un vero amministratore stravolgendo la vita di altre persone che da 30 anni hanno sempre pagato puntualmente ogni avviso di spesa condominiale?Dato che il nuovo proprietario non paga le spese posso io come persona fisica chiamarlo in giudizio o ci vuole per forza un'amministratore?
La ringrazio anticipatamente per la sua gentile risposta.Cordiali saluti e buone feste.

Inviato da: alessandra il 21.12.09 14:06

Alessandra, buonasera e Buon Natale.
Leggendo la sua mail/quesito devo prendere atto che c'è un pochino di confusione, per cui mi corre l'obbligo di chiarire i concetti fondamentali, così poi potrà comportarsi di conseguenza.
Il condominio ove lei si pregia di abitare è un condominio a tutti gli effetti, è un condominio già costituito, in quanto il condominio si costituì nel momento in cui, 30 anni fa, il costruttore alienò il primo appartamento, per cui è meglio dire che non è stato mai formalizzato.
La formalizzazione doveva avvenire seguendo il dettato del codice civile, ovvero convocando l'assemblea, su iniziativa di un qualunque condomino, nominando il responsabile della gestione amministrativa, contabile e funzionale delle parti comuni e servizi, meglio identificato come l'amministratore, anche se la legge non lo obbliga per un numero pari o inferiore a 4 condomini, ma lo ritiene quanto mai opportuno, il quale avrebbe poi dovuto richiedre il codice fiscale intestato al condominio, in maniera da volturare le utenze a suo nome, avrebbe dovuto convocare FORMALMENTE l'assemblea per consentire alla maggioranza di deliberare democraticamente su questo o su quell'argomento e tante altre cose legate alla sicurezza e alla trasparenza, magari con la presentazione dei bilanci annuali.
Il tutto trascritto in un registro dei verbali.
Il discorso è un pò lungo, ma se si parte dal concetto che il condominio dove abita è CONDOMINIO, checchè se ne dica, allora tutto diventa più comprensibile.
Nell'arco di 30 anni il condominio è radicalmente cambiato, per cui o si sta al passo con i tempi, oppure ci sarà sempre questo o quel condomino a dettar le proprie leggi.
Come d'altro canto sta avvenendo.
Il condomino che unilateralmente si è distaccato dall'impianto centralizzato del riscaldamento, se è pur vero che lo poteva fare perchè la legge glielo consente, è altrettanto vero che lo poteva fare a condizioni BEN PRECISE, pena il pagamento di tutte le spese,, proprio come dispone la legge, perchè così come ha fatto è passato dalla parte del torto, eccome!!!
Lei, d'altro canto non è nessuno, rappresenta soltanto uno dei condomini che si è presa la briga di dare una mano agli altri, ma non è stato mai formalizzato nulla, quindi, anche ipotizzando il ricorso al giudice, non so proprio quali documenti probatori lei potrebbe presentare allo stesso...........
Tutto si basa sul NULLA, mentre il giudice si basa sui documenti e sulle prove, non certamente sulle chiacchiere.
Pertanto lei, congiuntamente agli altri 3 condomini, può agire giudizialmente ma deve parlare con un avvocato, il quale le chiederà tutta una serie di documenti, a cominciare dalle delibere assembleari che lei non potrà, nella maniera più concreta, esibire, perchè INESISTENTI.
Allora il mio consiglio, quello che si può definire ""SAGGIO"", è quello di farsi guidare, almeno per un anno, da un amministratore libero professionista, il quale avrà l'ingrato compito di porre fine ad una situazione di stallo e di prepotenza, perchè avrà gli strumenti che il codice gli consente per pianificare la gestione.
Cordiali saluti

Inviato da: CONSULENTE GRATUITO- geom. TERRACCIANO il 21.12.09 19:38

LA RINGRAZIO PER LA SUA ESAUDIENTE RISPOSTA.
CRDIALI SALUTI.

Inviato da: ALESSANDRA il 22.12.09 20:32

DOPO QUANTI ANNI SI PRESCRIVE, SE SI PRESCRIVE, IL DIRITTO DI RICHIEDERE ALL'INQUILINO CHE HA EFFETTUATO IL DISTACCO, NON AUTORIZZATO, DALL'IMPIANTO CENTRALIZZATO L'ONERE DI CONTRIBUIRE ALLE SPESE DI MANUTENZIONE E DI RISCALDAMENTO. GRAZIE

Inviato da: CICCIO il 24.12.09 10:19

Si denunzia per i danni e basta, questo si prescrive in 5 anni.
Saluti

Inviato da: TERRACCIANO il 24.12.09 13:59

Sono interessato alla risposta data al quesito della Dtt.Laura inviato in data 21/11/2008 trovandomi in un condominio nel quale il riscaldamento,per inadempienza da parte del 50/60% di condomini che non pagano le quote condominiali con accumolo di importi che vanno da 1000,3000,ed anche 15000 euro.Ciò comporta il distacco stagionale per morosità della caldaia centralizzata con grave disagio per chi invece paga regolarmente le quote condominiali.Sono un uomo molto anziano ed ache malato di cuore (90 e passa anni)e soffro molto il freddo.Vorrei distaccarmi con un impianto autonomo dal centralizzato per avere la certezza che nei mesi invernali i termosifoni funzionino correttamente.La ringrazio della sua cortesia e può anche mandarmi una email al mio indirizzo m.pronti@alice.it.Cordiali saluti98

Inviato da: promar il 27.01.10 13:18

Una precisazione alla mia precedente domanda nel 2008 il distacco,sempre per morosità,è avvenuto per un periodo molto lungo,infatti l'accenzione è stata attivata dal 15 dicembre dello stesso anno anzichè dalla data stabilita per legge.Nel 2010 il distacco sempre per morosità è avvenuto dal 5 gennaio ed a tuttoggi i termosifoni sono spenti e non si sa ancora quando saranno riattivati. E' veramente un grave disagio per tutti coloro che pagano.Mi scusi se le invio una seconda email ma o fatto ciò per meglio chiarire la situazione che potrebbe anche verificarsi in altre stagioni invernali.

Inviato da: promar il 27.01.10 13:38

Per i particolari è bene chiedere un chiarimento legale.
Grazie e cordiali saluti

Inviato da: CONSULENTE GEOM. TERRACCIANO il 28.01.10 12:27

Buonasera
L’anno scorso essendo interessato a distaccarmi dal impianto centralizzato di riscaldamento nel mio condominio ho fatto effettuare una perizia tecnica la quale ha attestato che il distacco era possibile senza pregiudicare il corretto funzionamento dell’impianto centralizzato e che dai calcoli effettuati, oltre a continuare a pagare l’inero ammontare delle spese di gestione/manutenzione dell’impianto, avrei dovuto pagare una percentuale del 15% rispetto a quanto dovuto in base ai millesimi in quanto questa è risultata essere la quotaparte di calore che il mio appartamento assorbirebbe da quelli adiacenti.
Il regolamento del mio condominio (di fine anni ’60) prevede che il condomino che decida di staccarsi dall’impianto debba pagare il 50% del contributo del servizio pieno.
Le due percentuali a questo punto sono differenti (15% vs 50%).
Posso appellarmi alla perizia tecnica per non dover pagare il 50%?
Qualora non si trovasse accordo in assemblea dei condomini verso un valore intermedio cosa potrei fare?
A Suo parere che speranze ho di portare la questione davanti un giudice di pace per ottenere una percentuale inferiore al 50% indicato nel regolamento condominiale?
La ringrazio
Saluti
Marco

Inviato da: Marco il 07.02.10 22:12

Marco, immagino che trattasi di regolamento di condominio contrattuale, ovvero richiamato in tutti i rogiti notarili, per cui è improbabile qualsiasi modifica laddove la stessa inciderebbe sui diritti del singolo.
Mi sembra proprio che ciò che vorrebbe lei andrebbe ad incidere sui diritti del singolo, per cui la legge non lo consente.
Cordiali saluti

Inviato da: CONSULENTE GEOM. TERRACCIANO il 08.02.10 11:51

Salve, ho un appartamento di 70 mq sito in un condominio con 12
appartamenti, che viene utilizzato una volta alla settimana o quindici
giorni per una notte ! Vedo che le spese del gasolio sono circa 17000?
l'anno, cifra a Mio dire non eccessiva, però ingiusta, visto chè Io non
abito e quando vi soggiorno una volta alla settimana è SOLO per una notte,
DEVO spegnere i caloriferi perché ho più di 23 gradi in casa!

Secondo Voi e possibile chiedere il distacco dall'impianto e/o una riduzione
proporzionale alla Mia permanenza? Premetto chè non abbiamo il gas di città
e le cucine sono ancora con la bombola ed il boiler è elettrico!
Suggerimenti o consigli..? settimana prossima abbiamo la riunione di
condominio :-)
Saluti, Marco

Inviato da: Marco 63 il 21.02.10 22:30

DISTACCO RISCALDAMENTO
Il condomino può legittimamente rinunciare a usufruire del servizio di riscaldamento centralizzato e "staccarsi" da solo, sulla base di una propria scelta individuale, dall'impianto comune.
Ma questo è possibile soltanto se riesce a dimostrare, con una PERIZIA TECNICA, che questa sua decisione non comporta né un aggravio di spese per coloro che continuano a usufruire del riscaldamento centralizzato né un danno alla funzionalità dell'impianto o uno squilibrio termico del l'intero edificio, tali da pregiudicare la regolare erogazione del servizio.
Gli obblighi che rimangono:
Inoltre, i condomini rinunciatari non possono comunque evitare di contribuire alle spese di conservazione e di manutenzione dell'impianto.
La legge dispone infatti che nessuno, pur rinunziando al diritto sulle cose comuni, può essere esentato dal pagamento delle spese necessarie per la loro conservazione.
Anche dopo il distacco, dunque, il condomino rimane sempre comproprietario dell'impianto centrale e deve continuare a sostenere gli oneri relativi alla manutenzione e all'adeguamento del bene.
Può invece essere esonerato, in tutto o in parte, dalle spese di consumo o di esercizio riguardanti un servizio di cui non usufruisce.
Ma possono restare a suo carico, alternativamente, gli eventuali maggiori oneri che – nonostante la perizia tecnica presentata a suo tempo sostenesse il contrario – gli altri condomini si vedono nei fatti costretti a sopportare in conseguenza della sua rinunzia.
Oppure sarà tenuto a contribuire con una quota forfettaria per il calore di cui usufruisce indirettamente la sua unità immobiliare, per il solo fatto che si trova comunque collocata all'interno di un edificio riscaldato.
Il distacco dall'impianto centralizzato non è di regola subordinato a un'autorizzazione da parte dell'assemblea, chiamata semmai a valutare la sussistenza dei presupposti che possono portare ad autorizzare il distacco.
Stop da regolamento:
Se è di natura contrattuale (cioè se è stato inserito direttamente nel rogito da parte del costruttore) il regolamento di condominio può negare totalmente la possibilità di distacco che, in questo caso, è preventivamente considerato illecito anche se il condomino riesce a dimostrare l'assenza di qualunque pregiudizio per gli altri condomini.
Può anche essere previsto l'obbligo di continuare a partecipare totalmente alle spese del servizio, nonostante il distacco dall'impianto.
Una simile disposizione è senza dubbio riconducibile a quelle che attribuiscono diritti o impongono obblighi ai condomini e che, come tali, risultano modificabili solo in presenza del consenso unanime di tutti i condomini.
GEOM. Oreste Terracciano

Inviato da: CONSULENTE GEOM. TERRACCIANO il 22.02.10 09:12

Buona sera. Abito in una città lombarda in un condominio composto da 30 famiglie e recentemente ho scoperto che 5 di queste hanno una esenzione al 30% di spese per il riscaldamento perchè hanno chiesto il distacco dal centralizzato in base al regolamento condominiale. Poichè interessa anche al sottoscritto, vorrei sapere questo: 1) il "distacco" deve essere materiale o è sufficiente sigillare (o chiudere) le valvole dei termosifoni e quale è la norma che lo prevede; 2)è lo stesso obbligatoria anche la perizia del termotecnico se questo "distacco" è previsto nel regolamento; 3)il regolamento condominiale deve essere registrato o è lo stesso valido?

Inviato da: stefano 65 il 26.02.10 20:39

Il distacco unilaterale è previsto dalla legge oltre che dal regolamento e non credo che si sufficiente sigillare le valvole, perchè non si potrebbe assolutamente parlare di distacco.
Il distacco presuppone un impianto autonomo o la installazione delle pompe di calore, caldo e freddo, ma il distacco materiale dall'impianto centralizzato.
Saluti

Inviato da: CONSULENTE GEOM. TERRACCIANO il 27.02.10 08:39

Buona giornata .
Abito a Reggio Emilia , volendo distaccarmi dall'impianto centralizzato, l'amministratore mi dice che esiste una legge regionale che in Emilia Romagna impedisce il distacco dall'impianto centralizzato.

Grazie per l'attenzione

Inviato da: Luca il 26.03.10 00:18

Non solo Regionale, ma fra un pò, quando sarà approvata dalla Camera, definitivamente, la riforma del condominio, nonn sarà più consentito, in tutta Italia, il distacco dal riscaldamento centralizzato.
Saluti

Inviato da: CONSULENTE GEOM. TERRACCIANO il 26.03.10 12:10

Salve, vivo in un condominio con riscaldamento centralizzato e vorremmo passare ad una gestione autonoma. Mi aiuta ad analizzare i vantaggi e gli svantaggi, economici e gestionali, tra la scelta di trasformazione condominiale in impianti unifamiliari e quella del passaggio alla contabilizzazione del calore?
Grazie.
Cordiali saluti

Inviato da: Ludovico il 27.03.10 15:16

Fra un pò, come dicevo ad altro utente, quando sarà approvata dalla Camera, A BREVISSIMO, definitivamente, la riforma del condominio, non sarà più consentito, in tutta Italia, il distacco dal riscaldamento centralizzato, meglio quindi già prevedere la termoregolazione e i contabilizzatori.
Saluti

Inviato da: il 27.03.10 15:29

Salve, sono proprietaria di un' appartamento a piano terra, l'appartamento è vuoto ormai da 3 anni e comunque mi arriva la quota condominiale per il riscaldamento centralizzato, ma non mi sembra giusto dover pagare un riscaldamento che nessuno usa e poi è tantissimo, cosa posso fare? aiutatemi

Inviato da: claudia il 08.04.10 13:22

Claudia, vorrei tanto poterle dire che non deve versare un solo euro, però mi dispiace comunicarle che lei deve pagare a prescindere dalle condizioni in cui tiene l'appartamento:
vuoto o abitato, questo sempre.
Forse le conviene affittarlo.
Saluti cordiali

Inviato da: CONSULENTE GEOM. TERRACCIANO il 08.04.10 14:11

buonasera,sono inquilina in un alloggio di 70mq possibile che di giorno siano in casa più di 26gr?noi non usufruiamo di tutto questo calore cosa dobbiamo fare?lavoriamo tutto il giorno non siamo accasa e pure l'amministratore va avanti senza abbassare neanche un po.oltre questo abbiamo chiesto di montare da quest'anno contatori in casa per i termosifoni che ci permetta di gestire il calore senza fare tanto spreco e la risposta e stata;la legge permette solo dal 2012 fare la richiesta.poi i millesimi li paga l'inquilino o il proprietario?grazie mille

Inviato da: neluturo21 il 19.04.10 23:38

Che ci siano 26° è sicuramente un problema di termoregolazione che non esiste, quindi bisogna che venga atttuato.
Tuttavia ciò che è il costo bisogna comunque sostenerlo.
Saluti

Inviato da: CONSULENTE GEOM. TERRACCIANO il 20.04.10 06:44

Buongiorno,
se è possibile gradirei un consiglio. Abito in un condominio e siccome ultimamente delle persone stanno traslocando usano in modo improprio l'ascensore come un vero montacarichi. vorrei mettere un cartello di richiamo ma nello stesso tempo diplomatico cosa posso scrivere?
grazie

Inviato da: Antonio il 17.05.10 15:32

Buongiorno,
se è possibile gradirei un consiglio. Abito in un condominio e siccome ultimamente delle persone stanno traslocando usano in modo improprio l'ascensore come un vero montacarichi. vorrei mettere un cartello di richiamo ma nello stesso tempo diplomatico cosa posso scrivere?
grazie

Inviato da: Antonio il 08.06.10 17:45

No, Antonio, non può impedire che l'ascensore venga utilizzato per quell'uso, deve, invece, pretendere che non venga sovraccaricato nè danneggiato.
Saluti cordiali

Inviato da: CONSULENTE GEOM. TERRACCIANO il 08.06.10 18:44

Salve io abito in una palazzina di 15 appartamenti tra cui 13 sono abitati da persone anziane che vogliono accendere i caloriferi per tutto il periodo che permette la legge 14 ore al giorno ma io e mia moglie siamo a casa solo la notte e la domenica e purtroppo la notte sono spenti. Il condominio ha una caldaia a gasolio e il sig. che abita sopra la caldaia non vuole che si cambi perchè secondo lui a gas e pericoloso per lui. cosa posso fare? le spese del gasolio sono troppe. Posso chiedere di staccarmi? la legge permette ancora di mettere una caldaia autonoma?

Inviato da: il 09.06.10 15:50

mi sono dimenticato di dire che io sono all'ultimo piano, e che l'impianto dei nostri caloriferi e a colonna cioè che i tubi arrivano dritti da sotto. Perciò io sono l'ultimo e non reco danni a nessuno staccandomi.

Inviato da: il 09.06.10 15:56

ok grazie mille

Inviato da: Antonio il 09.06.10 16:39

Il distacco è consentito, ma deve dimostrare, con una PERIZIA di un perito TERMOTECNICO, all'assemblea dei condomini, che dal suo distacco non si ha squilibrio dell'impianto e che non c'è aggravio di spese per gli altri condomini.
Tuttavia, ammesso che l'assemblea accordi il distacco, lei è tenuto a concorrere a tutte le spese di conservazione dell'impianto, tranne le spese del combustibile.
Saluti cordiali

Inviato da: CONSULENTE GEOM. TERRACCIANO il 09.06.10 19:32

Io e mio marito stiamo per acquistare un bilocale, da affittare, in un condominio di 8 appartamenti con impianto di riscaldamento centralizzato.
Dal momento che stiamo per ristrutturare l'appartamento e che già 4 condomini si sono distaccati dall'impianto centralizzato, vorremmo anche noi realizzare un impianto autonomo.
I motivi sono fondamentalmente 3:
1) le spese di manutenzione e di riscaldamento sono suddivise unicamente sui 4 condomini ancora attaccati all'impianto centralizzato (lo abbiamo verificato controllando le fotocopie dei rendiconti fornitici dall'amministratore.... chi si è staccato non paga neppure una minima percentuale di contributo fisso);
2) non esistono valvole termostatiche e la contabilizzazione avviene solo tramite contaore;
3) l'ultima bolletta del gas, arrivata all'ammnistratore dalla società erogatrice, risale ad aprile 2009..... è chiaro che se noi abbiamo intenzione di affittare l'appartamento, non possiamo chiedere i soldi del riscaldamento all'inquilino a distanza di più di un anno (nel frattempo lo stesso potrebbe avere già lasciato la casa..... e a quel punto dovremmo pagare noi).
L'amministratore del condominio, nominata solo un anno fa, mi ha riferito che dovrà prima controllare tutti i verbali redatti dal vecchio amministratore e le autorizzazioni al distacco dei condomini che mi hanno preceduta.
Tra l'altro mi ha fatto riferimento ad una legge del 2008 che impedisce il distacco dall'impianto centralizzato.
Posso sapere di che legge si tratta?
E' giusto che la metà dei condomini si sia resa autonoma ed io non possa farlo?
L'amministratore non dovrebbe fare adeguare l'impianto centralizzato per la contabilizzazione e la termoregolazione del calore per singola unita' abitativa?
E' corretto che chi si è staccato non paghi nessuna quota fissa e nemmeno la manutenzione della caldaia?
Scusi per tutte le domande ma non riesco ad avere risposta ai miei dubbi.... confido nella sua disponibilità e competenza.
La ringrazio e saluto cordialmente

Inviato da: Alessandrite il 20.06.10 11:19

DISTACCO DA IMPIANTO CENTRALIZZATO RISCALDAMENTO
Il condomino e' sempre obbligato a pagare le spese di conservazione dell'impianto di riscaldamento centrale anche quando sia stato autorizzato a rinunziare all'uso del riscaldamento centralizzato e a distaccare le diramazioni della sua unita' immobiliare dall'impianto comune, ovvero abbia offerto la prova che dal distacco non derivano ne' un aggravio di gestione o uno squilibrio termico, essendo in tal caso esonerato soltanto dall'obbligo del pagamento delle spese occorrenti per il suo uso, se il contrario non risulti dal regolamento condominiale.
Di conseguenza, e' legittima la delibera condominiale che pone a carico anche dei condomini che si siano distaccati dall'impianto di riscaldamento le spese occorrenti per la sostituzione della caldaia, posto che l'impianto centralizzato costituisce un accessorio di proprieta' comune, al quale i predetti potranno comunque riallacciare la propria unita' immobiliare.

(Sentenza Cassazione civile, sezione II, 29 marzo 2007, n. 7708)


Ho esordito con questa sentenza, ma ce ne sono altre, per significare che il distacco deve avvenire previa perizia termotecnica con la quale si accerti che dal distacco non derivi aggravio di spese per i condomini che rimangono allacciati e che l'impianto non subisca ridimensionamento di sorta.
Bene ha fatto l'amministratrice a dire che vuole vederci chiaro.
Meglio attendere gli sviluppi, perchè sono convinto che chi si è distaccato l'ha fatto abusivamente e in barba a chi rimaneva allacciato al centralizzato, per cui bisognerà recuperare tutte le quote non versate.
Saluti cordiali

Inviato da: il 20.06.10 12:01

Sono proprietario di un appartamento in condominio. Uno dei condomini ha deciso di staccarsi dall'impianto di riscaldamento facendo riferimento ad una perizia di un tecnico che dice che tale distacco non comporterebbe alcuno squilibrio termico all'impianto esistente e quindi nessun costo aggiuntivo per gli altri inquilini. Le chiedo come è possibile che il distacco del 35% dei millesimi non comporti squilibri? Inoltre, se il 50% degli inquilini decidesse di cambiare la vecchia caldaia a gasolio con una moderna a metano l'inquilino distaccato sarebbe costretto a sostenerne i costi in proporzione ai suoi millesimi?

Inviato da: Aldo il 29.07.10 16:42

DISTACCO RISCALDAMENTO
Il condomino può legittimamente rinunciare a usufruire del servizio di riscaldamento centralizzato e "staccarsi" da solo, sulla base di una propria scelta individuale, dall'impianto comune.
Ma questo è possibile soltanto se riesce a dimostrare, con una PERIZIA TECNICA, che questa sua decisione non comporta né un aggravio di spese per coloro che continuano a usufruire del riscaldamento centralizzato né un danno alla funzionalità dell'impianto o uno squilibrio termico del l'intero edificio, tali da pregiudicare la regolare erogazione del servizio.
Gli obblighi che rimangono:
Inoltre, i condomini rinunciatari non possono comunque evitare di contribuire alle spese di conservazione e di manutenzione dell'impianto.
La legge dispone infatti che nessuno, pur rinunziando al diritto sulle cose comuni, può essere esentato dal pagamento delle spese necessarie per la loro conservazione.
Anche dopo il distacco, dunque, il condomino rimane sempre comproprietario dell'impianto centrale e deve continuare a sostenere gli oneri relativi alla manutenzione e all'adeguamento del bene.
Può invece essere esonerato, in tutto o in parte, dalle spese di consumo o di esercizio riguardanti un servizio di cui non usufruisce.
Ma possono restare a suo carico, alternativamente, gli eventuali maggiori oneri che – nonostante la perizia tecnica presentata a suo tempo sostenesse il contrario – gli altri condomini si vedono nei fatti costretti a sopportare in conseguenza della sua rinunzia.
Oppure sarà tenuto a contribuire con una quota forfettaria per il calore di cui usufruisce indirettamente la sua unità immobiliare, per il solo fatto che si trova comunque collocata all'interno di un edificio riscaldato.
Il distacco dall'impianto centralizzato non è di regola subordinato a un'autorizzazione da parte dell'assemblea, chiamata semmai a valutare la sussistenza dei presupposti che possono portare ad autorizzare il distacco.

Inviato da: CONSULENTE GEOM. TERRACCIANO il 29.07.10 20:06

Buongiorno,
da meno di un mese sono andato ad abitare in un condominio composto da 16 appartamaneti più 10 box e siccome il proprietario vuole farmi fare l'amministratore di condominio volevo sapere, visto che non ho esperienza ma sono una persona molto organizzata e precisa visto che lavoro in un ufficio come ragioniere, se ce un modo per sapere quanto potrò chiedere come compenso oppure se ce una tabella per stabilirlo. grazie

Inviato da: Antonio il 03.09.10 17:49

Buongiorno Geometra
abito da tre anni in un condominio di 8 appartamenti, in cui un condomino 7 ann fa si è distaccato dall'impianto di riscaldamento, con delibera all'unanimità in assemblea.
tuttavia nella delibera, l'assemblea ometteva di definire l'eventuale onere percentuale dovuto alle perdite dell'impianto e tantomeno il condomino presentava alcuna perizia tecnica comprovante alcunchè.
è possibile secondo lei annullare la delibera, o quantomeno integrarla con l'obbligo di una quota percentuale sul consumo?
faccio presente che nel regolamento condominiale di tipo contrattuale (redatto dal costruttore) è previsto il caso in cui un condomino chiuda per inutilizzo i radiatori prevedendo una quota da pagare comunque.
è fondato temere che il condomino si avvalga del fatto che per tutti questi anni non avendo ricevuto contestazioni la cosa passi per usanza acquisita?
la ringrazio anticipatamente

Inviato da: Valerio il 22.09.10 14:51

Buongiorno Geometra avrei 2 quesiti da porre: il primo è se l'assicurazione condominiale è obbligatoria e se è dovuta agli inquilini oppure ai proprietari.
grazie

Inviato da: Antonio il 27.09.10 14:36

Egregio Consulente, geom. Oreste Terracciano.

Io sottoscritto Guido Maestroli, abito in un condominio, formato da 30 appartamenti, sito in Bovegno (BS). Nel complesso edilizio funziona ancora l’impianto di riscaldamento centralizzato a gasolio. Negli ultimi 3 anni una decina di condomini si è staccata dall’impianto centrale, rendendosi autonoma, in varie maniere [qualcuno con impianto a metano, altri con stufe, altri – appartamenti vuoti – staccandosi semplicemente].
In sede d’Assemblea condominiale, ho fatto presente che tale modo di agire non era conforme alle disposizioni di legge vigenti e alle sentenze giudiziali in materia.
Ho chiesto per me e per altri condomini, nella mia stessa situazione, ai distaccati un contributo spese per l’acquisto del gasolio, perché il costo per i condomini ancora allacciati (tra l’altro quasi tutti ultra ottantenni e ultra settantenni) è divenuto insostenibile. Chiedevo un contributo pari al 30% del costo che, in base ai millesimi di proprietà, avrebbero dovuto pagare, se ancora collegati. Ho fatto notare che prima di investire l’Assemblea di tale problema, era compito dell’Amministratore farsi consegnare dai distaccandi la dichiarazione di un tecnico specializzato nella materia, spiegante che il proprio impianto autonomo non avrebbe portato conseguenze negative all’impianto centralizzato e alle tasche dei condomini rimasti allacciati, tenendo conto anche del famoso «furto di calore», più volte sentenziato.
Purtroppo l’esito di tali richieste non è stato affrontato, ma rimandato alle “calende greche”.
Sapendomi dalla parte della ragione, e confortato da altri condomini, intendo riproporre la questione nella prossima Assemblea condominiale, con armi più convincenti in mano.
Chiedo a Lei, geom. Terracciano, di darmi e darci una risposta decisiva in proposito, da presentare in sede di consiglio e all’Assemblea.
I quesiti che propongo sono i seguenti:
1] È legittimo staccarsi dall’impianto centrale di riscaldamento, senza la prescritta documentazione?
2] È giusta la richiesta di contributo fatta agli autonomisti (che chiameremo “rimborso termico”)?
3] Il comportamento dell’Amministratore è stato consono alle responsabilità a lui demandate?
4] È stato proposto dall’Amministratore l’allacciamento dell’impianto centrale al metano. Lo sforzo
esplicativo è stato modesto e la proposta, specialmente dagli staccati, è stata subito accantonata,
in quanto non all’O. d. G. È fattibile una trasformazione del genere? Se sì, il risparmio in denaro
è concreto? Si potrà, eventualmente, avere la stessa temperatura calorica dell’impianto a gasolio?
Il costo di tale trasformazione ricade anche sui condomini staccatisi dall’impianto centrale?
La ringrazio per le risposte che vorrà fornirmi.
Colgo l’occasione per porgerLe cordiali saluti.
Con stima.
Guido Maestroli
Bovegno, 15 Ottobre 2010.


Rispondere a: scarale77@alice.it

Inviato da: GUIDO il 15.10.10 20:04

Buongiorno mi è capitato un caso di di un condominio composto da più di 40 unità abitative, servito da un generatore di calore (circa 500 kW) con bruciatore non modulante (con più di 20 anni), ove un condomino si è distaccato senza il permesso dell'assemblea. L'appartamento ha un fabbisogno stimato di circa 8 kW. Mi si chiede di dimostrare con calcoli, il fatto che il generatore non modulante non risenta del distacco di detta unità abitativa e pertanto che i consumi risultino invariati. In questa situazione vi sarà pertanto un danno per i condomini che rimarranno attaccati all'impianto centralizzato, dato che la medesima quota ripartita in x condomini verrà ripartita in x-1. Non vengono accettate le bollette pre e post distacco quale prova documentale in quanto troppo influenzate dai cambiamenti climatici. Teoricamente mi pare abbastanza ovvio che il generatore non senta un singolo distacco, il problema è trovare un modello di calcolo ivi applicabili.

Grazie
RV

Inviato da: Valda80 il 19.10.10 11:11

Buonasera ho cercato risposta nei tantissimi interventi prima del mio ma non ho trovato una risposta che colmi la mia voglia di far luce sul mio caso.

Sono titolare di una pizzeria d'asporto da 5 anni che si trova al pian terreno di un condominio con riscaldamento centralizzato... ho rilevato l'attività che esiste da piu di 12 anni; negli anni passati il vecchio gestore del mio locale aveva pattuito con i condomini di pagare metà della quota del risclamento a patto che io utilizzi solo 2 dei 4 caloriferi che ho in negozio in quanto come potrete immaginare una pizzeria non necessita di riscaldamento da caloriferi data la fonte di calore (forno)principale che fa da padrone.... quest'anno però nell'ultima assemblea i condomini hanno deciso di farmi pagare per intero la quota... io non riesco a capire se posso far fronte a questa decisione per continuare a pagare ed ad usare metà del sistema di riscaldamento... o addirittura a me converebbe eliminare del tutto l'allacciamento al riscaldamento posso farlo????
Grazie per le risposte Vitacri

Inviato da: Vitacri il 21.10.10 21:48

Oggetto distacco ( o meglio non uso dell'impianto di riscaldamento)

Gentmi sigri
I miei inquilini che abitano in un appartamneto all'ultimo piano di uan palazzina di cinque piani)per motivi di orari ( si alzano molto presto la mattina e vengono molto tardi la sera) e per scarsa efficenza dell'impianto di riscaldamento a consumo individuale, hanno deciso di non utilizzare più tale impianto e senza staccare i tubi, utilizzare in vece dei vecchi radiatori dei diffusori propri (tutto a loro spese).
Lo scrivente, che è il proprietario, ha trovato su internet il sottoindicato orientamento giurisprudenziale e per questo ho ritenuto di scrivere all'amministartor affermand che l espese forfettario a carcico dei non distaccati in applicazoione della normativa sottoindicata non erano più da calcolarsi.
Invece per l'amministratore tali spese sono di manutenzione ordinarie calcolarte al 30% dell'importo dovuto sono da corrispondere ugualmente (non faccio questione della manutenzione straordinaria).
Ma se l'amministratore ha ragione la sentenza come può fornire un orientamento dato che è normale che qualsiasi distacco crea un onere agli condomini?
Grazie
Antonio Bonifacio
abonifacio@giustizia.it
La Corte di Cassazione è giunta a ciò dopo innumerevoli peripezie al fine di dipanare le ultime velleità dei fautori dell’impianto di riscaldamento centralizzato, che volevano a tutti costi porre a carico di colui che si distaccava le spese di gestione dell’impianto non più usato; ha ritenuto opportuno di non far gravare sugli altri condomini una maggiore spesa distinguendo il concetto di conservazione da quello dell’uso (Cass. N. 1214/96). Infatti il condomino non può sottrarsi al contributo per le spese di conservazione, ma è anche vero che non sarebbe conforme al sistema imputare ai condomini le spese per l’uso delle cose, degli impianti e dei servizi, che essi non usano con l’avvenuto distacco. Per cui oggi si può finalmente affermare senza alcun dubbio, che un condomino si può distaccare dall’impianto centralizzato di riscaldamento senza specifica e preventiva autorizzazione del condominio, purché dimostri di non arrecare danno agli altri, mentre l’assemblea gli può imputare solo le spese inerenti alla conservazione dell’impianto (straordinaria

Inviato da: il 25.10.10 13:14

Salve,
nel nostro condominio di 13 unità di cui una staccata dal centralizzato, urge un lavoro di riparazione della canna fumaria (costo 3000 euro) o di sostituzione con altra di metallo (costo 15000). Io e altri condomini che in totale rappresentiamo 600 mm vorremmo passare all'autonomo dismettendo il centralizzato, ma altri vorrebbero attendere il prossimo anno quindi ristrutturando la canna fumaria. Premesso che l'unico condomino staccato paga il 37% delle spese (non so se solo sulla manutenzione o anche sul consumo) cosa possiamo fare per non sopportare questo costo e per abbattere la spesa?
Possiamo imporre la nostra volontà sugli altri condomini? Oppure se no, distaccandoci dovremmo pagare quali spese?
Grazie

Inviato da: formicica il 10.11.10 11:56

buongiorno. 5 anni fa ho acquistato un appartamento in un piccolo condominio (8 appartamenti). I precedenti proprietari avevano predisposto sull'impianto di riscaldamento di casa sia le valvole per l'impianto centralizzato che quelle per l'impianto privato.
Io ho sempre utilizzato solamente l'impianto privato perchè quello centralizzato ha orari non compatibili con i miei, pagando però regolarmente i consumi (mi era stato detto che avevo un contatore a parte, ma ora ho scoperto che non è così). Ho pensato di staccarmi dall'impianto condominiale. Avrei pensato a 2 soluzioni, ma mi servirebbero ulteriori informazioni che forse voi mi sapete dare. Devo chiedere "autorizzazione" agli altri condomini per potermi staccare dall'impianto centralizzato? solo ai proprietari o anche agli inquilini? Nel caso invece di voler installare le valvole termostatiche (tenendo chiusa quella dell'impianto centralizzato non pagherei nulla, giusto?), chi devo interpellare? solo i proprietari o gli inquilini degli appartamenti in affitto? sapete indicarmi anche un costo medio a valvola? ci sono altre spese da affrontare? ho sentito parlare di contatori di calore da mettere sulla caldaia condominiale. quanto costa? come si ripartiscono i costi? a millesimi o ad appartamento? se mi staccassi dall'impianto condominiale, dovrò comunque partecipare alle spese di manutenzione (sia ordinaria che straordinaria) della caldaia centralizzata?
Grazie.

Inviato da: marinab il 06.12.10 17:49

buongiorno.abito a reggio emilia in condominio dove la caldaia centralizzata a gas e quasi alla frutta.ma essendoci un inqiulino straniero propietario sparito nel nulla con relative rate insolute e mutuo . . l amministratore dice che non essendoci l unanimita non si puo mettere l autonomo. ma non si puo considerare come un risparmio energetico visti i termo regolatori,tubazioni nuove ecc

Inviato da: francesco il 23.01.11 19:58

Ottenuto l'assenso dell'Assemblea condominiale, per il distacco dall'impianto centralizzato per la produzione di acqua calda sanitaria e l'installazione di un boiler autonomo, quali sono le formalità da admpiere nei confronti dell'Amministratore condominiale, quali le norme vigenti e quale l'eventuale documentazione da presentare? Ringrazio sentitamente.

Inviato da: Francesco il 01.02.11 18:00

buongiorno,vorrei chiederle un informazione....io ho un bar posizionato in pratica sotto un condominio...l impianto di riscaldamento è a gasolio....nell ultima assemblea noi negozianti siamo riusciti a staccarti dal riscaldamento....la mia domanda è oltre alle spese di manutenzione e mantenimento della caldaia siamo obbligati a pagare il 30% (sempre in base ai nostri millesimi) del consumo totale del gasolio usufruito ormai da altri condomini? grazie....erika

Inviato da: erika il 16.02.11 09:04

Ho acquistato un appartamento sito all'ultimo piano. Al momento dell'acquisto presentava un impianto autonomo in quanto,il riscaldamento centralizzato non copriva l'ultimo piano,il tutto dimostrato da diverse perizie tecniche.L'amministratore,oltre alle spese di gestione, mi fa pagare per intero i consumi.E' lecito,visto che la privatizzazione del riscaldamento è stata una necessità e non una scelta?Come agire?

Inviato da: EDA il 16.02.11 09:15

attualmente il mio appartamento ha un riscaldamento a comune che pero' io tengo sempre spento.

allacciati a questo impianto siamo due appartamenti il mio e uno sopra a me che usufruisce del riscaldamento tutta la stagione invernale.

mi chiede continuamente la dispersione del calore, ma in quale percentuale dovrei pagargliela in termini di legge?

Inviato da: anonimo fiorentino il 27.06.11 21:30

Salve abbiamo il riscaldamento centralizzato e quest'anno la maggioranza ha deciso che l'accessione sarà dalle 15.00 alle 22.00 dal 15/11 al 01/03 favorendo le ore calde, vorrei sapere essendo un penultimo piano esposta a nord e disabile dove il calore è vitale , cosa posso fare, posso impugnare? posso distaccarmi? qual'e la procedura? insomma non vorrei che debba solo subire perchè di fatto sto solo subendo,

Inviato da: simonetta il 04.11.11 00:59

Buongiorno,
vivo a Bari e sono proprietario di alcuni locali commerciali alla strada con annessi depositi interrati facenti parte di un condominio riscaldato con impianto termico centralizzato con caldaia a gas metano, di potenza superiore ai 350 Kw. Ho scoperto, dopo approfondite indagini, visto che l’amministratore non ha mai dato riscontro alle mie innumerevoli lecite richieste formali di poter prendere visione delle varie certificazioni (C.P.I. ecc..),che l’amministratore, (unico responsabile dell’impianto, non è in possesso del certificato prevenzione incendi, il C.P.I. Pertanto il condominio ne è sprovvisto TOTALMENTE. La mia domanda è questa: è possibile accendere comunque il bruciatore della caldaia pur non esistendo sia il C.P.I.,il libretto di manutenzione obbligatoria periodica, la denuncia alla Provincia settore impianti termici, certificato Ispesl ecc..ecc..praticamente avendo un impianto termico centralizzato completamente non in regola e nel rispetto delle rigide normative vigenti in materia di prevenzione sugli impianti ? Gradirei una vs autorevole risposta. Grazie di cuore.

Marco


Inviato da: Marco il 20.11.11 21:28

Buongiorno,
vivo a Bari, sono proprietario di alcuni locali commerciali alla strada con annessi depositi interrati facenti parte di un condominio riscaldato da impianto termico centralizzato con caldaia a gas metano di potenza superiore ai 350 Kw. Ho scoperto che l'amministratore p. t. del condominio, dopo approfondite indagini, dato che non ha mai dato riscontro alle mie innumerevoli lecite richieste formali a lui rivolte di poter prendere visione delle varie certificazioni (C. P. I. ecc..), non è in possesso del certificato prevenzione incendi, il C .P. I.
Pertanto il Condominio ne è sprovvisto TOTALMENTE. La mia domanda è questa:in queste condizioni, è possibile accendere il bruciatore della caldaia pur non esistendo sia il C. P. I., il libretto di manutenzione obbligatoria periodica, la denuncia alla Provincia settore impianti termici, e le altre certificazioni varie che la rigida normativa vigente in materia di impianti termici impone ? Praticamente con un impianto termico centralizzato completamente non in regola ?
Gradirei cortesemente quanto prima, una vs autorevole risposta. Grazie di cuore.
Marco Triggiani

marco-triggiani@hotmail.it

Inviato da: Marco di Bari il 22.11.11 08:27

Vorrei un parere per una situazione un po' particolare: abito in un condominio composto da 10 apartamenti, al piano terra c'è un ristorante che si è completamente staccato dall'impianto centralizzato, dopo varie richieste dei condomini, allacciandosi ad una caldaia di proprietà del ristorante. Ovviamente nessuno dei condomini ha partecipato alle spese per la nuova caldaia nè partecipa al consumo di gasolio utilizzato dal ristorante. Ora il condominio ha sostituito la propria caldaia costringendo il ristorante a partecipare a tutte le spese in base ai millesimi. Non mi sembra una cosa giusta visto che loro non traggono nessun beneficio da questo, anzi hanno avuto diversi disagi durante i lavori tanto che hanno dovuto chiudere il ristorante per qualche giorno. Lei cosa ne pensa? Potrebbero partecipare solo alle spese per la ripavimentazione dell'ingresso (che abbiamo in comune) e non partecipare alle spese per la sostituzione della caldaia?

Inviato da: Licia il 26.01.12 19:35

non riesco a capire un cosa. come si puo con perizia dimostrare che il distacco non crea un danno ,o meglio un aggravio economico ai condomini rimasti allacciati all'impianto perche secondo me questo non potra mai avvenire senza che il condomino si accolli le spese correnti o una parte di essa

Inviato da: il 26.03.12 21:39

Buongiorno, il mio quesito è questo : abitiamo in un "condominio" di 3 appartamenti e uno di questi si è già staccato anni e anni fa e quindi siamo rimasti in 2 appartamenti con un'unica caldaia.. solo che per problemi con la signora che abita al primo piano stiamo decidendo se staccarci pure noi e qui sorgono le domande: possiamo staccarci dal riscaldamento centralizzato di 3 appartamenti di cui 1 si è già staccato? se c staccassimo dovremmo ugualmente contribuire alle spese condominiali sia nel caso in cui la signora da basso scegliesse di tenersi l'attuale caldaia, sia se decidesse di metterne una meno potente? Non abbiamo l'amministratore quindi chiedo a Lei, grazie

Inviato da: Stefania il 06.06.12 11:52

altra domanda, come si fa a stabilire quanto dobbiamo pagare di spese? dobbiamo per forza pagarle dato che il condomino che si è staccato anni fa non ha MAI contribuito ad un solo centesimo? Grazie

Inviato da: Stefania il 06.06.12 12:04

ho un appartamento con riscaldamento centralizzato e affittato.L' inquilino non paga nulla e c'è in atto uno sfratto per morosità, posso chiudere e pimbare i termosifoni per questi mesi anche se l'appartamento è abitato dall'inquilino? La ringrazio anticipatamente.

Inviato da: maurella il 24.10.12 15:39

Gentile Geometra,
vivo in un condominio con riscaldamento centralizzato. Alla riunione di condominio appena tenutasi abbiamo appreso (anche a causa di un incremento notevole delle spese di gas) che l'amministratore, lo scorso anno, senza alcun parere o delibera preventiva dell'assemblea, aveva deciso di avvalersi di altro ente erogatore del gas ed aveva provveduto alla sottoscrizione del nuovo contratto. A fronte poi, della fatturazione pervenuta (di molto superiore alle previsioni di spesa, e a parità di consumi col precedente gestore)ha nuovamente deciso (sempre in totale autonomia) di tornare al vecchio gestore. Anche di questo ci ha informato, a cose fatte nel corso della assemblea appena tenutasi.
Ora, Le domando: è possibile per i singoli condomini rifiutarsi di pagare la somma richiesta nella rata in scadenza -ed afferente solo a questa spesa- e ordinare all'amministratore di risponderne mediante l'attivazione della propria polizza assicurativa?
La ringrazio per quanto potrà suggerirmi.

Inviato da: Mai il 03.07.13 12:49

Buonasera,

ho acquistato ad Aprile 2013 un appartamento. Sono stato avvisato dai condomini che a Febbraio dello stesso anno era stato deliberato, con voto unanime di oltre 900 millesimi) il distacco dall'impianto centralizzato. Preciso che l'impianto termico condominiale serve due civici (il mio composto da 7 appartamenti ed un altro di 23 appartamenti) ben distinti e divisi da una strada e che la caldaia è in un locale di pertinenza dell'altro condominio. Preso atto della delibera ed informato dall'amministratore dell'avvenuto distacco e svuotamento dell'impianto, in fase di ristrutturazione dell'appartamento, ho predisposto il mio impianto autonomo ed ho comunicato il tutto all'amministratore con lettera raccomandata. Ora per motivi inspiegabili, l'assemblea condominiale ha annullato la precedente delibera.
Domanda: le spese che dovrò sopportare per il riallaccio all'impianto centralizzato posso addebitarle al condominio?

Inviato da: MACUS59 il 24.07.13 22:18


Inviato da: il 16.09.13 21:40

ho

Inviato da: kthetr45 il 09.08.14 10:45
Scrivi un tuo commento












Privacy: premendo il tasto "Invia" dichiari di aver letto l'informativa sulla privacy e confermi il tuo consenso alla pubblicazione e memorizzazione dei tuoi dati sul sito e ti assumi la totale responsabilità civile e penale di quanto pubblicato nel tuo messaggio o commento. Acconsento:







Fuoco e legna banner