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Antitrust e compenso dell'amministratore





10.10.07

L'A.L.A.C. chiede parere all'Antitrust sui compensi dell'amministratore

L'A.L.A.C. (Associazione Liberi Amministratori Condominiali) sulla spinta delle reiterate lamentele dei propri iscritti sull'eccessivo livellamento verso il basso dei compensi degli amministratori di condominio ha deciso di richiedere parere all'Antitrust circa la legittimità della condotta di consigliare ai propri associati ed agli utenti tabelle contenenti un prezziario; in passato ogni tentativo, da parte di altre associazioni, di predisporre delle tabelle contenenti i prezzi delle prestazioni, era stato censurato dall'Antitrust, atteso che queste potessero costituire un cartello contrario alla libera concorrenza; quello che l'A.L.A.C. intende predisporre, non costituisce un'imposizione, quanto un consiglio ai propri iscritti ed agli utenti di utilizzare una forbice, fatta salva la piena libertà delle parti di contrattare disattendendo quanto suggerito.

Quella dell'amministratore di condominio è una professione non regolamentata. E' una professione relativamente giovane, che emerge nel dopoguerra a seguito dell'urbanesimo e della frammentazione della proprietà immobiliare nella piccola proprietà.

Gli amministratori dei padroni di patrimoni immobiliari spariscono e sono sostituiti dalla figura dell'amministratore di condominio di cui all'art. 1129 c.c..
Le conseguenze della recente nascita della professione sono, sostanzialmente, due:

  • a prima è che la professione non ha attraversato il filtro corporativo, per cui difetta di vere e proprie regole e consuetudini deontologiche o procedurali (leggasi di qualità), che non siano superficialmente mutuate dalle professioni protette;
  • la seconda è che, nel primo dopoguerra, hanno avuto accesso alla professione coloro che non possedevano la scolarità o la probità per accedere alle professioni protette, ovvero coloro che non si adeguavano, pur in mancanza di scolarità, ad eseguire onestamente i lavori di manovalanza che erano prerogativa della maggior parte della popolazione della nazione.

Questi primi studi professionali sono cresciuti e si sono, purtroppo, evoluti economicamente non tanto in ragione dei compensi professionali, come avveniva per le altre professioni, bensì in ragione di "gabelle" imposte ad imprese edili, artigiane, assicuratrici e altri professionisti che, pur di lavorare, accettavano la regola (che alcuni ritengono, persino essere rappresentata da una legge), del "dieci per cento", naturalmente esentasse.

Ancora oggi, peraltro, vige questa regola, regola che avvantaggia esclusivamente coloro che, potendo vantare un numero considerevole di stabili da amministrare, si trovano nella possibilità di imporre decime in cambio di lavoro; al contrario, il giovane che si affaccia alla professione, si trova a concorrere con grossi studi, in regime di quasi monopolio, ovvero con persone poco trasparenti, che, volutamente, sottodimensionano il prezzo con la riserva mentale "di rifarsi altrove"; il grosso ufficio, pertanto, possiede un plusvalore patrimoniale, di natura intellettuale, idoneo ad alterare, in termini significativi, la libera concorrenza.

Se da un lato, infatti, sono molteplici i casi di amministratori disonesti che hanno indotto gravi danni economici agli amministrati, con appropriazioni indebite ed altro, è altrettanto vero che vi è una larga rappresentanza di soggetti che si arricchisce attraverso canali indotti.

Quanto sopra per asserire che il compenso dell'amministratore costituisce, per lo più, solo una parte, peraltro irrisoria, dei ricavi dell'amministratore.

In ragione di quanto sopra si può, purtroppo, affermare che il mercato degli amministratori condominiali, quasi del tutto sottratto ai giovani, si avvia ad essere composto, quasi esclusivamente, da grossi uffici e da pensionati o doppiolavoristi; il grosso ufficio, infatti, può vantare enormi entrate esentasse, mentre il pensionato o il doppiolavorista esercita l'attività in maniera marginale, senza costi di gestione e senza necessità aziendali di ricavi.

L'A.L.A.C. nasce a Genova nel 1987 ed è, oggi, una delle maggiori associazioni a livello nazionale; la stessa è sorta sulla spinta dei soci dell'A.P.P.C. (Associazione Piccoli Proprietari Case) che lamentavano il carattere eccessivamente spregiudicato di alcuni amministratori tanto che, per statuto, la metà del direttivo dell'A.L.AC. deve essere composto da soci appartenenti al direttivo dell'A.P.P.C.; oggi l'A.L.A.C. annovera, tra i propri associati, soprattutto piccoli e medi professionisti, in particolare giovani.

L'A.L.A.C. si è sempre battuta, con successo, affinché fossero fermati i tentativi, a livello nazionale e regionale, di costituire albi o registri che avrebbero avvantaggiato solo i grossi studi, ponendo uno sbarramento alle nuove leve.

Di recente, peraltro, ci si è resi conto che il libero mercato assiste ad un livellamento dei prezzi eccessivamente orientato verso il basso, tanto da non consentire una concorrenza sana, ma privilegiando le grosse entità o i soggetti marginali non professionali.

L'intenzione dell'A.L.A.C., ben lungi dal voler imporre dei cartelli, è quella, previo un attento studio dei costi, di consigliare ai propri iscritti ed ai proprietari, prezzi al di sopra dei quali la prestazione possa ritenersi eccessivamente retribuita (in mancanza di particolari qualità documentate) e prezzi minimi, al di sotto dei quali, possa sussistere il fondato sospetto di una prestazione inadeguata o, peggio, disonesta.

Se è vero, infatti, che un prezzo minimo non garantisce la qualità della prestazione, è altrettanto vero che un prezzo eccessivamente sottodimensionato è sempre causa di una prestazione inadeguata; è da rilevare che, in molti casi e per determinate zone, il compenso medio di mercato è inferiore a quanto accertato dagli studi di settori nello specifico campo degli amministratori di condominio.

Detta situazione, pertanto, diviene insostenibile per i giovani e per i piccoli studi, i quali non possono monetizzare situazioni di privilegio che sono prerogativa delle maggiori realtà professionali.

Nell'ipotesi in cui l'Antitrust riconoscesse la legittimità della richiesta dell'A.L.A.C., si inizierà uno studio sulla valutazione economica dei costi e dell'attività, in modo tale da elaborare tabelle con dei minimi, al di sotto dei quali sussista il fondato sospetto di prestazione inadeguata e/o non onesta.

Questo, comunque, rappresenterebbe solo un minimo passo per la promozione di una professione che è una delle più difficili e meno remunerate; la direzione dell'A.L.A.C. va nel senso di una maggiore qualità dei propri amministratori e per la divulgazione della cultura del condominio.

Paolo Gatto
Presidente Nazionale A.L.A.C.

Di Staff del 10.10.07 12:00



Commenti

Egr. Avvocato, l'amministratore condominiale è una figura che nel corso del tempo è cresciuta di importanza, assumendo compiti di sempre maggiore responsabilità. La causa di tutto questo la possiamo individuare nella classe politica che per venire incontro alle esigenze di cassa dello Stato, di tutela del lavoro, di sicurezza, ambiente, risparmio energetico, ecc., sollecitate da più parti e da più sindacati, ha sfornato in pochi anni tutta una serie di leggi e normative prima inesistenti che hanno investito la figura dell'amministratore condominiale e del proprietario.

Leggi e normative il più delle volte complicate, di non facile interpretazione, infarcite di adempimenti burocratici spesso macchinosi e inutili.

Tutto questo comporta per l'amministratore di condominio una mole di lavoro non indifferente ed una aumento delle responsabilità a suo carico che inevitabilmente va riconosciuta e remunerata adeguatamente.

Chi paga l'amministratore è il proprietario che quindi si ritrova inevitabilmente a dover sopportare il maggiore carico economico derivante dai maggiori impegni che l'amministratore deve affrontare per adempiere alle sempre nuove normative di legge.

Non penso sia facile per un giovane amministratore fare fronte alla mole di lavoro e di tempo necessario che comporta la gestione di un condominio al giorno d'oggi, ad un prezzo "modico" e sostenibile per i proprietari, specialmente se si deve mantenere una segretaria.

La soluzione, secondo me, è quella di associarsi in grossi studi organizzati in modo aziendale e informatizzati così da automatizzare tante pratiche burocratiche, con un parco condominii amministrati elevato in modo da distribuire i costi di gestione su un maggior numero possibile di stabili e tenere il costo di gestione per condominio "basso", come fanno le società di Hosting che su un server ci infilano tanti siti web ad un prezzo sostenibile.

Al proprietario non resta altro da fare che aprire il portafoglio o sbarazzarsi dell'immobile se non ce la fa a mantenere l'immobile.

Istituire un preziario di riferimento per quanto riguarda i costi e la remunerazione degli amministratori può servire come termine di paragone per evitare eccessive speculazioni sia al ribasso che al rialzo da parte degli amministratori, ma non credo possa servire al proprietario per capire l'effettiva preparazione dell'amministratore e la qualità del servizio.

Inoltre i proprietari di casa sono una categoria di persone disomogenea con interessi spesso contrastanti non facili da mettere d'accordo nelle assemblee condominiali dove si trova sempre chi vuole spendere di più, per un servizio migliore e chi vuole spendere di meno per un senso del risparmio.

Alla fine, come in politica e in democrazia, vince la maggioranza e chi ha maggiore dialettica, dove la figura di un proprietario con maggiore carisma riesce a convincere gli altri proprietari in una direzione piuttosto che in un'altra, sulla base di logiche spesso incomprensibili e dettate dall'ignoranza in materia.

Inviato da: Staff il 11.10.07 16:48

Quello del prezziario è solo uno dei tanti progetti che l'A.L.A.C. sta predisponendo al fine di migliorare la professione.
La strategia dell'associazione va in due direzioni:
1) Promuovere la cultura del condominio, attraverso, soprattutto, i suoi corsi, che sono frequentati anche da proprietari che intendono poter tutelare meglio i propri beni;
2) Promuovere l'attività dell'amministratore, attraverso progetti, quali il prezziario, che possano fornire maggiori garanzie.
Ad esempio, è in cantiere il P.G.U. (protocollo di gestione uniforme) un progetto che intende uniformare l'attività degli amministratori in modo da renderla più trasparente e adeguata a criteri di buon andamento.
In prospettiva, saranno attivati corsi e tavoli di lavoro sulla strategia, che potranno approdare all'accorpamento degli studi fino ad arrivare ad un management dell'attività di amministratore.
Per ora, peraltro, fare discorsi di grosse società è ancora prematuro, vista la varietà del mercato e la diffidenza dei singoli studi a mettere nelle mani di altri i propri affari.
Paolo Gatto
Presidente Nazionale A.L.A.C.

Inviato da: paolo gatto il 17.10.07 17:50

salve, mi chiamo Lucia Luongo Barbiero da diversi anni svolto l'attività a tempo pieno di amministratore di stabili, sono d'accordo su diversi punti del Vs. commento, soprattutto dove evidenziate la difficoltà per i giovani ad inserirsi in un tessuto consolidato di vecchi amministratori o di quelli che per lascito del padre, amministrano tanti condomini, penso che amministrarne tanti sia economicamente producente ma che a lungo andare faccia perdere quella sobrietà, onestà e umanità che un amministratore deve dimostrare. Amministro in cintura e Vi assicuro che tutte le volte che riesco a portar via un immobile ad uno STUDIO importante in paese, ne gioisco anche se mi scontro con piccoli dispettucci infantili come quello di farmi penare per avere tutta la documentazione necessaria per l'inizio del mio mandato, tante volte mi sono arrabbiata con alcuni condomini che recandosi da me per un preventivo mi dicono che non tutti vogliono cambiare l'amministratore perchè tanto sono tutti uguali tutti ladri, sarebbe ora che ci fossero molti più controlli fiscali chissa che non si riesca a far piazza pulita dei marpioni e quelli come me che fanno fatica non ottengano un po' piu' riconoscimenti. Mi scuso e mi piacerebbe collaborare come consulente amministrativo perchè in 4 anni mi sono resa conto che tanti non sono in grado di leggere un rendiconto condominiale e soprattutto noto che molti amministratori non allegano la situazione patrimoniale così i condomini non capiscono mai se esiste un fondo cassa. Cordiali saluti.

Inviato da: lucia il 25.10.07 23:28

buongiorno a tutti,
sono consapevole del fatto che oramai l'euro ha fatto saltare i neuroni a tutti, ma secondo voi è logico pagare 2400 euro per gestire 6 appartamenti 2 dei quali sono ancora invenduti e quindi a carico del venditore???
grazie e a presto

Inviato da: max il 19.11.07 09:22
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